Autore...... un liceale
Pomeriggio di primavera, redazione del giornale scolastico, eravamo per caso al classico. La mia classe. Era stata appesa da qualche settimana di fronte alla cattedra una bandiera arcobaleno della Pace. Non c’era stato eccessivo dibattito. Anzi, a parte qualche fervente sostenitore e contrario, regnava una maggioranza indifferente. Alcuni la ritenevano inutile, altri ipocrita, ad altri piaceva. Il suo significato era confuso, spesso sconosciuto o mal interpretato.
La bandiera arcobaleno è diventato il simbolo dei movimenti contro la guerra, o meglio contro questa concezione di guerra.
L’elenco delle sigle che ha mosso la campagna è straordinariamente variegato per composizione, religiosa, politica, sociale; non privo di contraddizioni.
La bandiera è semplicemente un simbolo, non porta la pace più di quanto un crocifisso porti il Cristianesimo, e senz’altro si può essere per la portatori di pace (cioè pacifista, termine a cui è seguita una sbagliata interpretazione) anche senza. Per di più talvolta è stata usata per scopi ben diversi dalla pace.
Ma non è bandiera di parte. Diventa bandiera di parte quando solo una parte ha il coraggio di stenderla. Diventa di parte quando si esce dal facile buonismo per darle un valore umano e quindi anche politico. Ma proprio perché è e un valore politico deve essere priva di “se e ma” di fazione ideologica quali esistono anche se in frange molto ridotte.
Diventa bandiera di parte quando anche purtroppo un certo fondamentalismo religioso-politico, anche cattolico, che non accetta ragioni diverse per una comune pace almeno militare. Bollando, questa volta falsamente, come ideologico l’altro, dove per ideologico si intede il catto-comunismo imperante; ma del resto questo è un campo dove possono vantare notevoli successi essendo, per fortuna, il comunismo caduto una quindicina di anni fa.
Qual è quindi la pace più ideologica o faziosa? Trincerata nell’ipocrisia di chi come il nostro assessore regionale all’Istruzione Giampiero Leo, si batte contro “l’iride che divide”, poi digiuna per il Sermig, che ha le posizioni più radicalmente pacifiste del movimento, e poi milita e vota in un partito (Forza Italia) a favore della politica estera americana, per una guerra “giusta e legittima” (parola di Presidente), così che dalla pace dell’anima passa alla pace della bomber intelligenti di una guerra certamente ideologica.
E’ vero che la politica ha il dovere di non escludere la soluzione armata talvolta necessaria, ma se crede in alcuni valori non può appoggiare ideologia della guerra ad ogni costo com’è stato per l’Iraq.
La bandiera deve essere quindi testimonianza di un impegno e di un valore anche politico che consideri la guerra come soluzione sempre sbagliata. Non è una posizione ideologica perché riconosce la realtà che talvolta impone una guerra, ma ideale. E’ una bandiera che porta un valore, utopico e forse buonista. Ma allora era buonismo pensare che un nero ed un bianco andassero insieme all’università o su un traghetto del Mississippi, era buonista Jan Palach (di cui canta Francesco Guccini) che credeva nella libertà, e per questo si è fatto bruciare a Praga. Era uno sciocco quel ragazzo che fermava i carri armati in Piazza Tienammen, o Giacomo Matteotti che denunciava le angherie del Fascismo…
Un prete, Don Lorenzo Milani, scrisse, su una parete della propria scuola un grosso: “I Care. E’ il motto intraducibile dei giovani americani migliori, il contrario esatto del motto fascista me ne frego. I care: me ne importa, mi sta a cuore, mi riguarda, me ne occupo. Perché so che posso e dico che devo. Perché so che il problema degli altri è uguale al problema mio.”
E’ utopia dunque la pace assoluta, ma non ci sarà certamente un miglioramento aspettandolo sempre dal altri, tra cui i potenti di turno. Ma in una democrazia sta noi portare avanti i nostri valori, anche, con le bandiere.




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