Il prelato: «Mai parlato di satanismo, anche mio padre fu membro»
Il primate anglicano: «Tra voi ci sono persone probe e generose»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA - L’arcivescovo di Canterbury, Rowan Wiliams, si è scusato con i massoni del Regno Unito per alcuni commenti che fece l’anno scorso e che furono resi noti, attraverso una fuga di notizie alla stampa, proprio nei giorni in cui veniva nominato dal premier Tony Blair alla più alta carica (seconda solo alla regina Elisabetta) della Chiesa d’Inghilterra. Una ritirata tattica, quella dell’arcivescovo, che sembra dovuta a opportunità, più che a reale convincimento. Un anno fa infatti disse che le credenze dei massoni sono incompatibili con il cristianesimo. Oggi si scusa, elogia l’impegno sociale dei massoni, ma ripete che c’è «apprensione» se un «ministro cristiano» entra nella massoneria, giurandole quindi lealtà.
La massoneria britannica, si sa, è realtà antica e corposa, se vanta circa 330 mila iscritti. Sempre a cavallo tra segretezza e riservatezza, conta membri in tutte le sfere della società, dall’aristocrazia al civil service , la potente burocrazia del regno, fino alle professioni liberali. Particolarmente penetrati, pare, sono la polizia e il sistema giudiziario, ciò che crea un certo malessere quando è in gioco la credibilità di chi giudica. Ma ciò che più importa all’arcivescovo di Canterbury è il fatto che moltissimi massoni siano attivi nella Chiesa anglicana, già sospetta di preferenze politiche, se viene definita «il partito conservatore in preghiera». Può un massone, si chiede Rowan, essere anche leale a Cristo? Un anno fa, in una lettera privata passata alla stampa, il presule si disse convinto che tra fede cristiana e lealtà massonica ci sia «incompatibilità». L’affermazione provocò maretta, ma peggio fecero le precisazioni destinate a placare la polemica: un portavoce disse che l’arcivescovo era preoccupato soprattutto dal rito d’iniziazione massonica, che poteva apparire «ispirato satanicamente».
Così non stupisce che il prelato, scrivendo nei giorni di Pasqua a Robert Morrow, Gran Segretario della Loggia Unita d’Inghilterra, si rammarichi del «dolore provato da un considerevole numero di framassoni», anche perché, nello scritto che «non intendeva aprire un pubblico dibattito», «non era messa in discussione la buona fede e la generosità dei singoli».
Lui, poi, non parlò mai di carattere «satanico»: come potrebbe dire una cosa simile, aggiunge con una rivelazione, se ebbe «l’occasione di osservare la probità dei singoli massoni», se anche suo padre «fu membro della Società»? Insomma, nulla di diabolico.
Ma qui si fermano le scuse dell’arcivescovo. Nella lettera a Morrow, infatti, Rowan scrive questa frase: «Se ci sono inquietudini, tuttavia, esse non sono in relazione alla massoneria, bensì ai ministri cristiani che s’iscrivono a ciò che potrebbe essere, e spesso è inteso (o malinteso), come un sistema privato di professione e d’iniziazione, che comporta la prestazione di un giuramento di lealtà». E così, con un ultimo apprezzamento all’impegno sociale dei massoni, la lettera di scuse dell’arcivescovo si chiude.
Che dire? Rowan, un uomo che non ha peli sulla lingua se deve attaccare il primo ministro Blair sulla guerra in Iraq, stavolta pare timoroso delle proprie idee. Riconosce i meriti dei massoni, si dispiace d’aver creato loro «dolore», ma gradirebbe che si fermassero alla soglia della chiesa. Non dentro.
Alessio Altichieri
cs23.04.03




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