La morale della storia fa cascare le braccia: dieci persone qualsiasi (un fruttivendolo, un piastrellista, un ambulante, un rigattiere, un muratore, un’operaia,...) partecipavano serenamente ad un traffico di opere d’arte rubate per un valore di milioni di euro. Con rischi minimi perchè, una volta scoperti, i carabinieri non sono riusciti ad andare più in là di una collettiva denuncia a piede libero. Tutta la vicenda emerge quasi per caso, in un’osteria alle porte di Ivrea, dove un avventore un po’ alticcio racconta di tenere in casa una preziosa tela rubata. E di sapere anche che alcuni suoi vicini ne hanno acquistate altre. Un carabiniere in borghese sta a sentire, prende nota, riferisce e fa partire un’indagine che dura un mese e che si conclude con dieci perquisizioni, quasi tutte nella zona di Borgofranco d’Ivrea. Saltano fuori sculture, tele ed arredi sacri, per un valore di oltre seicentomila euro, subito sequestrati dai carabinieri della Compagnia di Ivrea e del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Torino. L’accusa per tutte le persone coinvolte è di ricettazione. Anche se i ruoli, nel gruppo, non sono omogenei: qualcuno si è limitato ad «investire» nell’operazione qualche migliaio di euro, qualche altro ha avviato addirittura una sorta di improvvisata attività di antiquario. Tra le opere recuperate c’è un pezzo di particolare pregio: un gruppo scultoreo in bronzo raffigurante due donne («Les Temps du Roses» di August Moreau) del fine '800. Si tratta di un'opera unica, del valore di circa 400 mila euro, rubata il 26 luglio 1989 da una villa ottocentesca delle Valli di Lanzo. Ma anche il resto non è male: un mobile «Ribalta Lombarda» in radica di noce del 1700 (100 mila euro), un cofanetto in radica di noce ed un binocolo da teatro in ottone, rubati il 5 aprile 1995 dalla residenza estiva di una ricca famiglia milanese. Un olio su tela di canapa («Sacro Cuore di Gesù»), del valore di circa 25 mila euro, di un autore fiammingo sconosciuto (Il dipinto è stato rubato il 26 giugno 1977 dalla chiesa di San Giovanni Battista di Arlezze di Valduggia di Borgosesia, Vercelli). Un grammofono con carica meccanica a manovella «La Voce del padrone» (1930-1945) in legno di mogano (il valore è di circa 1500 euro ed il furto risale al 18 luglio 1997 ed era avvenuto in una villa di Biella). Quattro candelabri in ottone, rubati il 15 febbraio 2002 dalla Chiesa Santuario della Madonnina - Vulgo Scapenzo, di Tigliole D'Asti (At). I militari del tenente Mele hanno inoltre state sequestrate un centinaio d'opere varie: oggetti d'antiquariato, dipinti, antichi orologi e arredi di provenienza ecclesiastica. La maggior parte di questi oggetti sono ancora oggetto di accertamento da parte dei carabinieri specialisti del Tutela Patrimonio Culturale di Torino, che provvederanno all'inserimento nella banca dati delle opere d'arte rubate all'interno del sito www.carabinieri.it. Tutto questo per agevolarne il riconoscimento da parte dei legittimi proprietari.


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