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  1. #1
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    Predefinito Art. 18: Una domanda semplice semplice

    Di fronte alle polemiche riguardo alla presunta inutilità, o pericolosità del referendum sull'art. 18, c'è un solo modo per rispondere: ricordare a tutti la semplicità del quesito.
    E' giusto o no che il lavoratore licenziato senza giusta causa abbia diritto alla conservazione del posto di lavoro, e questo indipendentemente dalle dimensioni dell'impresa?

    E' la semplicità del quesito a dare l'esatta percezione della pretestuosità dei tanti no astiosi provenienti da larghi settori dell'Ulivo e da parte di CISL e UIL.
    Certamente, il referendum non sarà in grado di risolvere le altre questioni aperte; su tutte, la condizione di precarietà diffusa, merito soprattutto delle politiche dei governi precedenti, rispetto alla quale è divenuto urgente intervenire per dare forza e diritti a chi non li ha.

    Ma cosa c'entra tutto ciò con la volontà dichiarata di negare al licenziato senza giusta causa, fosse anche l'ultimo a poter godere di un vero contratto di lavoro, il diritto ad essere reintegrato nel posto di lavoro?

    Questo referendum potrebbe rivelarsi una iattura, certo, per i meccanismi che potrebbero mettersi in moto nel caso di una sua sconfitta. Ma proprio per questo, è d'obbligo intervenire per avviare un'ampia discussione che faccia chiarezza sulla reale portata di un'iniziativa referendaria finalizzata ad estendere dei diritti e che non può essere trasformata in una consultazione su dei diritti che la sconfitta del referendum non potrebbe in ogni caso scalfire.
    Pur nella diversità di opinioni riguardo all'opportunità o meno di estendere il reintegro anche nelle imprese sino a 15 dipendenti o di tendenza, sarebbe infatti grave un atteggiamento volto a lasciare l'iniziativa nelle mani di chi, lo si sa per certo, ha già pronto nel cassetto un più ampio progetto di demolizione del sistema di garanzie.

  2. #2
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    Predefinito Re: Art. 18: Una domanda semplice semplice

    Originally posted by Francor
    Di fronte alle polemiche riguardo alla presunta inutilità, o pericolosità del referendum sull'art. 18, c'è un solo modo per rispondere: ricordare a tutti la semplicità del quesito.
    E' giusto o no che il lavoratore licenziato senza giusta causa abbia diritto alla conservazione del posto di lavoro, e questo indipendentemente dalle dimensioni dell'impresa?

    Credo proprio che sia il modo migliore per porre il quesito, di fronte a chi cerca di complicarlo e di renderlo adirittura "una iattura" che potrebbe "portare al collasso economico il paese", cercando di dribblare proprio il contenuto del referendum e d parlare di altro. Ma chi fa politica in mezzo alla gente sa bene che gli italiani (di destra o di sinistra, non importa) non sono così stupidi da gettarsi in fiume dietro al politico o al sindacalista di turno.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  3. #3
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    Predefinito

    Ho una impresa di 12 dipendenti: dico assolutamente sì al referendum, sono schierato con convinzione per il sì e non mi tirerò da parte nel dicutere anche all'interno della mia azienda sull'importanza di andare a votare e schierarsi per il sì.

    Da imprenditore dico che l'estensione dell'art.18 è un diritto sacrosanto del lavoratore e che il giorno in cui questo tipo di norme impediranno alla mia impresa di restare sul mercato, allora mi farò un profondo esame di coscienza e mi farò di parte perchè ciò sarà dovuto solo ed esclusivamente alla mia incapacità.

    Il progressismo a chiacchere sono in tanti a farlo, ma in concreto è un altro paio di maniche: troppo comodo rimediare alle proprie incapacità o alla non competitività dei propri prodotti guardando solo ed esclusivamente alla riduzione dei costi a spese del lavoratore.

    La mia azienda opera in un settore che viene da due anni di profondissima crisi e facile sarebbe stato ridurre il personale. Abbiamo deciso di non farlo riducendo a zero il nostro profitto e aumentando gli investimenti nell'azienda in cui crediamo davvero. Oggi questa scelta dettata non solo dai nostri principi, ma anche da una chiara strategia a lungo termine, ci sta premiando e siamo fra le pochissime aziende che in Italia hanno ricominciato ad assumere nel nostro settore.

    Chi si schiera contro l'estensione dell'art. 18 tirando fuori i soliti argomenti triti e ritriti, o è in malafede o non ha la minima idea di che cosa voglia dire fare impresa, e sono davvero amareggiato nel costatare come anche a sinistra ci sia chi scredita questo referendum.

    Si può discutere all'infinito se il referendum sia o meno lo strumento adeguato, e se estendere l'art. 18 sia effettivamente un punto intorno al quale dare battaglia, ma ora è il momento di fare quadrato ed almeno a sinistra sarebbe stato auspicabile un voto 'senza se e senza ma'. Peccato, ma in fondo anche questo è coerente e sintomatico della qualità e della 'profondità' anche politica di molta della classe dirigente di sinistra...

    Cordialmente,
    Etrusco

  4. #4
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    Predefinito Grazie

    Ringrazio Etrusco per la sua testimonianza molto significativa!

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





 

 

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