L'Uomo che non sa che il potere giudiziario e quello esecutivo in tutte le democrazie del mondo sono separati e accusa nei cartelli elettorali la sinistra di essere pericolosa e antidemocratica, comincia ad affilare le armi.
Alla vigilia della sentenza Il Giornale del Fratello aveva incitato i Pollisti ad una Rivolta Popolare in caso di condanna.
La Televisione del Figlio ci ha propinato in tutte le salse le accuse di complotto da parte dell'Avvocato Campione di Calcetto Evasore Confesso Con Miliardi Spediti alle Bahamas mentre era Ministro.
Ora detta Lui stesso il Verbo della Resistenza al Foglio della Moglie.
Tutto il clan è mobilitato. I Berluschini spandono parole di fuoco.
Ne vedremo delle belle. Intanto si comincia ad attaccare Prodi, come da Conferenza Stampa dell'Imputato Previti, e a convocare il senato in notturna per l'ennesima legge atta a garantirgli l'impunità.
Corriere della Sera, 1 maggio 2003
«Giudici con logiche golpiste, subito l’immunità»
Berlusconi: ipocriti gli appelli ad abbassare i toni, basta con il grilletto giudiziario del ribaltone
DAL NOSTRO INVIATO
LONDRA - Arriva nella capitale inglese per incontrare «l’amico» Tony Blair, parlare di difesa europea e di Iraq, ma lascia dietro di sé uno degli scontri politici più duri degli ultimi anni. Alle sette di sera Silvio Berlusconi, scuro in volto, entra nella residenza dell'ambasciatore italiano. Una breve sosta prima di recarsi a Downing street. Dall'espressione grave del viso sembra trasparire la consapevolezza di una situazione istituzionale senza precedenti, ma anche tutta la decisione del premier: «Ho scritto quello che ho scritto».
Prima di volare a Londra il presidente del Consiglio ha messo nero su bianco una durissima, articolata e inedita requisitoria contro la magistratura italiana, una magistratura che agisce «con una logica golpista». L'ha affidata alle colonne de Il Foglio, il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara. L'ha scritta in uno stile che non ha incertezze, senza giri di parole, paragonando la propria storia giudiziaria e la condanna di Cesare Previti alla vicenda di Bettino Craxi, a quei giorni di dieci anni fa quando «una piazza urlante, aizzata dalla sinistra forcaiola, sotto la residenza privata di Craxi a Roma, a colpi di insulti e di monetine, rinverdì con altri mezzi il cupo ricordo di altri linciaggi».
Craxi, scrive ancora il premier, era «un uomo di Stato inviso ai comunisti del Pds e al loro "partito giudiziario"». Con il voto segreto il Parlamento decise «che la richiesta di indagare su di lui fosse viziata dal sospetto di persecuzione politica». Poi però, ricostruisce Berlusconi, il voto segreto fu abolito in pochi giorni, «fu incardinata con brutalità la riforma che abolì l'immunità costituzionale voluta dai padri fondatori dell'Italia». L'Italia divenne «la Repubblica delle Procure», e «solo la reazione democratica messa in campo dalla nascita di Forza Italia impedì provvisoriamente il trionfo della barbarie giustizialista, restituendo nell'anno del nostro primo governo di resistenza liberale la parola al popolo».
Se qualche tempo fa era il procuratore Saverio Borrelli che invitava a resistere, oggi dunque Berlusconi usa lo stesso verbo, richiama «il dovere di reagire e di reagire per tempo», perché il vero obiettivo della condanna contro Previti «non è fare giustizia, come dimostra la violenza con cui è stata costruita la gogna per un deputato di Forza Italia, ma quello di colpire le forze che hanno avuto il mandato di governare».
Berlusconi ricorda la fine del suo primo governo, compiuto «con alte complicità istituzionali», quel «grilletto giudiziario del ribaltone», ovvero «un'inchiesta per tangenti dalla quale chi scrive fu assolto per non avere commesso il fatto anni dopo». Ma è soprattutto la chiusura della lettera che dà la misura complessiva dello stato d'animo: rabbia, convinzione di una persecuzione, ma soprattutto voglia di reagire a tutti i costi.
Il premier dichiara senza sfumature che ormai suonano ipocriti gli appelli ad abbassare i toni, che invece «bisogna alzare il tono della nostra democrazia e bloccare il nuovo ordito a maglie larghe del giustizialismo, impedire che per la terza volta si consumi un furto di sovranità». Come? «Ripristinando subito le immunità violate». Perché - ed è l'accusa più dura rivolta ai magistrati di Milano - «in una democrazia liberale i magistrati politicizzati non possono scegliersi, con una logica golpista, il governo che preferiscono».
Marco Galluzzo




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