29/04/2003 - di ESCAPE ; Fonte: Il centro
POMERIGGIO DI PAURA
Parla il proprietario dell'abitazione invasa dai tifosi dell'Avellino
Minacce di morte, bottigliate alle finestre, danni alle automobili parcheggiate e ai cancelli delle abitazioni. Ultrà avellinesi arrampicati sui tetti e arrivati fin dentro le case. Immondizia ovunque. Il giorno dopo L'Aquila-Avellino si contano i danni. E la paura, per chi ha la sventura di abitare proprio a ridosso dell'ingresso del settore ospiti, è ancora tanta. Una domenica bestiale per le famiglie che hanno la sola colpa di avere la casa - con vista sul campo - in viale della Croce Rossa.
I proprietari delle abitazioni - e il titolare di un supermercato che confina con lo stadio - hanno trascorso una domenica infernale.
Si sono trasformati in guardiani nel tentativo di scongiurare azioni teppistiche da parte degli ultrà irpini, giunti all'Aquila in misura ben maggiore rispetto ai biglietti loro assegnati. E fatti entrare a migliaia senza pagare, «per motivi di ordine pubblico».
Insomma, un doppio danno, sia per le esangui casse societarie che per le tasche dei cittadini che se li sono ritrovati fin sull'uscio. Nonostante il coraggio avuto nel fronteggiare il «nemico», i proprietari non hanno potuto evitare sputi, minacce e lanci di oggetti, oltre ai danni documentati.
E' ancora scosso dall'accaduto Luciano L., la cui abitazione confina con l'ingresso ospiti. La partita - per lui che ha il privilegio di poterla vedere affacciandosi alla finestra - è passata in secondo piano. «Ho passato un pomeriggio da incubo», racconta Ludovici, che gestisce una trattoria nelle vicinanze dello stadio. «Per difendere la mia famiglia, per mia moglie e i miei figli, ho dovuto stare di vedetta fin dalla mattina. I tifosi dell'Avellino sono arrivati già ubriachi. A pochi metri dallo stadio, infatti, c'erano i venditori di lattine di birra: ne ho contate a migliaia, tutte gettate dentro al mio cortile. Oltre a bottiglie di vetro, sampietrini e altre immondizie. Ma come si fa a permettere la vendita di alcolici a un passo dallo stadio, in un'occasione del genere?».
Ludovici è un fiume in piena. «Sono stufo di essere ostaggio degli ultrà. Stavolta sono entrati nella mia proprietà salendo sui tetti. Da lì hanno cominciato a insultarmi e a minacciarmi. Sono arrivati a pochi passi da me dopo aver rotto due cancelli, uno dei quali elettronico. Hanno maltrattato anche il mio cane, che mi serve da guardia. Hanno ridotto il cortile di casa mia a una discarica. Hanno fatto l'altalena sui fili del telefono. Hanno incendiato la carta, tirando fumogeni e botti potentissimi. Ma come, soggetti del genere non dovrebbero essere perquisiti prima di entrare in uno stadio?».
L'accaduto ripropone il problema della sicurezza dello stadio Fattori. «L'ingresso ospiti confinante con casa mia è un'assurdità», sostiene ancora il ristoratore aquilano. «Chi di dovere deve assumersi le proprie responsabilità, tutelando i cittadini. A casa mia non si è visto nemmeno un poliziotto. Ho scritto da due anni a sindaco, questore e prefetto per chiedere una soluzione ma non ho avuto risposta. Posso anche andarmene da casa mia. Del resto, se per gli espropri delle quattro lamiere, da quelle baracche, sono stati tirati fuori 300 milioni di lire, posso starmene tranquillo». Ludovici si riferisce alle officine espropriate a suo tempo dal Comune per realizzare il nuovo accesso.
Paura anche nelle abitazioni vicine. Una donna, terrorizzata, ha dovuto chiudere le persiane, fatte oggetto di lanci di sassi e bottiglie. «Alcuni avellinesi», racconta un altro testimone, «andavano in giro con in mano lucchetti e paletti di ferro».




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