
Originariamente Scritto da
Aragorn78
Ciao a tutti, Camerati!
Ho scritto per poco tempo su questo forum un paio di anni fa. Ma non ho mai smesso di leggere (e mi complimento ancora per la vostra capacità, moderatori e utenti, di tenere vivo un centro di riferimento, di dibattito e di informazione fondamentale per tutta l’area).
Ormai non milito da tempo per motivi personali e so che qui di tutto c’è bisogno, in questo momento, fuorché dell’opinione di uno che non è stato in strada a lottare nelle ultime campagne elettorali. Anch’io quand’ero militante non sopportavo i giudizi di chi pontificava ma non si sporcava le mani. E infatti non voglio dare giudizi ma solo esprimere sotto voce un’opinione su questo momento che mi preoccupa in quanto elettore e simpatizzante. E che magari, proprio perché viene dal di fuori rispetto alla militanza, può essere utile, perché alla fine il successo elettorale dipende soprattutto da quanto i non militanti “ci credono” nelle urne. Solo un’opinione, nulla pià, nel massimo rispetto per chi, in ogni partito e movimento, si rompe il culo notte e giorno per l’idea e per trovare la via dell’affermazione.
Come al solito davanti all’insuccesso si inseguono le teorie più disparate, e si conferma anche nei commenti l’atavico problema della frammentazione. L’errore più grande, secondo me, non è nella frammentazione in sé ma nelle ragioni che stanno alla base di questa. E le ragione si riassumono tutte nell’incapacità di avere una visione pragmatica della politica, nell’incapacità di smetterla col folklore e di allattare alle mammelle del passato, fattori che ad ogni stagione producono la solita corsa a chi è più fedele, più alternativo, più coerente, più cazzuto. Ho letto di svolta lepeniana, in altri tempi si parlava di svolta haideriana. Perfetto, questo è quel che ci vorrebbe. E’ chiaro che i programmi possono (e per certi versi devono) essere diversi da quelli lepeniani e haideriani. Ma l’essenza è che bisogna essere in grado di rimanere quel che si è ma di farlo oggi e per il futuro, occupando quello spazio politico (e sottolineo politico) che si chiama “destra” e che in Italia stiamo lasciando in parte alla Lega, in parte persino a Forza Italia. Spazio politico e non ideologico (lo sottolineo perché come al solito, per la serie “arrovelliamoci sul nulla”, è facile che ci impelaghiamo nell’atavico problema del “siamo destra o sinistra”). Uno spazio politico sempre più vuoto e che i nostri contenuti –perfettamente compatibili- dovrebbero riempire con uno scatto di realismo, pragmatismo, attualizzazione dei programmi.
Io credo che questo doveva essere il senso di Alternativa Sociale (e dell’unità auspicata di tutti i partiti e movimenti), al di là della Mussolini che tutti conosciamo e su cui non vale più la pena di indugiare. Questo doveva essere il senso e così non è stato. Perché invece di procedere ad una rielaborazione del pensiero e delle proposte, invece di avere quel senso di eresia (“il massimo della libertà”) che dovrebbe portarci a vincere i tabù per andare avanti, si è preferito come al solito dividersi, andando appresso ai proprietari di orticelli, illudendosi di avere chissà quali idee forza in grado di distinguerci ma in realtà dicendo tutti più o meno le stesse cose, e tutte già vecchie e ripetute.
E ritengo che anche l'alleanza con la CdL, per quanti possano essere i giustissimi motivi di dubbio, sia stata un'occasione persa per fare chiarezza tra coloro che ascoltano, anche per il futuro e per quando l'alleanza finisce. Un'occasione persa anche di confronto tra i dirigenti, di verifica delle convergenze e delle divergenze... E se da un lato manca la concretezza delle piccole pragmatiche proposta e dall'altro mancano le grandi discussioni politiche interne... Beh, vorrei chiedere ai leaders: dove vogliamo andare procedendo per massimi sistemi e barcamenando sul passato?
Non sarà facile riprendersi, ma certo è che più si vive nel passato, più si vive in un incerto antagonismo al sistema (salvo poi dispiacersi se le elezioni di sistema vanno male) e più tardi ci sarà la ripresa.
Per creare un soggetto unitario ci vuole una elaborazione culturale e programmatica lunga, paziente, e qua dentro chi ha più esperienza lo sa milioni di volte meglio di me. Qui invece ad ogni "stronzata" (anche solo un’intervista) viene la fregola e si urla ai soliti tradimenti… Si danno per importanti notizie su sezioni di 8 persone che si dividono in 2 da 4... Mentre si approvano le finanziarie qui pare che si dia più importanza alla Bolivia o che so io... Bisogna andare avanti, oltre. Ma il lavoro deve iniziare dal basso, dai militanti (grandi, grandi, grandi tutti!) ai simpatizzanti agli elettori. Dal presentarsi alla gente, a noi simpatizzanti ed elettori, come forza proiettata nel futuro, in grado di comunicare, di mettersi in discussione, di vincere i propri stessi tabù (ho letto Tòmas parlare di grandi opere e concordo, ho letto di folklore incapacitante e concordo, ma altri tabù possono essere sfatati senza per questo scadere nella sindrome auto-castrante da tradimento), di fare proposte adeguate ad incidere su questo sistema, in questo mondo ed in questo tempo. Di affrontare i temi nuovi, di dire cosa si può fare e cosa no, con una nuova strategia di comunicazione, una nuova strategia di integrazione con la società, dicendo cosa si condivide e non cosa non si condivide degli alleati di turno, altrimenti la gente non capisce più niente. Lasciando da parte proposte massimaliste, utopie, elucubrazioni, fondamentalismi (siano essi cattolici o laici), abbandonando slogan e folklore e dichiarazioni di principio alle quali normalmente l’italiano a cui ci si rivolge risponde “sì, ho capito la tradizione, il socialismo nazionale, il bunker, chavez, il concilio, le sette, l'alta finanza, rothschild, il paganesimo, la cia, il demoplutogiudaico bla bla bla… ma mi spieghi cosa cazzo metteresti in una legge finanziaria e come recupereresti i soldi? Mi fai una proposta concreta sulla scuola? Ho capito che sei contro il precariato, ma in concreto?”. Altrimenti non si andrà mai avanti e il mondo corre... Immigrazione, famiglia, economia... Non ci vuole molta fantasia nel determinare i capisaldi di una proposta politica. Ma ci vuole fantasia e disponibilità a mettersi in discussione per renderli attuali e vincenti. Come successo sul Mutuo Sociale, per esempio.
E, ripeto, occupando con realismo e pragmatismo (e con una nuova strategia di comunicazione) lo spazio politico di “destra”, non ideologico. Perché è di destra, della “nostra destra” che molti sentono la mancanza.
Non so se v’interessa, credo che il discorso –lo sapete meglio di me- sia più articolato e magari questo post non è molto comprensibile o degno di nota, ma ritenevo giusto, essendo uno che ha contribuito a quello 0,...% di fiducia, che chi milita e dirige sapesse cosa pensano gli elettori e i simpatizzanti, che forse più di altri sanno cosa spinge altri simpatizzanti a non essere più elettori. Spero che possa comunque essere utile a tutti (vedo che c'è chi ha ruoli di responsabilità) sapere cosa pensi chi non milita (o non milita più per motivi personali come me) ma vota, simpatizza e fa proselitismo.
Ora mancheranno i soldi, niente rimborsi, niente deputati... Ma ci piacerebbe comunque cominciare a sentire parlare di cose d'oggi
Grazie per l'attenzione e… A Noi!