Sulla religione si riapre la battaglia nella Cdl
Lunedì approda in aula alla Camera il disegno di legge Bondi. La Lega resta contraria: sì all'Islam purché i musulmani si impegnino per la parità uomo-donna e per la tolleranza.
ROMA - Sulla libertà di culto religioso in Italia la maggioranza arriverà lunedì prossimo in aula con un dissidio interno che difficilmente passerà inosservato. Il provvedimento in questione giunge infatti all’assemblea di Montecitorio dopo che la sua approvazione in Commissione Affari Costituzionali (avvenuta ormai due settimane fa) ha già contrapposto duramente la Lega e il resto della Casa delle libertà. E non è certo un caso se prima della pausa pasquale la coalizione di centrodestra ha deciso di limitare l’esame del testo alla sola discussione generale.
Insomma: meglio riflettere ancora dentro l’alleanza governativa, prima di passare alle votazioni. Perché non soltanto sono troppe le divergenze sulla lettera del provvedimento, ma sono sopratutto troppi i pericolosi riverberi elettorali che potrebbero verificarsi se il Carroccio riuscisse a cavalcare un sentimento antislamico (sicuramente pagante in certi settori) proprio nelle settimane che precedono le amministrative.
Per la verità, l’ostilità verso alcuni aspetti del provvedimento alberga anche in alcuni settori di An e Forza Italia. C'è, ad esempio, anche un emendamento dell’azzurro Marcello Pacini (ritirato in commissione per disciplina di partito, ma suscettibile di ricomparsa in assemblea) che chiede alle associazioni islamiche di contraccambiare il riconoscimento giuridico con una dichiarazione di accettazione del diritto dei fedeli di mutare religione o credenza o di recedere dalla confessione religiosa. Ma in realtà i due punti più controversi su cui si sta consumando un dissidio profondo nella Casa delle libertà (l’Islam e le sette religiose) vedono soprattutto il partito di Umberto Bossi su posizioni di intransigenza oltranzista.
Tutto questo mentre il centrosinistra, sostanzialmente concorde sul testo-base uscito dalla Prima Commissione, preme invece perché si eviti ogni indugio e si voti quanto prima. Col malcelato intento complementare di evidenziare ancora di più le contraddizioni fra alleati di maggioranza.
In sostanza per il Carroccio la normativa che è uscita dal lavoro preliminare prevede troppe agevolazioni per i musulmani. Ma soprattutto non offrirebbe - per la Lega - alcuna garanzia preliminare di reciprocità. Non stabilirebbe cioè chiaramente che il riconoscimento dell’islamismo da parte dello Stato italiano comporta un obbligo da parte di quelle organizzazioni di culto di tutelare i diritti umani, le altre fondamentali libertà e la parità tra uomo e donna. Esattamente in misura analoga a quanto già assicurato dall'ordinamento italiano.
Insomma i deputati di Umberto Bossi chiedono, attraverso numerosi emendamenti che verranno puntualmente riproposti in aula fra pochi giorni, una completa armonia fra leggi italiane e regole religiose arabe. Tutto questo mentre per alcuni deputati cattolici di Alleanza Nazionale e di Forza Italia ci sarebbe anche il grosso rischio di dare riconoscimento statale a tutta una serie di sette di natura quantomeno ambigua.
Insomma il ddl sulla libertà religiosa (che ha tra l’altro come primo firmatario il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e come relatore il portavoce di Forza Italia Sandro Bondi) promette polemiche su tutti i fronti. Anche se nasce con il nobile intento di superare la normativa fascista dei "culti ammessi", adeguandola ai principi costituzionali e a quelli del diritto internazionale.
Va comunque aggiunto che il provvedimento è da oltre un decennio all'attenzione delle Camere, con testi sostanzialmente simili susseguitisi di legislatura in legislatura. Quello attuale riflette infatti in più punti il progetto normativo presentato dal Governo Prodi, nato a sua volta sulla falsariga di quelli predisposti dall'ultimo governo Andreotti all'inizio degli anni '90.
(23 APRILE 2002; ORE 096)




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