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    ANTIMASSONE
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    Exclamation Le mani della grande finanza sul Campionato di Calcio !

    LE MANI DI GERONZI SUL CAMPIONATO

    Roma, Lazio, Perugia e Parma sotto il "controllo" dell'Istituto capitolino

    Mauro Bottarelli



    Silenzio. Non esiste arma migliore per depotenziare una possibile mina vagante che annegarla in un mare di silenzio, renderla docile e innocua, tramutare l’inedito in edito e scontato, ridurre alla chiacchiera da bar quella che è una denuncia grave e circostanziata.
    Il “Corriere della Sera” nella sua edizione di domenica scorsa ha pubblicato un’inchiesta di quelle che fanno rumore: stando ai dati tratti dal bilancio 2002 di Capitalia, la banca d’affari di Cesare Geronzi, si scopre che l’istituto è di fatto “controllore” di quattro squadre di serie A: Roma, Lazio, Perugia e Parma. Nulla di illegale, a termine di legge: le norme che regolano il calcio professionistico vietano il controllo azionario di due o più squadre da parte di uno stesso proprietario e Capitalia, ad oggi, non possiede in pianta stabile la maggioranza del capitale sociale di nessun club. Certo, il fatto che il Perugia sia per il 99,5% in pegno alla banca d’affari romana apre qualche spiraglio di dubbio (quantomeno sul buongusto) ma è un altro il fatto che indigna: ovvero che il presidente della Federcalcio, Franco Carraro, uomo formalmente chiamato a valutare eventuali irregolarità al riguardo, sieda proprio nel consiglio d’amministrazione di Capitalia. Alla faccia del conflitto d’interessi, del calcio malato, del giocattolo rotto dai troppi interessi in gioco: eppure, silenzio.
    Avete sentito una sola parola al riguardo nelle decine di trasmissioni sportive andate in onda tra domenica e ieri? Nulla, tutto va bene madama la marchesa. La cosa non ci stupirebbe troppo, in effetti: nel bene e nel male, siamo in Italia. Però, cari amici e tifosi, è difficile dimenticare i piagnistei che giungono copiosi dal Tevere in giù contro i complotti del Nord, contro gli arbitri servi dell’asse Milano-Torino, contro i poteri forti rappresentati da Adriano Galliani, presidente di Lega e anche “di fatto” del Milan. Un conflitto d’interessi, quest’ultimo, che produce ulcere ai vari opinionisti “ahò” della stampa capitolina, pronti a mettere a repentaglio le corde vocali per strillare ai quattro venti lo scandalo che uccide e falsa “il gioco più bello del mondo”.
    Scusate, ma quello di Carraro e di Capitalia non è forse un conflitto d’interessi ben più grave di quello rappresentato da Galliani che, nel bene o nel male, è stato eletto a quel ruolo con i voti di tutti i presidenti di club, compresi gli smemorati che un secondo dopo hanno cominciato a puntare il dito contro di lui? Chissà, forse la latitudine da cui partono le accuse ha anche il potere di rendere le stesse più o meno efficaci e gravi: se a sospingerle è il ponentino apriti cielo, se è “il vento del Nord” diventano subito un refolo primaverile.
    Giova ricordare, e lo facciamo con enorme piacere, che il coinvolgimento quanto meno sospetto di Capitalia nel campionato di calcio italiano non è proprio una materia freschissima, pur non togliendo nulla all’inchiesta del “Corriere”. Guardate cosa scriveva, nel 1999, Gianfranco Teotino sul suo settimanale “Rigore”: «Il più esplicito ad affrontare il problema è stato il direttore del “Corriere dello Sport”, Italo Cucci, che ha scritto che “anche Carraro è sottoposto alle raccomandazioni e ai diktat di una Suprema Volontà”. Neppure Cucci però ha “osato” svelare il mistero. E allora lo scriviamo noi il nome di quel personaggio che ormai tutti, fra sussurri e grida, considerano il “Grande Vecchio” del calcio italiano. Si tratta di Cesare Geronzi, presidente della Banca di Roma, rubinetto di molte società di serie A (Roma, Perugia, Lazio, Napoli, Salernitana), padre di due ragazze, una delle quali lavora con Carraro alla Lega calcio e l’altra è in quella società, la Gea, di cui abbiamo parlato nei numeri scorsi di Rigore come di una nuova “lunga mano” nella gestione dei calciatori e del mercato, e nella quale, guarda la combinazione, è in qualche modo coinvolto Roberto Mancini, attraverso il suo procuratore. Dimenticavo - conclude Teotino - Geronzi è stato anche il promotore, qualche mese fa, alla vigilia di una certa partita piuttosto bagnata tra Perugia e Juventus, di un incontro tra Gaucci e Cragnotti che non fu molto gradito in casa bianconera».
    Alla faccia del conflitto d’interesse, alla faccia della trasparenza tanto invocata dai piagnoni del rettangolo verde. Ma tanto per dimostrare che quanto detto finora è ben poca cosa rispetto alla realtà dei fatti e che, in fondo, Galliani è da considerarsi il manager più disinteressato del mondo, quasi una onlus del calcio, leggetevi cosa scriveva sempre lo stesso Teotino sul numero del 2 marzo di “Rigore” riguardo un’altra creatura della galassia Geronzi, ovvero la famigerata Gea.
    «Si chiama Gea. Una sigla piccola piccola che nasconde affari e giri di soldi molto grandi. È l’agenzia dei “figli di”. Figli di Cesare Geronzi, presidente della Banca di Roma, “rubinetto” fondamentale di molte società di serie A, Sergio Cragnotti e Calisto Tanzi. Si chiamano Chiara, Andrea e Francesca, nomi comuni ma cognomi importanti. La Gea si occupa di gestire l’immagine dei giocatori e di trovare sponsor tecnici e commerciali a loro e alle società: in una parola merchandising. Nella scuderia Gea sono già finiti diversi giocatori di (che coincidenza?) Lazio e Parma: tra i big, Nesta e Cannavaro, che hanno lasciato i rispettivi procuratori Canovi e Fedele. Dov’è il problema? A guardare bene ce ne è più di uno. Innanzitutto il palese conflitto di interessi. Siamo quasi all’assurdo: società di calcio che gestiscono propri e altrui giocatori decidendone futuro, ingaggio, destinazione. La domanda maliziosa sorge spontanea: possono essere totalmente sereni quei giocatori che si trovano ad affrontare la domenica la squadra di chi li gestisce? Una naturale fonte di dubbi, ombre e polemiche di cui il nostro calcio sembra non avere assolutamente bisogno. Nel totale disinteresse di Federcalcio e commissario Petrucci. C’è poi la questione economica. Dietro la gestione dei giocatori si nascondono tante possibilità di guadagno. Facciamo qualche esempio: un procuratore “normale” ha una percentuale sul contratto sportivo e di immagine di un giocatore diciamo del 5%. Ma se l’affare è fatto in casa tra società e agenzia-procuratore, le cifre di ingaggio per il giocatore possono gonfiarsi di pari passo con la percentuale da destinare all’agenzia che può arrivare, sempre come esempio, al 20%.
    «Facciamo due conti: se il contratto per i diritti di immagine di x è di 60 miliardi per y anni, 12 finiscono alla Gea? Un modo per far uscire i soldi dalla porta (della società) e farli rientrare dalla finestra (di casa propria).
    «Si dice poi che nei bilanci di Lazio e Parma dal prossimo anno potrebbe figurare una percentuale fissa molto consistente da corrispondere alla Gea per i contratti di immagine e sponsor che riuscirà a procurare. E non sarà un’impresa: basterà che le due società facciano sapere che chi vuole trattare le sponsorizzazioni con loro deve passare attraverso la Gea. Non è poi difficile immaginare il guadagno che può ottenere l’agenzia in caso di cessione di qualche big da essa gestito. Chiari dunque i profitti della Gea e dunque in principal modo di Geronzi, Tanzi e Cragnotti, ma Lazio e Parma (come società) che ci guadagnano? Ci guadagnano, ci guadagnano. Perché esistono tanti modi, anche e non solo con giocatori più o meno noti, per far quadrare conti e bilanci.
    «Il primo grande nome agganciato dalla Gea è stato Nesta. Il capitano della Lazio è stato a lungo corteggiato (da film di spionaggio una prima avance durante una passeggiata in Mercedes). All’inizio ha resistito, poi però è stato convinto a lasciare Canovi, grazie ad una offerta irrinunciabile: un ricchissimo compenso (si parla di 2 miliardi) al fratello di Nesta, Fernando, per lasciare lo studio Canovi dove lavorava, e passare alla Gea come procuratore di Alessandro: il regolamento infatti consente di farsi rappresentare da un parente di primo o secondo grado. Il timore dei tifosi della Lazio è che dietro l’operazione si nasconda l’intenzione di cedere il capitano realizzando un’incredibile plusvalenza (Nesta viene dal vivaio) e un ulteriore guadagno attraverso la Gea...».
    Senza parole, meglio il silenzio. Lo stesso che Roma ha steso sui propri giochini paralleli gridando allo scandalo della pagliuzza milanese mentre la trave di Capitalia li accecava.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito

    Carraro è un pagliaccio, l'ho sempre sostenuto.
    Fa parte di quella cerchia di persone che sono nel calcio da tanti, troppi anni, e che si dovrebbero far da parte.

    CARRARO DIMETTITI!
    ULTRAS MODUS VIVENDI

  3. #3
    ANTIMASSONE
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