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Finalmente si conosce il piano di Saddam Hussein: Operation American Freedom. Il rais ha stabilito la sua base operativa a Cuba. Grazie all'alleanza con il Messico, la guardia repubblicana si è schierata lungo il Rio Grande. Una colonna di T-72 iracheni è penetrata in suolo statunitense. La seguono le divisioni d'assalto dei beduini sui cammelli. I campi di petrolio del Texas sono stati liberati, prima che i fedelissimi della Esso riuscissero a incendiarli. Saddam ha seguito personalmente l'attacco a Fort Knox, la riserva aurea americana, altro importante obiettivo militare. Quindi i carri armati hanno iniziato una veloce cavalcata verso nord, incontrando una debole resistenza da parte dei tanto temuti reggimenti dei marines americani. Gli statunitensi si sono arresi a migliaia. Per il momento vengono rinchiusi nella riserva indiana dell'Oklahoma, in attesa che i tribunali islamici possano occuparsi di loro. Anche i cieli sono sotto controllo iracheno. Osama Bin Laden che ha infiltrato membri di Al Queda nella US Air Force e si è impadronito di tutti gli aerei militari. I bombardamenti aerei sono diretti anche sulle strutture della propaganda americana, come le sedi della Fox TV e della CNN. L'unica resistenza accanita è all'interno di una città del sud, Atlanta. Paramilitari fanatici americani usano tattiche di guerriglia urbana. Da L'Avana, il ministro degli esteri iracheno Tarek Aziz ha definito questi combattenti irregolari come "squadre della morte terroristiche", che vengono passate per le armi al momento della cattura. Dopo aver lasciato alle spalle Atlanta sotto assedio, la carovana motorizzata irachena è entrata a Washington. La città, considerata il cuore del regime di George W. Bush, è stata ribattezzata Nasser City. I T-72 hanno messo a ferro e fuoco i palazzi presidenziali. Mentre i tank presidiavano il Mall, un soldato ha issato la bandiera della mezzaluna sull'Obelisco, che poi è stato distrutto. La stessa sorte hanno subito tutti gli altri simboli del passato regime, come il Lincon Memorial e il Campidoglio. La città è ora nella più completa anarchia. Bande di statunitensi si sono abbandonate a saccheggi e giustizie sommarie contro alcuni ricchi amici del ex-presidente Bush. Non si è ancora verificata l'attesa rivolta degli afro-americani, che il regime statunitense ha sfruttato per secoli. Il reverendo Jackson ha dichiarato: "Stiamo ancora a vedere se Saddam farà le cose seriamente e arriverà fino a New York". Mentre a sud la liberazione procede velocemente, stenta ancora l'apertura del fronte nord. La defezione del Canada ha impedito l'uso delle basi all'esercito iracheno. Tuttavia alcuni gruppi di feddayn, paracadutati nel Dakota, stanno trovando l'attiva collaborazione dei guerrieri sioux. I successi della guerra hanno sedato le critiche della comunità internazionale. Infatti, la legittimazione dell'ONU a questa iniziativa bellica è venuta a mancare a causa del minacciato veto del la Gran Bretagna. La stragrande maggioranza del Consiglio di Sicurezza, con Francia, Russia, Cina e Germania in testa, era a favore di una risoluzione che autorizzasse gli iracheni all'uso della forza. Saddam ha avvertito il regime di Blair che, se continuerà ad aiutare gli Stati Uniti, incontrerà gravi conseguenze. Truppe irachene si stanno già ammassando in Irlanda e in Normandia. Le manifestazioni di pacifisti contro la politica aggressiva dell'amministrazione Saddam non sono più frequenti come prima. Le organizzazioni umanitarie stanno però esprimendo forti preoccupazioni per la sorte della popolazione civile in America: da giorni la gente è costretta a mangiare solo cus-cus perché scarseggiano gli hamburger di Mac Donald. Si è risolta invece un'altra grave emergenza umanitaria, quella dei prigionieri di Guantanamo. Il trattamento a loro inflitto era in palese violazione dei diritti umani. Un blitz iracheno ha liberato tutti i detenuti. Le loro condizioni non sono cattive come si temeva. Sono già stati riportati alle loro famiglie in Afghanistan, dove la folla li ha accolti come eroi. Il vero interrogativo di questi giorni è la sorte dell'ex-presidente Bush e della sua cricca, Powell, Cheney e Rumsfeld in testa. A Cuba, i generali iracheni continuano a ripetere che Bush non è più in grado di nuocere, se non è addirittura già morto in un bombardamento mirato sulla Casa Bianca. Ma una fonte vicina agli americani, la BBC, segnala Bush asserragliato con i suoi ultimi fedelissimi sulle Montagne Rocciose. Lì l'ex-presidente preparerebbe una disperata resistenza. Si teme che possa arrivare persino a usare le armi di distruzione di massa, comprese quelle nucleari, che forse sono ancora in suo possesso.




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