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  1. #1
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Libri / «Uccidi gli Italiani: Gela 1943, la battaglia dimenticata»

    Ieri al TG5 della notte c'era un sopravvissuto che parlava di questo avvenimento storico tenuto nascosto sin dalla fine della II Guerra Mondiale. Ora ne parla il libro "Uccidi gli italiani"del Sen.Augello (PDL).
    -------


    Esemplare saggio di microstoria, il libro di Andrea Augello si pone un obiettivo lodevole: dimostrare che la Sicilia '43 non fu l'isola della fuga e del disonore, della rotta dell'esercito italiano e della marcia trionfale di Montgomery e Patton

    Renato Rascel canta: «È arrivata la bufera, è arrivato il temporale...». La bufera arriva. Si chiama operazione «Husky», l'invasione della Sicilia, l'attacco alla Fortezza Europa. «Husky» significa vigoroso. E non a caso. Gli anglo-americani mettono in campo più di 180mila uomini, 1.800 mezzi da sbarco, 600 carri armati, 1.000 cannoni e con 4mila aerei si assicurano il dominio del cielo. Il nostro dispositivo militare è precario: 180mila uomini, armi vecchie e insufficienti, molta truppa locale male addestrata, due cannoni ogni chilometro e un comandante, il generale Alfredo Guzzoni, "piccolo e rotondetto", ripescato a 66 anni e scaraventato nel settore più esposto del sistema difensivo. Nella notte fra il 9 e il 10 luglio 1943 l'armata anglo-americana si presenta davanti alle coste siciliane.

    Le sagome nere delle navi sono più numerose delle barche intorno alla tonnara. Le navi sbarcano cannoni, carri armati, autoblinde, soldati come dal cappello di un prestigiatore. Le batterie costiere sono sommerse dai tiri dei grossi calibri. Sembra un film: il mare che brilla sotto la luna, le rapide vampate dei cannoni che lo illuminano come sotto una scarica di flash, le scie rossicce dei proiettili traccianti, i mezzi da sbarco che vomitano uomini e materiali, i soldati che saltano in acqua, le bombe che rivoltano il litorale, sradicano i vigneti, squarciano le case, sgretolano i bunker, riempiono le trincee di terriccio, sassi, fichi d'india, pezzi d'agavi e cadaveri. Con la luce cadono gli ultimi dubbi: lo sbarco è riuscito. Il bagnasciuga di Mussolini, che doveva essere la tomba degli invasori, sarà la cartina di tornasole della sconfitta.

    La difesa italiana è discontinua: vile in alcuni comandi, generosa, in parte, a livello di truppa, povera di mezzi e mobilità. I ragazzi della divisione «Livorno» si battono bene e si caricano sulle spalle, insieme alla "Goering", il peso della resistenza. La lotta si svolge nello stridente concerto delle cicale, a 40 gradi all'ombra, con la tortura della sete. La sproporzione delle forze in campo è evidente: gli Alleati hanno la tecnologia, i tedeschi i Panzer, gli italiani le braccia. La raccogliticcia divisione "Assietta" si sfalda ma sulle spiagge e nella piana di Gela la "Livorno" fa miracoli contro la devastante potenza di fuoco nemica. I parà inglesi sono determinati ("Uccidi gli italiani", è la loro parola d'ordine) e gli americani si ispirano al generale Patton, celebre per il suo "si fottano, nessun prigioniero". Ma i fanti della "Livorno" resistono fino all'ultimo, perdendo 2.200 uomini nell'inferno di Gela e scrivendo una pagina coraggiosa e sfortunata.

    La popolazione, invece, non tiene. Quando la prima colonna corazzata americana, il 22 luglio, entra a Palermo tra due file di stracci bianchi, la folla grida: "Abbasso Mussolini". A Catania la popolazione, con vescovo e podestà in testa, va incontro festosamente agli invasori. La gente siciliana offre fiori, frutta e sorrisi agli uomini di Patton che rispondono lanciando sigarette alle ragazze che fanno ala al passaggio. Gli Alleati sono stupiti: non riescono a trovare una sola persona che ammetta di essere stata fascista. Tutti antifascisti. Il 16 agosto i carri Sherman entrano a Messina. Il 18 la campagna è conclusa, l'ostrica siciliana è stata aperta. Nonostante le diserzioni (il 14% per gli italiani) e le bandiere bianche, è stata sanguinosa. Ne fanno fede le tombe: 4.278 per gli italiani, 4.325 per i tedeschi, 5.187 per gli anglo-americani. Ora comincia l'attacco al Continente.

    Andrea Augello ha scritto un libro appassionato: «Uccidi gli italiani, Gela 1943, la battaglia dimenticata». La sua ricostruzione è accurata e, come scrive Anna Finocchiaro nella postfazione, «dà identità, attraverso numerose testimonianze, a molti ignoti siciliani che parteciparono agli eventi». Esemplare saggio di microstoria, «Uccidi gli italiani» persegue un obiettivo lodevole e lo fa in modo convincente: dimostrare che la Sicilia '43 non fu l'isola della fuga e del disonore. L'immagine accreditata e l'opinione comune consolidatasi nella memoria sono quelle di una rotta dell'esercito italiano e di una marcia trionfale di Montgomery e Patton. Gela, battaglia politicamente scorretta, è stata da molti dimenticata o misconosciuta. Augello, senza inutili concessioni alla nostalgia e senza costruire un'ara in favore dei difensori, tira un calcio negli stinchi alla retorica del «soldato italiano cialtrone» e lo fa con il contributo dei testimoni di allora: i pochi rimasti, pochi ma tutti consapevoli di avere fatto il loro dovere.

    Andrea Augello, «Uccidi gli italiani: Gela 1943, la battaglia dimenticata», Mursia, Milano 2009, pagg. 188, euro 15,00
    Ultima modifica di Strapaesano; 27-09-09 alle 12:53
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  2. #2
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    Predefinito Rif: Libri / «Uccidi gli Italiani: Gela 1943, la battaglia dimenticata»

    onore a chi ha combattuto contro gli schifosi allogeni infetti venuti dal mare e onore a chi scrive e ricorda

    O/

  3. #3
    Hic Sunt Leones
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    Predefinito Rif: Libri / «Uccidi gli Italiani: Gela 1943, la battaglia dimenticata»

    Era necessario stabilizzare il Mediterraneo come fortezza a difesa dell'Italia.

    Si doveva invadere Malta e instaurarvi un'occupazione brutale per dare il giusto messaggio a Churchill e alla sua fottuta isoletta.
    Passata la buriana facciamo i conti

  4. #4
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    Predefinito Rif: Libri / «Uccidi gli Italiani: Gela 1943, la battaglia dimenticata»

    Citazione Originariamente Scritto da Canaglia Visualizza Messaggio
    Era necessario stabilizzare il Mediterraneo come fortezza a difesa dell'Italia.

    Si doveva invadere Malta e instaurarvi un'occupazione brutale per dare il giusto messaggio a Churchill e alla sua fottuta isoletta.
    hitler non voleva la guerra con gli inglesi: pensava che non fossero così idioti da auto-distruggere il loro impero x la poloniadimerda.
    Ha sempre perseguito la pace, evitato ogni possbile frizione, e sempre ostacolato mussolini che giustamente capiva il pericolo.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Libri / «Uccidi gli Italiani: Gela 1943, la battaglia dimenticata»

    Citazione Originariamente Scritto da costantino Visualizza Messaggio
    onore a chi ha combattuto contro gli schifosi allogeni infetti venuti dal mare e onore a chi scrive e ricorda

    O/
    onore al soldato italiano che difende la Patria dall'invasore anglo-americano !
    grazie per questo 3D !
    o/

  6. #6
    Hic Sunt Leones
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    Predefinito Rif: Libri / «Uccidi gli Italiani: Gela 1943, la battaglia dimenticata»

    Il massacro di Biscari è un episodio accaduto durante la seconda guerra mondiale, configurabile come crimine di guerra, nel quale truppe dell'esercito degli Stati Uniti uccisero senza giustificazione giuridica 76 prigionieri di guerra tedeschi ed italiani.
    L'episodio avvenne il 14 luglio 1943 nelle campagne di Piano Stella, vicino a Biscari, oggi Acate, località siciliana a sud di Caltagirone ed in provincia di Ragusa.

    Il 27 giugno 1943, durante la preparazione delle truppe statunitensi in vista dell'Operazione Husky, lo Sbarco in Sicilia, il comandante della 7ª Armata USA, generale G.S.Patton tenne un rapporto agli ufficiali della 45ª Divisione di fanteria nel corso del quale diede disposizione di uccidere - senza accettare le loro eventuali offerte di resa - i militari nemici che resistessero ancora quando le fanterie statunitensi fossero giunte a 200 iarde, circa 180 metri, di distanza da essi.
    Subito dopo lo sbarco le unità statunitensi si diressero verso gli aeroporti siti nella parte meridionale dell'isola. In particolare il 180° Reggimento della 45ª Divisione di fanteria si diresse su quello di S.Pietro, identificato sulle carte statunitensi come aeroporto di Biscari-Santo Pietro. L'attacco iniziò nel corso della notte fra il 13 ed il 14 luglio 1943, ed i reparti dei difensori, in massima parte italiani, con nuclei tedeschi, si arresero alle forze statunitensi nel pomeriggio.
    La strage e le testimonianze

    Il mattino del 15 luglio il tenente colonnello W.E. King, un cappellano della 45ª Divisione, trovò una fila di cadaveri sulla strada che dall'aeroporto portava al paese di Biscari, a pochi metri da una grande quantità di bossoli americani, per un totale di 34 italiani e 2 tedeschi. Il tenente colonnello King trovò altri cadaveri allineati, quindi, presumibilmente, fucilati, prima di giungere all'aeroporto, dove venne a conoscenza di un ulteriore gruppo di militari italiani fucilati.
    Le conseguenze giuridiche della strage

    La procura militare statunitense iniziò gli accertamenti sull'episodio e rinviò a giudizio due graduati del 180° Reggimento, il sergente H.T. West (Compagnia A) ed il capitano J.C. Compton (Compagnia C).
    Fu accertato che il serg. West aveva avuto ordine di trasferire al comando di battaglione 37 prigionieri nemici (uno era sfuggito ai controlli del tenente colonello King), ma, giunti in un uliveto, li aveva personalmente fucilati con la sua arma di ordinanza. Il sergente West si difese sostenendo che gli ordini dal Comando d'Armata erano di uccidere i militari nemici che non si fossero arresi immediatamente, sulla base del discorso già citato del Gen. Patton, riportato ai gradi inferiori dal comandante del 180° reggimento con le stesse parole. La Corte Marziale, comunque, giudicò West colpevole, se non altro per aver ucciso militari che ormai avevano già ottenuto lo status di prigionieri.
    Anche il capitano Compton si riferì al discorso del gen. Patton per giustificare le sue azioni, dato che aveva fucilato i militari italiani, circa quaranta, subito dopo la loro resa. Compton concluse la propria difesa sostenendo di aver agito sulla base di istruzioni del Comandante di Armata, generale con tre stelle ed una grande esperienza di combattimento. Compton fu assolto, ma cadde in combattimento circa un anno dopo.
    Il gen. Patton, in un colloquio successivo, 5 aprile 1944, col tenente colonnello C.E. Williams, ispettore del Ministero della Guerra sui fatti di Biscari, ammise di aver tenuto un discorso abbastanza sanguinario, pretty bloody, ma di averlo fatto per stimolare lo spirito combattivo della 45ª Divisione di fanteria, che si trovava per la prima volta sotto il fuoco nemico, negando comunque di aver incitato all'uccisione di prigionieri.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Biscari
    Ultima modifica di Canaglia; 27-09-09 alle 13:42
    Passata la buriana facciamo i conti

  7. #7
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    Predefinito Rif: Libri / «Uccidi gli Italiani: Gela 1943, la battaglia dimenticata»

    Citazione Originariamente Scritto da Daltanius Visualizza Messaggio
    onore al soldato italiano che difende la Patria dall'invasore anglo-americano !
    grazie per questo 3D !
    o/
    Figurati, è drovere
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

 

 

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