1992 ROMA TREMA
NORD LIBERO E FEDERALE
Dalla fondazione Salvadori il progetto di una nuova Costituzione
Un altro passo verso le riforme. Dalla Fondazione Bruno Salvadori arriva il primo atto di guerra vera contro la partitocrazia dopo le elezioni. «Abbiamo firmato - annuncia il segretario federale ai 30mila che il 10 maggio hanno raggiunto il prato di Pontida - un documento che dà vita alla fondazione che ha il compito di produrre una nuova costituzione federalista, adatta a trasformare questo vecchio Stato in uno Stato democratico e federalista in cui sarà prevista la libertà dei popoli del Nord». E’ un’altra pietra miliare, è il progetto che porta il nome “Progetto Nord Libero unito e federale”, il cui presidente è Gianfranco Miglio. Obiettivo: lo studio e la proposizione di una costituzione federale che garantisca ai popoli del Nord di difendere la propria identità e di vivere liberi accanto agli altri popoli della penisola e delle isole. E’ una risposta forte a chi in quel periodo a Roma non aveva voluto concedere alla Lega alcune vicepresidenze che le spettavano di diritto. Al contrario, i partiti centralisti “nel mercato delle pulci di Montecitorio” avevano intenzione di coinvolgere la Lega - si legge dalla cronaca di Pontida di “Lombardia Autonomista” - in giochetti di spartizione. «Ma noi - ha ribadito Bossi - siamo andati a Roma a combattere, non a prendere le cariche della partitocrazia, non per integrarci al vecchio sistema. Se vogliamo veramente che cambi qualcosa, dobbiamo obbligarli a correrci dietro, perché noi abbiamo l’energia di andare per la nostra strada». Un’energia, spiega il segretario, che nasce dal fatto che «a questa causa abbiamo legato e stiamo legando la nostra vita, è molto più dell’onestà. Il giuramento salda nei fatti la volontà popolare al movimento politico da una parte e agli eletti nelle istituzioni dall’altra».
Dalla politica poi Bossi passa al mito, paragonando il Carroccio ad «Anteo, un gigante che traeva la sua immensa forza dalla terra, perché la terra era la sua madre. Allo stesso modo la carica dirompente della Lega viene dal basso, essa trova la sua forza nella sovranità popolare di cui è l’interprete più diretta e qualificata».
E in tempi assolutamente non sospetti, Bossi mette in guardia sulle aspettative poste nella classe dei giudici nella prospettiva di un possibile cambiamento: «Non illudiamoci che basti un Di Pietro per sanare la situazione, non basta mettere in galera qualche ladrone». Al contrario, fa capire il segretario, per risanare l’enorme debito pubblico, per rimettere in sesto i servizi sociali, l’amministrazione pubblica, la giustizia occorre una volontà di risanamento che parta dal basso. E’ indispensabile, è il messaggio che arriva da Pontida, come ha insegnato Montesquieu, che il potere legislativo, esecutivo e giudiziario siano separati e indipendenti gli uni dagli altri. L’attenzione al futuro della magistratura fa già capolino in questa Pontida del 1992: «Come ha scritto Hamilton, esiste un solo tipo di organizzazione statale in cui massimamente libera è la magistratura: l’organizzazione federalista. Nel federalismo governo centrale e governi periferici contrattano le leggi attraverso un ago della bilancia che è il potere giudiziario. Se dei giudici ora si stanno muovendo lo fanno anche grazie al tunnel che noi abbiamo creato lottando per anni. Proprio per questo il Nord non può affidare il suo destino nelle mani dei magistrati, lo deve affidare alla Lega che, conquistando il federalismo, può rendere autonoma la magistratura».
A prendere la parola in quella Pontida anche il professor Gianfranco Miglio: «Questo è l’ultimo omaggio che facciamo allo Stato unitario, se non ci concederanno quello che vogliamo apriremo la via per l’indipendenza della Repubblica del Nord».




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