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La Sars è l'altra faccia della globalizzazione
di Massimo Fini
Anche la Sars è un'obiezione alla globalizzazione. Perché l'integrazione globale rende il mondo molto più fragile e, al limite, mette a rischio la stessa sopravvivenza della specie. Se nel Medioevo si scatenava un'epidemia in Italia raggiungeva, al più, la Francia e qualche Paese limitrofo, ma il resto del mondo ne rimaneva immune. Non solo perché gli spostamenti erano più limitati, ma perché erano molto più lenti, per cui se un infettato di peste europeo si fosse messo in viaggio per la Cina avrebbe fatto in tempo a morire durante il tragitto o comunque a palesare la malattia. La quarantena era possibile. Oggi un infettato di Sars può partire dall'Oriente e arrivare a Roma in poche ore, apparentemente sanissimo perché la malattia ha un'incubazione di sette giorni. L'epidemia può quindi espandersi in tempi rapidissimi ovunque. E' stupido che Sirchia si affanni a ripetere che «In Italia non c'è situazione di allarme. Tutto è sotto controllo». In un mondo dove milioni di persone si spostano ogni giorno da un capo all'altro del pianeta niente può essere sotto controllo. Lo si è già visto con l'Aids che, pur avendo modalità di contagio precise, si è diffuso in pochi anni in tutto il mondo. Ma la Sars è molto più insidiosa. Perché il contagio non si trasmette solo attraverso contatti personali, oltretutto generici, ma anche, come avverte ambiguamente l'Oms, per non meglio precisati «fattori ambientali». Uscendo dal linguaggio dei collitorti della medicina ciò vuol dire che è resistente all'aria e che quindi può stare dappertutto. Si trasmette come il raffreddore, solo che a differenza del raffreddore uccide.
Forse non sarà la Sars ma prima o poi un'epidemia micidiale, incontrollabile, dobbiamo aspettarcela.
Perché viviamo in un mondo troppo integrato, troppo affollato, con un'umanità compressa in spazi ridottissimi (già stare in certi spaventosi grattacieli di Hong Kong o di New York è ammalante ed epidemico). Perché a furia di voler combattere tutte le malattie, di far nascere anche chi non doveva nascere, di salvare ogni vecchiezza, stiamo indebolendo la specie e le sue difese immunitarie e nel contempo, in una lotta insensata che si avvita su se stessa, abbiamo rafforzato tutti gli elementi patogeni.
E' la solita storia della modernità: volendo aumentare di continuo il Bene continuiamo a far crescere contemporaneamente anche il Male che perennemente lo supera e, beffardo, si fa inseguire in una corsa che non ha mai fine.




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