COMITATO SARDO GETTIAMO LE BASI

Comunicato stampa 19 aprile 2003

Scorie nucleari: si traccia l'identikit della Sardegna come pattumiera ideale e si sbandierano dati truffaldini sul ventaglio dei siti "adeguati". (Rif: ansa 8 aprile 03, La Nuova 9,12/4; L'Unione 10/4)

I media hanno prontamente notato come il presidente della commissione Ambiente della Camera, Pietro Armani, nell'indicare le località da adibire allo stoccaggio delle scorie nucleari, abbia tracciato l'inconfondibile identikit della Sardegna: «Si potrebbe pensare ad esempio ad alcuni poligoni di tiro, ce ne sono di molto vasti naturalmente, bisognerà scegliere zone geologicamente stabili con una bassa densità di popolazione».
Secondo i dati resi pubblici, il demanio militare ammonterebbe a 170.407 ettari. L'errore è grossolano. Infatti, la cifra fornita - 170.407 ettari - comprende, non solo il demanio militare, ma anche i territori "messi a disposizione" delle Forze Armate per un utilizzo occasionale o semipermanente, territori che appartengono a diverse amministrazioni statali, a Regioni, Province, Comuni e persino a privati cittadini * . Il demanio militare, cioè il territorio gestito dal ministero della Difesa e affidato alle tre Armi, ammonta a "solo" 40.000 ettari, circa. E' evidente che al presidente della commissione Ambiente della Camera non può essere passato per la testa di sistemare le scorie nucleari in un terreno di proprietà di un privato o di un Comune, in un'area "prestata" alle Forze Armate per una o quattro settimane all'anno. Quindi, gli ettari di demanio militare in cui sarebbe possibile stoccare le scorie nucleari non sono 170.407, sono "appena" 40.000 così ripartiti: circa 16.000 nella penisola e circa 24.000 in Sardegna. Superfluo rilevare come la nostra isola abbia una rilevante probabilità statistica di essere la prescelta.

Ma c'è di più. Pietro Armani ha precisato che il sito ideale per il deposito delle scorie nucleari è il demanio militare adibito a poligono. Non è certo pensabile sistemarle negli uffici di rappresentanza delle FF.AA o in una caserma!
In Italia, ci dicono, i poligoni di tiro sono 268. Non ci dicono che il maggior numero di questi poligoni sono "fuori gioco", non solo perché sono "ospitati" temporaneamente in aree "prestate" occasionalmente alle Forze Armate, ma, sopratutto, a causa dell'estensione limitata. Basti pensare che in Sardegna tre poligoni sono "a cielo coperto", cioè sono sistemati in uno stanzone-palestra, ben cinque poligoni occupano una superficie complessiva di 3 ettari e mezzo ( rispettivamente kmq 0,025; 2,18; 0,55; 0,72; 0,004) mentre tre poligoni possiedono 21.316 ettari di demanio militare oltre le immense "zone di sgombero a mare" che superano di molto l'estensione dell'intera isola. Pertanto, il ventaglio delle scelte possibili si restringe ulteriormente per le altre Regioni e si allarga a dismisura per la Sardegna.
In Toscana, la regione in cui l'Enea ha individuato 55 aree adatte allo stoccaggio delle scorie, nei 490 ettari di demanio militare non esiste neanche un centimetro adibito a poligono permanente. In Puglia, dove l'Enea ha individuato il maggior numero di siti (65), esiste un solo poligono permanente di 15 ettari di superficie.

Appare evidente che la Sardegna, con i tre poligoni di Capo Frasca (1.416 ettari), Teulada (7.200) e Quirra (12.700), straccia completamente la debolissima "concorrenza" delle altre Regioni e corre, quasi da sola, verso il sogno promesso di nuovi posti di lavoro, verso la realtà di lugubre pattumiera di rifiuti nucleari.
Le caratteristiche dell'Isola - scarsa densità demografica, vastità di spazi, stabilità geologica, straordinario patrimonio minerario - che potrebbero costituire il volano di uno sviluppo ecosostenibile centrato sugli interessi del popolo sardo, minacciano di essere usate, ancora una volta, contro di noi, assestando un colpo mortale alle speranze d'incremento di un'economia rivolta al turismo, alle produzioni alimentari "di nicchia", all'agricoltura e alla pastorizia capaci di garantire prodotti sani e di alta qualità.

E' difficile credere che le cifre truffaldine date in pasto ai media e all'opinione pubblica - 170.407 ettari di demanio militare, 268 poligoni adatti allo stoccaggio delle scorie radioattive - siano frutto di un'innocente "confusione", di una svista del tutto casuale. La "confusione" ha due grossi "vantaggi": 1) diluisce la portata dell'impatto dell'occupazione militare della Sardegna in raffronto all'Italia, 2) abbassa la soglia d'allarme inducendo all'erronea e falsa valutazione che non sia eccessivamente alta la probabilità statistica che il nostro territorio sia prescelto come discarica nucleare (24.000 ettari probabili contro i 150.0000 delle altre Regioni! Noi 9 poligoni, gli altri 259! ), 3) attenua l'attenzione dei media locali, della popolazione sarda e della sua classe politica, peraltro sempre pronta a darsi alla latitanza sulle tematiche che potrebbero contrapporla alle direzioni centrali dei partiti di Roma o di Arcore.
La stampa ha sottolineato che la scelta di un'area militare risolverebbe anche il problema legato all' accordo degli enti locali nei cui confini dovrebbe ricadere il sito. " Sono pochi, infatti, i Comuni che sarebbero felici di ospitare un materiale così scomodo e pericoloso. Quando l' Enea ha reso noto il numero di aree adatte al deposito (214), di cui le più numerose in Puglia (65) e Toscana (55), si sono subito scatenate proteste di sindaci e comitati di cittadini di queste due regioni. Scegliendo un' area militare ci sarebbero meno critiche" (ansa 8/4/03). E meno ancora ce ne sarebbero in una regione dove è facile speculare sulla fame di posti di lavoro e ottenere la complicità della sua classe dirigente, in un'isola incapace di reagire persino davanti alla macroscopica evidenza dei crimini contro l'ambiente e degli attentati alla salute e alla vita umana perpetrati nel poligono della morte "Salto di Quirra" nelle cui adiacenze si nasce con deformazioni genetiche e si muore di leucemia, se si riesce a scampare ai missili "impazziti" che cadono nelle montagne di Ballao o "si perdono" nelle acque di Arbatax (maggio 1998).
La scelta dei poligoni avrebbe anche il "vantaggio" di far calare facilmente il "segreto di Stato" rendendo inaccessibile l'informazione sulla sicurezza della gestione delle scorie. Non è da trascurare, inoltre, la concreta possibilità di un "congruo contributo statale" alle casse del ministero alla Difesa, notoriamente alla ricerca disperata di fondi nella corsa al riarmo per le prossime carneficine programmate in Siria, Iran, Corea, Cuba, come informa il presidente Bush.

La decisione sul sito dove stoccare le scorie nucleari dovrebbe essere presa entro il mese di giugno. E' mai possibile che ancora si brancoli nel buio totale? E' realistico ritenere che la decisione sia già stata presa e aspetti solo il crisma della legalità. E' realistico ritenere che la Sardegna, da cinquant'anni usata come discarica del ciarpame militare, sia già stata "programmata" per diventare anche la pattumiera dei rifiuti radioattivi.....in assenza di un risveglio del popolo sardo.

Comitato sardo Gettiamo le Basi
http://www.gettiamolebasi.supereva.it
tel 070 823498 3386132753


* Dai dati a cura dello Stato Maggiore dell'E.I. riferiti agli anni 87-88 si evince che l'Esercito - l'Arma cui è affidata la fetta maggiore di territorio militarizzato - utilizza 131.537,70 ettari. Questa cifra, dal punto di vista della "proprietà"delle aree, comprende: 61.492,70 ettari appartenenti a privati, 33.150,60 appartenenti ai Comuni, 15.688 suddivisi tra privati e Comuni, 7,8 di demanio regionale, 160 di demanio provinciale, 8.660 di demanio delle acque, 36 demanio marittimo ecc...
Il demanio militare ammonta a "solo" 43.381,60 ettari.
Dal 1988, nell'ambito del processo di razionalizzazione, l'Esercito, come l'Aeronautica e la Marina, ha dismesso alcune aree ormai inutili, in Lazio, per esempio, è passato dai 7.435,70 ettari del 1988 a 6.310 (circa). Attualmente, il demanio militare complessivo delle tre Armi si aggira sui 40.000 ettari.


www.gettiamolebasi.supereva.it/