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Discussione: Mario Schifano

  1. #1
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    Exclamation Mario Schifano

    Di questo artista, che appartiene in maniera evidente a quel fronte dell'arte di avanguardia che ha radicalmente cambiato la concezione dell'arte nel novecento, apprezzo la "visibilità" dei suoi quadri e la capacità di farsi testimone di un'epoca in evoluzione, senza però trascurarne nella costruzione del gesto artistico, la volontà di costruire panorami con professionalità e ricerca di valori cromatici di indubbia gradevolezza.

    Nella ricerca di una biografia che desse un'immagine immediata della figura dell'artista, ho deciso di sceglierne una di un paio d'anni anteriore alla sua morte, avvenuta nel 1998, che sintetizza in breve i tratti essenziali della sua mentalità d'artista.







    Nato ad Homs, in Libia, nel 1934 da un "onesto impiegato al ministero della pubblica istruzione", Schifano, tornato a Roma con la famiglia, aveva abbandonato la scuola fin da piccolo. "Ho fatto solo la terza elementare", ha sempre dichiarato, con un misto di orgoglio e di malinconia ("Era una forma di masochismo volontario", ha spiegato una volta. "Ma era una necessità: dovevo strappare il cordone ombelicale con la famiglia"). Poi, verso i vent'anni, dopo il servizio militare, cominciò a lavorare con il padre, nel museo etrusco di Valle Giulia. Fu lì che ebbe "la prima sollecitudine verso le cose esterne che mi piacevano: i paletti. Quelli bianchi e neri che i geometri mettono per terra per poi fare i rilevamenti topografici. Verniciavano i paletti, bianco e nero, bianco e nero. Questo mi aveva stimolato... Come all'esterno: semafori, cartelloni che vedevo quando con Tano Festa camminavamo parlando, nel paesaggio urbano".

    I primi quadri di Schifano furono i celebri monocromi gialli (che molti critici interpretarono come esempi di neodadaismo sull'onda del new dada americano). Ma presto i quadri si cominciarono a riempire di segni tratti dal paesaggio urbano: cartelloni, scritte pubblicitarie, immagini-simbolo, come quella della Coca.Cola , che si allacciavano alla cultura pop. Il pittore, però, ha sempre rifiutato qualsiasi apparentamento troppo stretto con la pop art: "Ho fatto i miei lavori contemporaneamente, e non successivamente, alla pop art. La pop art la facevano loro e la imponevano, quasi come un fatto politico". Il successo arrivò presto e con il successo anche il denaro. "Nel '62", raccontò, "andai a New York inviato ad una mostra organizzata da Sidney Janes. La mostra si chiamava The new realist show. C'erano tutti: Rauschenberg, Oldenburg, Jasper Johns. Entrai così in un circolo che era anche un circolo d'affari. La società mi rincorreva, e la trappola fu il denaro".






    Schifano in compagnia di Andy Warhol










    Schifano ha sempre avuto un rapporto ambivalente con il denaro: da una parte l'ha cercato, l'ha usato e ne ha goduto all'eccesso. Dall'altra ha sempre rifuggito il rapporto di sudditanza che il denaro può creare all'artista, sperperandolo a valanghe; e anche finanziando, nei primi anni Settanta, gruppi della sinistra extraparlamentare ("Do denaro a questi ragazzi", diceva. "D'altra parte perché no? Lo guadagno con brutale facilità"). E' questo il doppio volto di Schifano, quello che ne fa in tutto e per tutto un artista maledetto, difficile, controverso, amato e conosciuto da tutti, e nello stesso tempo spesso malvisto e denigrato. Di questo doppio volto fanno parte i numerosi arresti per droga ("Ormai era diventato un gioco", racconta: "Ogni volta che qualche ufficiale della Finanza o della polizia voleva fare carriera, veniva da me e mi arrestava"), ma anche le polemiche fatte in passato sui suoi quadri "dati via per niente" (mentre lui si schermiva: "Non posso darli al prezzo a cui li vendono i mercanti, non me la sento"). Sono le contraddizioni, gli sbalzi caratteriali e le mille facce dell'artista che Goffredo Parise, nel '65, definì "Un piccolo puma di cui non si sospetta la muscolatura e lo scatto".






    Oggi, che ha 62 anni e un figlio di 11, il puma ha perso forse qualche pelo, ma non l'irruenza, lo scatto, l'imprevedibilità. Ancora adesso, come un tempo, il suo studio è invaso dai televisori perennemente accesi, dagli impianti Hi-Fi, dalle macchine fotografiche sempre pronte a fissare un'immagine, a trasformarla, a riprenderla in mille angolature diverse per farne un quadro. I colori sono stesi, come un tempo, con velocità, senza riflessioni o ripensamenti. Ma i procedimenti diventano, se possibile, ancora più complessi: le immagini non vengono più passate direttamente sulla tela. Prima vengono manipolate al computer. E il computer serve anche per un'altra operazione: collegare lo studio dell'artista con tutto il mondo attraverso internet, la rete delle reti. Chi vuole, già adesso può visitare un'antologia virtuale delle opere dell'artista sul proprio computer di casa ( il sito ufficiale è http://www.kjws.com/schifano). Ma fra qualche settimana sarà possibile collegarsi in diretta proprio con Schifano, grazie ad una telecamera puntata, giorno e notte, al centro del suo studio. L'utopia che l'artista insegue da sempre, di un luogo senza frontiere, aperto a tutte le immagini del mondo, sulle quali ognuno può intervenire liberamente per poi ributtarle, libere, di nuovo nel mondo, si sta forse per avverare.
    (Tratto da ARTE - Mensile di arte, cultura e informazione - Novembre 1996)

    da: http://www.schifano.org/author-it.html

    Ricordiamolo che l'artista è morto il 26/01/1998

    Per una biografia più completa in merito alla carriera professionale dell'artista si rimanda al sito:

    http://www.arte2000.net/ARTISTI/Schifano/bio.htm


    Posterò ora alcune delle opere del periodo finale della vita dell'artista, legate al mondo tecnologico e dei mass-media, in particolare a quello legato allo schermo televisivo, in quanto le stesse risultano essere l'epilogo della sua ricerca artistica e di più facile reperibilità nel web.





  2. #2
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    Mi rincresce che la foto con Wharol non sia trasferibile; comunque
    la stessa è visionabile su:

    http://www.geocities.com/gossipbusters/schifano.htm












  3. #3
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  4. #4
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    L'Indice
    di Mario Schifano (1990)
    Acrilico su pvc preparato al computer, cm. 152x182



  5. #5
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    Sì, Schifano mi piace ed apprezzo la sua opera perchè ha saputo riunire nell'opera d'arte, l'immagine tecnologica frutto della nostra epoca, al gesto artistico spontaneo e "critico" dell'artista, riunendo il tutto in un armonico insieme cromatico di cui l'artista è comunque protagonista e degno quindi di apporre la sua firma.
    Pertanto onore ad un "grande" che ha saputo interpretare artisticamente la nostra epoca, senza cadere necessariamente nella tentazione della trasgressione becera e fine a sè stessa.
    Un saluto.

    MARIO SCHIFANO: ALTRE OPERE

  6. #6
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    Polaroid di Mario Schifano a Isabella, 1989



    Mario Schifano
    Arte Istantanea
    Antonio Colombo
    Arte Contemporanea, Milan


    Pittori contemporanei in rete: Mario Schifano

  7. #7
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    Ma Schifano è stata un'altra montatura dei poteri forti.
    Uno che non aveva inventato niente, ma scopiazzato la pop art di Warhol e il dadaismo di Duchamps. Un altro "genio" dell'arte che si è corroso dalla droga e che a causa di essa è morto prima del tempo. A complicare le cose si sono messi pure le centinaia di falsi che da qualche anno hanno inflazionato e arrischiato il mercato in maniera notevole. Personalmente trovo disgustose le sue palmette, i suoi areoplani e i cartelli della ESSO che tanto si è adoperato a dipingere.

    "Non abbia paura chi è senza peccato, non sarò io a scagliare la prima pietra"

  8. #8
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    Originally posted by Mangiapeccati
    Ma Schifano è stata un'altra montatura dei poteri forti.
    Uno che non aveva inventato niente, ma scopiazzato la pop art di Warhol e il dadaismo di Duchamps. Un altro "genio" dell'arte che si è corroso dalla droga e che a causa di essa è morto prima del tempo. A complicare le cose si sono messi pure le centinaia di falsi che da qualche anno hanno inflazionato e arrischiato il mercato in maniera notevole. Personalmente trovo disgustose le sue palmette, i suoi areoplani e i cartelli della ESSO che tanto si è adoperato a dipingere.

    "Non abbia paura chi è senza peccato, non sarò io a scagliare la prima pietra"

    Devo dire che al di là della discutibilità della condotta esistenziale di Schifano, argomento sul quale condivido a pieno il tuo giudizio, nell'analisi oggettiva della sua opera complessiva, io personalmente trovo "godibili" nell'aspetto cromatico, in particolare queste sue ultime opere che hanno a che vedere con gli schermi TV.
    Esprimono veramente qualcosa di personale e trovo che offrono a pieno, testimonianza dei tempi in chiave artistica.
    Che la sua fonte di ispirazione sia stata la pop art, questo è indiscutibile e che abbia ceduto, lui uomo di sinistra, alle tentazioni del mercato in chiave smaccatamente liberista di matrice d'oltreoceano, lo stà a dimostrare proprio l'eccessiva distribuzione delle sue innumerevoli opere. Il fenomeno evidenzia una scelta di fondo, che mal si coniuga con il pensiero di chi avrebbe forse dovuto per coerenza, avere un approccio diverso nei confronti del mercato.
    Un saluto.

 

 

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