Tu che eri un vero Padano, nato in riva al Grande Fiume.

Tu che sei cresciuto tra la nebbia, i pioppi e le zanzare.

Tu che non sei mai andato in giro col fascio sul bavero della giacca.

Tu che hai passato dieci anni in guerra.

Tu che hai combattuto sui cieli di Spagna impedendo che venisse instaurato il regime più disumano: quello comunista.

Tu che non ti sei arreso al primo rovesciamento di fronte.

Tu che non hai cambiato itaglianamente casacca, anche se combattevi per una causa ormai persa.

Tu che non ti sei imboscato su qualche monte, per poi scendere a valle il 26 Aprile con la coccarda rossa all'occhiello.

Tu che non sei andato a raccattare un pacchetto di sigarette gettato dalla torretta di un carro armato.

Tu che hai osato, mai hai capito quando era giunto il momento di dire basta.

Tu che ti sei congedato con onore.

Tu che non hai mai avuto "nostalgie".

Tu che non hai mai cantato "Bella Ciao".

Tu che avevi perso l'udito ad un orecchio ma non hai mai chiesto invalidità "perchè dall'altro ci sentivi benissimo".

Tu che le medaglie al valore le tenevi nel cassetto.

Tu che non hai mai avuto tessere di partito anche se te ne hanno offerte molte.

Tu che ti presentavi solo col tuo cognome anche se ti avevano fatto "Cavaliere".

Tu che non eri "Dottore", ma avevi una cultura di certo superiore agli italioti che occupano le aule delle facoltà.

Tu che ti sei sempre impegnato al massimo e con calvinistica determinazione in tutto ciò che ti sei trovato a fare, come ogni vero Padano.

Tu che sei appartenuto a quella generazione che ha ricostruito e reso ricca la nostra Padania.

Tu che abitavi nella zona più rossa della Lombardia ma che dopo tanti anni dalla tua scomparsa sei ancora ricordato con affetto.

Tu che hai sempre dato e mai chiesto.

Tu che eri un gigante, sia nel corpo che nello spirito.

Tu che non sarai ricordato nei libri di storia.


Per questo e tanto altro, grazie nonno.