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Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito IL FONDAMENTALISMO ISLAMICO FU CREATO DA WASHINGTON intervista a Samir Amir

    IL FONDAMENTALISMO ISLAMICO FU CREATO DA WASHINGTON


    Intervista a Samir Amin di Anne Marie Mergier

    Il terrorismo, il grande alibi

    D. All'appello di Washington affinché il mondo firmi un fronte comune
    contro il terrorismo si contrappone un'altra opzione: un movimento
    mondiale di opposizione alla globalizzazione. Lei critica i leader
    occidentali, creatori, a causa della loro non comprensione,
    dell'islamismo politico che, adesso, fa loro paura

    Non è un fronte unito contro il terrorismo, ciò di cui il mondo ha
    bisogno; questo fronte non farà che generare più e più terrorismo.
    L'unica maniera per impedire atti violenti, ciechi e disperati è
    costruire un fronte unito contro l'ingiustizia sociale internazionale
    e contro la guerra.
    Questa è la meta del movimento mondiale di opposizione alla
    globalizzazione neoliberista; la sua mobilitazione è un ostacolo per
    i piani di egemonia degli Stati Uniti e lo trasforma nel bersaglio
    principale di questa cosiddetta coalizione internazionale contro
    il "terrorismo". Bisogna essere lucidi: questa crociata contro il
    terrorismo guidata da George W Bush è un alibi per farla finita con
    questo movimento.

    D. Mi sorprende: lei pare giustificare la violenza dei
    fondamentalisti o degli integralisti islamici...

    Non giustifico nulla. Lei sa molto bene che ho passato la mia vita
    opponendomi ad essi. Contestualizzo il problema. È diverso. Ora,
    prima di proseguire, c'è un punto che mi urge chiarire: i termini
    integralista e fondamentalista sono termini assolutamente erronei,
    utilizzati esclusivamente dall'Occidente. Nei Paesi arabi, nessuno li
    usa, perché il discorso islamico che cerca di fornire un'alternativa
    alla modernità capitalistica non ha alcun fondamento teologico. È
    meramente politico. È una manifestazione politica del sentimento
    religioso dei popoli musulmani. Per questo parliamo di islamismo
    politico e non di fondamentalismo o integralismo. Più grave ancora:
    gli occidentali, ed in primo luogo gli Stati Uniti, hanno partecipato
    attivamente alla strumentalizzazione di questo islamismo.

    D. Quali erano i rapporti di queste correnti con l'Islam?

    Negli Stati diretti dalla borghesia liberale o dal nazionalismo
    populista, i governi diffidavano dell'Islam. Non si trattava di Stati
    laici, l'Islam figurava nella Costituzione come religione di Stato,
    ma i governanti lo separavano dalla politica. Quando i loro
    rispettivi progetti sono collassati, l'islamismo si è preso la
    rivincita. Ha manipolato in modo abbastanza grossolano il sentimento
    religioso di ampi strati della popolazione e ha iniziato ad acquisire
    un sempre maggiore ascolto.
    Questo fenomeno si è acutizzato negli ultimi venti anni, con
    l'irruzione brutale del neoliberismo, che ha messo fine a tutti i
    benefici che gli strati inferiori della media borghesia avevano
    potuto trarre dal nazional populismo. Queste sono le
    ragioni "interne" della nascita dell'islamismo politico nei Paesi
    arabi e musulmani. Ma non bisogna sottovalutare il ruolo che ha
    giocato l'intervento esterno.

    D. Potrebbe essere un poco più esplicito?

    L'Islam politico è prodotto del fallimento di due grandi correnti che
    furono molto attive nel Terzo Mondo, in particolare in Asia e Africa,
    per buona parte del XX° Secolo... non mi piace il termine fallimento.
    Sarebbe più esatto parlare di impossibilità di superare determinati
    limiti.

    D. Quali erano queste correnti?

    Da una parte, quella della borghesia liberale. Si trattava di una
    borghesia modernista, non molto democratica, convinta che avrebbe
    potuto integrarsi nella globalizzazione capitalista, che non è nata
    ieri, e che pensava di poterlo fare negoziando i termini di questa
    integrazione nell'ambito di una certa interdipendenza. Accarezzava
    l'illusione di non dover obbedire come semplice agente della
    colonizzazione. Non vi è riuscita. E ha dovuto sottomettersi alla
    volontà imperialista.
    La seconda corrente è ciò che chiamo il "nazionalismo populista", la
    cui prima manifestazione fu, a mio giudizio, la Rivoluzione
    Messicana. Questa corrente si opponeva all'imperialismo ed alla
    borghesia locale. Non era per forza socialista nel senso sovietico
    della parola, ma la sua ideologia aveva un forte contenuto sociale.
    Nei Paesi arabi, questa corrente, si è manifestata attraverso il
    nasserismo in Egitto, il baasismo in Iraq e Siria, il regime di
    Boumediene in Algeria, eccetera... Neppure questa corrente si è
    imposta. Non è fallita del tutto perché ha generato grandi
    trasformazioni nelle società, ma non ha completato la sua missione.
    Il fatto che si siano esaurite queste due correnti concomitanti e
    successive, a volte antagoniste, ha creato un grande vuoto che
    l'islamismo non ha tardato a riempire.

    L'influenza statunitense

    D. Vale a dire?

    Fin dalla sua nascita, l'islamismo politico si è inquadrato
    perfettamente nel piano di egemonia statunitense. Non metteva in
    questione il capitalismo, oggi non mette in questione il
    neoliberismo. Nel suo discorso non critica la globalizzazione
    economica, attacca solo quella culturale. Non analizza le
    contraddizioni sociali né cerca di lottare contro di esse. Rinchiude
    la gente nel comunitarismo, nella sottomissione e nella passività.

    D. Lei vuoi dire che gli Stati Uniti hanno assistito compiaciuti alla
    nascita dell'islamismo politico.

    Non si sono limitati a questo. Appena percepiti i primi frutti
    dell'islamismo, gli Stati Uniti sono entrati nel gioco e hanno
    iniziato a trarre vantaggi dal problema. Ancora una volta bisogna
    tornare alla storia. Nel 1955 si è celebrata la Conferenza di
    Bandung, un avvenimento importantissimo, che affermava la solidarietà
    antimperialista dei popoli di Asia ed Africa. Questo ha provocato il
    panico a Washington. Tre anni dopo fu creato il Congresso Islamico
    Mondiale.

    D. Chi lo ha creato?

    Arabia Saudita e Pakistan hanno finanziato tutto. Ma dietro ad essi
    vi erano gli Stati Uniti. Quando se ne accorse, Nasser si infuriò. Me
    lo ricordo ancora che gridava: cos'è questo Congresso Islamico
    Mondiale? Chi ne ha bisogno, se già abbiamo la Conferenza di Bandung?
    È un colpo dei Nordamericani! Nasser non ha detto è un colpo dei
    Pakistani o dei Sauditi. Ha detto dei Nordamericani. Ha capito subito
    che Washington cercava di rompere l'unità e la solidarietà asiatico -
    africana...

    D. Per questo, all'inizio, lei parlava della strumentalizzazione
    dell'islamismo da parte degli Stati Uniti.

    Ovviamente. Lo fanno da quarant'anni. Lo so anche troppo bene. L'ho
    vissuto. Ogni volta che noi, gli avversari dell'islamismo politico,
    ci siamo battuti contro di esso, abbiamo cozzato contro gli
    Occidentali, soprattutto contro gli Statunitensi. Negli ultimi
    decenni, l'Occidente in generale ed essenzialmente gli Stati Uniti,
    hanno appoggiato questo islamismo. Hanno mosso milioni di dollari per
    farlo. Grazie all'aiuto degli Stati Uniti, di loro alleati in Arabia
    Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, l'islamismo politico ha potuto
    dotarsi di scuole e di centri medici e di assistenza ai più
    sfavoriti, il che permette loro di disporre, ora, di una vasta base
    sociale. Vuole un esempio fra i mille possibili? Secondo lei, chi
    riceve il 90% degli aiuti che Washington fornisce all'Egitto? Ebbene,
    le organizzazioni islamiste di questo Paese...

    D. Ancora oggi?

    Ancora oggi.

    D. Ma non passa giorno senza che le autorità nord americane denuncino
    queste organizzazioni di beneficenza islamiche come pericolosi brodi
    di cultura del terrorismo...

    È tutta una menzogna, ipocrisia pura. Negli ultimi decenni gli Stati
    Uniti hanno appoggiato finanziariamente, anche se attraverso Arabia
    Saudita ed Emirati, migliaia di islamisti. Li ha protetti sotto
    l'aspetto diplomatico e politico. Li ha addestrati. Li ha
    organizzati. Li ha formati per essere terroristi. Ovviamente, non per
    essere terroristi contro gli Stati Uniti, ma contro la Sinistra dei
    paesi arabi e contro i regimi moderati di questi Paesi.

    Qual è l'obiettivo del terrorismo, in Egitto? Indebolire il governo
    di Mubarak, del quale io sono tutt'altro che un sostenitore, ed
    obbligarlo ad inginocchiarsi di più di fronte agli Stati Uniti e ad
    Israele. Qual è l'obiettivo del terrorismo in Algeria? Impedire la
    cristallizzazione di una forza democratica che potrebbe essere
    un'autentica alternativa alla dittatura corrotta dei generali dell'ex
    FLN (Fronte di Liberazione Nazionale). Il principale appoggio che
    ricevono i gruppi islamismi armati algerini viene dagli Stati Uniti.

    Lei ricorda il primo attentato contro il World Trade Center, nel
    1993? Fra gli accusati c'erano Egiziani che erano riusciti ad
    ottenere il permesso di residenza in quarantotto ore. Un record!
    Riuscirono a sfuggire ai servizi di intelligence statunitensi e
    tornarono in Egitto. La polizia li arrestò all'aeroporto e li
    restituì agli Stati Uniti. Poco tempo dopo, la stampa egiziana
    pubblicò la lettera che il capo della polizia aveva inviato alle
    autorità statunitensi. In sostanza la lettera diceva: "Vi restituiamo
    i vostri agenti, che da tempo abbiamo identificato come terroristi.
    Vi appartengono. Tocca a voi giudicarli.". Più chiaro di così...

    Ripeto: dalla creazione del Congresso Islamico Mondiale, gli Stati
    Uniti non hanno cessato di appoggiare l'islamismo politico, sia
    apertamente sia attraverso la CIA. È un fatto provato. Si veda la
    storia di Osama Bin Laden. È emblematica. Washington non ha agito
    così solo nell'ambito della Guerra Fredda, come affermano coloro che
    cercano di minimizzare la responsabilità nordamericana rispetto a
    questo problema.

    D. Non si può negare che, fino al crollo dell'Unione Sovietica,
    questa dimensione della Guerra Fredda ebbe la sua importanza nella
    strategia statunitense.

    Non lo nego, ma fu solo una dimensione del problema.
    Strumentalizzando l'islamismo, gli Stati Uniti hanno cercato di
    contrastare qualsiasi movimento di liberazione nazionale, ma anche
    qualsiasi governo borghese liberale e, ovviamente, nazional
    populista. Bisogna sottolineare questa complicità che esiste da
    decenni fra l'imperialismo statunitense e l'islamismo politico
    ultrareazionano.

    Fini occulti

    D. Come spiega, dunque, gli attentati dell'11 settembre?

    Finché non disporremo dei documenti classificati della CIA li avremo
    mai? - è impossibile spiegarli. Potremo solo fare ipotesi. Pensi, in
    numerosi Paesi arabi e dell' Africa circola, sia nella classe
    politica ed intellettuale che nella stampa seria, non in quella prona
    al potere, una tesi che, in Occidente, è assolutamente tabù: quella
    di un possibile ruolo della CIA e del Mossad (servizi segreti
    israeliani) in questa vicenda. Attenzione! Non si suggerisce che uno
    di questi servizi segreti abbia organizzato gli attentati, ma che,
    forse, in un modo o nell'altro fosse al corrente del fatto che si
    stesse preparando qualcosa, senza avere la misura della natura, delle
    dimensioni e delle terribili conseguenze di questo qualcosa e che
    avesse deciso di non intervenire... vi è un'altra tesi, anche questa
    tabù in Occidente, che allude ad una possibile complicità
    statunitense, nei servizi di intelligence o nell'apparato militare
    degli Stati Uniti...

    D. Se cita queste tesi vuoi dire che non le scarta del tutto, che non
    le sembrano tanto assurde...

    Mi fanno pensare. Gli Stati Uniti hanno una strategia egemonica
    sistematica. Prima definiscono obiettivi geostrategici e poi si danno
    da fare per trovare una situazione che consenta loro di far
    progredire il loro progetto. Ricordi quel che è successo proprio
    prima della Guerra del Golfo. Saddam Hussein parlò con
    l'ambasciatrice degli Stati Uniti e le disse che non ne poteva più
    del Kuwait, che gli rubava il petrolio. Le annunciò che si apprestava
    ad invadere militarmente quel Paese. L'ambasciatrice gli chiese
    quarantotto ore. Due giorni dopo tornarono a parlarsi.
    L'ambasciatrice spiegò a Hussein che nessun trattato di mutua
    assistenza legava gli Stati Uniti ed il Kuwait. Hussein suppose che
    l'ambasciatrice si fosse consultata con Washington ed invase il
    Kuwait. Cadde nella trappola.

    D. Dunque lei non scarta alcuna macchinazione...

    Infine, che importanza ha che io scarti o no questa o quella ipotesi?
    Chi sa cosa sta dietro gli attentati dell'11 settembre? Il fatto è
    che gli Stati Uniti hanno colto immediatamente questa possibilità per
    lanciarsi nella guerra in Asia Centrale.

    D. Vuoi dire in Afghanistan?

    No. Non mi sono sbagliato. Dico intenzionalmente guerra in Asia
    Centrale. Negli ultimi dieci anni, celebri esperti statunitensi hanno
    pubblicato un'infinità di libri e relazioni per spiegare che gli
    Stati Uniti devono assumere il controllo dell'Asia Centrale ex
    sovietica e del Caucaso. Secondo alcuni, è indispensabile farlo per
    impadronirsi del petrolio e del gas del Mar Caspio. Per altri, fra i
    quali molti militari, stabilirsi in modo duraturo nel cuore
    dell'Eurasia è la chiave che permetterà agli Stati Uniti di stringere
    in una morsa tre Paesi importanti: Russia, Cina ed India. Gli ultimi
    due e, forse, domani, la Russia, se riesce ad uscire dal caos nel
    quale si trova, hanno la capacità di resistere alla globalizzazione
    transnazionale che Washington vuole imporre sul Pianeta. Ciò ostacola
    i piani statunitensi.

    Controllare il petrolio ed il gas dell'Asia Centrale non è solo
    redditizio economicamente, ma può risultare un'arma di pressione
    poderosa. Cina ed India hanno bisogno di queste risorse energetiche.
    Ne dipendono sempre più. Se si mostrano troppo recalcitranti O
    indipendenti, Washington chiuderà i rubinetti del gas e del
    petrolio...

    Consolidando il loro insediamento nella regione, Gli Stati uniti
    potranno, inoltre, seminare zizzania fra Cina e Russia o fra India e
    Cina, per evitare un eventuale avvicinamento strategico fra quei
    Paesi.

    D. Questa presenza statunitense in Eurasia pare inquietare molto
    l'Iran...

    L'Iran ha anche troppe ragioni per preoccuparsi, perché si sente
    accerchiato. Una volta insediati in Asia Centrale, gli Stati Uniti
    potranno mettere l'Iraq ancora più alle strette e fare più pressioni
    su Siria ed Egitto. Questa prospettiva riempie di soddisfazione
    Israele.

    L'imperialismo collettivo

    D. Nel suo libro "L'egemonismo degli Stati Uniti e la scomparsa del
    progetto europeo", pubblicato due anni fa in Francia e l'anno scorso
    in Spagna, lei spiega che, con la Guerra del Golfo, gli Stati Uniti
    hanno inaugurato una terza fase di conquista imperialista del
    Pianeta...

    La prima si è avuta nei secoli XVII° e XVIII°, con la conquista
    dell'America e la tratta dei neri. La seconda si è sviluppata nel
    XIX° Secolo, con la conquista di Africa ed Asia. Poi si è avuta una
    controffensiva dei popoli: indipendenza americana, rivoluzione degli
    schiavi haitiani, grandi movimenti di liberazione nazionale in Asia
    ed Africa... Ora stiamo entrando nella terza fase, che
    definisco "imperialismo collettivo della triade".

    D. Stati Uniti, Europa e Giappone?

    Esattamente. Oggi, ad imporre la sua legge, è il capitale
    transnazionale e multinazionale statunitense, europeo e giapponese,
    che a volte può avere le sue divergenze mercantili ma che ha
    interessi comuni rispetto al Sud. Questo imperialismo della triade ha
    bisogno di una punta di lancia, per continuare ad imporsi: è il ruolo
    che assume l'egemonismo statunitense. Senza la forza militare degli
    Stati Uniti, l'imperialismo della triade non può avanzare. Ho
    trattato brevemente la questione nel libro che lei cita ed è il tema
    centrale di quello che ho appena terminato.

    D. Potrebbe sintetizzare le sue tesi?

    Il periodo seguito alla Seconda Guerra Mondiale (1945 1980), si è
    caratterizzato per l'egemonia della Sinistra. Ciò si è dovuto alla
    doppia sconfitta del fascismo e del vecchio colonialismo come alla
    vittoria dell'Unione Sovietica. Si crearono sistemi di regolazione
    sociale: il welfare state nel mondo occidentale, il sistema sovietico
    e le diverse varianti nazional populiste nel Sud. Questo capitolo
    della storia è terminato. Le forze che hanno animato questa fase si
    sono erose. Il loro declino ha creato le condizioni per un'offensiva
    della Destra. Il momento storico che viviamo oggi è quello
    dell'egemonia della Destra, una Destra brutale che mobilita tutti i
    mezzi politici e militari a sua disposizione per imporre un nuovo
    ordine economico e sociale.

    (Samir Amin riflette qualche secondo)
    Certo, non è nulla di nuovo. Cose simili sono già accadute nella
    storia. Gli ultimi a cercare di imporre con la forza i loro progetti
    di "ordine nuovo" furono la Germania di Hitler ed il Giappone
    imperiale. Cozzarono contro la resistenza dei popoli e contro altri
    imperialismi che aspiravano all'egemonia.

    Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'esistenza stessa dell'URSS obbligò
    gli Stati Uniti a limitare le loro ambizioni. Ciò che risulta nuovo e
    sommamente pericoloso, oggi, è che gli Stati Uniti, che dominano la
    triade, pensano di non dover rendere conto a nessuno.

    (Da una pila di libri estrae "Lo scontro fra le civiltà" di Samuel
    Huntington. È un libro molto significativo, dice guardandolo). La
    tesi di quest'uomo, che non è un cattedratico indipendente, ma un
    funzionario al servizio dell'establishment statunitense, mi ricorda
    il "Mein Kampf", di Hitler...

    D. Ho sentito bene?

    Sì. Mi ha sentito bene. Ricorrere al razzismo è il mezzo che il
    blocco della triade imperialista ha ora deciso di usare per
    consolidarsi: i civilizzati sono minacciati dai barbari (tutti i
    popoli di Asia ed Africa e, forse potenzialmente, i Russi). In questo
    senso, la tematica de "Lo scontro fra le civiltà" mi fa pensare
    al "Mein Kamp". In entrambi i casi si giunge alla stessa logica
    banale: i popoli superiori (ieri i nazisti, oggi gli Statunitensi e
    gli Europei) hanno il diritto di sottomettere i popoli selvaggi alla
    loro dittatura. I popoli superiori possono continuare a godere del
    loro modo di vita solo privando gli altri di qualsiasi speranza di
    condividere i loro vantaggi. È la logica semplice di un razzismo
    fondamentale, che si esprime con tutta la volgarità della quale sono
    capaci Bush o Silvio Berlusconi. Anche "Mein Kamp" è stato un libro
    banale e volgare. Da ciò ha tratto gran parte della sua forza.

    D. È un paragone violento.

    Non è il mio paragone ad essere violento, ma sono il contenuto di
    questo libro e l'ideologia repubblicana statunitense, condivisa o
    tollerata dagli Europei, ad essere violenti. Per eseguire il loro
    compito, i dirigenti del blocco occidentale pensano che non basti
    questo richiamo sfacciato al razzismo. Ritengono, inoltre, che sia
    urgente imbavagliare i movimenti sociali e politici di resistenza che
    si stanno consolidando nel seno dello stesso Occidente civilizzato.
    La lotta contro il terrorismo ha dato loro un pretesto d'oro per
    farlo. Si assiste già alla rinascita del maccartismo, negli Stati
    Uniti. E in Europa, i provvedimenti molto antidemocratici adottati
    contro il terrorismo, presto si rivolgeranno contro l'opposizione al
    modello neoliberista. Si inizia a demonizzare la corrente
    antiglobalizzazione. Si fanno mescolanze perverse fra la violenza
    degli scontri fra manifestanti antiglobalizzazione e polizia e le
    operazioni terroriste... Berlusconi è un esperto in questo campo. Ma
    non è l'unico.

    D. Immagino che il tema sarà ampiamente dibattuto nel Secondo Forum
    Sociale Mondiale, che inizierà a fine gennaio, a Porto Alegre.

    Ovviamente. La strategia di costruzione di un fronte internazionale
    dei popoli contro il progetto della triade e l'egemonia nordamericana
    richiede che la battaglia sia sistematica, contemporaneamente contro
    il liberismo economico e contro la guerra. Per noi risulta evidente
    che la globalizzazione neoliberista e la militarizzazione di questa
    forma di globalizzazione sono divenute inseparabili. Non si può
    lottare solamente contro una o l'altra dimensione del liberismo
    economico nei centri del sistema (Stati Uniti o Europa) e tralasciare
    gli interventi armati nelle periferie. Questi interventi non
    rispondono ad una logica indipendente; al contrario, sono parte
    integrante del dispiegamento dell'economia liberista.

    25 gennaio 2002


    Tratto dal libro "Guerra Globale" Edizioni Punto Rosso

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  2. #2
    Socialcapitalista
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    Si ma le tesi del vecchio Amin ricordano troppo il vecchio socialismo sovietico,

    egli si dimentica di dire che l'integralismo islamico fu aiutato da USA e URSS INSIEME

    così come usa e urss INSIEME crearono, per gli stessi motivi, certi "socialismi" come quello cubano

  3. #3
    SENATORE di POL
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    Per i vecchi comunisti cubani anni cinquanta....anche Fidel Castro.
    E senza gli USA .....che fine avrebbero fatto i comunisti negli anni quaranta? L'estinzione.

    P.S = il modello di "governanti laici" musulmani come Saddam e Assad era Adolf Hitler. Forse anche Yuri lo propone come modello?

    Saluti liberali

  4. #4
    Hanno assassinato Calipari
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    "Il programma YURI il programma"
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    Eccoli quelli ceh se ne intendono di tutto e sanno tutto

    Scendere dal piedistallo please, 500 anni di cacca occidentale in medio oriente sono troppi per poterla nascondere sotto il tappeto

    P.S. Hitler fu finanziato dal nonno di Bush, le cacate sui modelli di Assad e Saddam per poi FARE come Hitler, mi lasciano indifferenti.

 

 

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