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    Predefinito Gianni Vattimo, discutiamo sulla conoscenza

    Il pensiero debole di Gianni Vattimo


    Per informazioni su Vattimo.... http://www.dspe.net/delegazione/index.asp

    Vattimo, in sintonia con Lyotard, è convinto che la modernità abbia ormai fatto il suo tempo e che, se i il postmoderno è l'esperienza di una fine, lo sia, in primo luogo, in quanto esperienza della " fine della storia ", cioè della concezione moderna della storia come corso unitario e progressivo di eventi, alla luce dell'equazione secondo cui nuovo è sinonimo di migliore: " la modernità, nella ipotesi che propongo, finisce quando - per molteplici ragioni - non appare più possibile parlare della storia come qualcosa di unitario " ("La società trasparente"). Ragioni che non sono soltanto di tipo intellettuale o fìlosofico, ma anche di tipo storico-sociale, poiché vanno dal tramonto del colonialismo e dell'imperialismo sino all'avvento della società complessa . Infatti, se il riscatto dei popoli sottomessi ha reso problematica l'idea di una storia centralizzata e mossa dall'ideale europeo di umanità, l'affermarsi del pluralismo e della società dei media ha minato alla base la possibilità stessa di una storia unitaria. Come dimostra il fatto che, se è vero che solo con il mondo moderno, cioè con "l'età di Gutenberg" di cui parla McLuhan, si sono create le condizioni per costruire e trasmettere un'immagine unitaria e globale della storia umana, è altrettanto vero che con la diffusione delle tecnologie multimediali si è avuta una moltiplicazione dei centri di raccolta e di interpretazione degli avvenimenti: " la storia non è più un filo unitario conduttore, è invece una quantità di informazioni, di cronache, di televisori che abbiamo in casa, molti televisori in una casa " ("Filosofia al presente"). Vattimo è persuaso che i "grandi racconti" legittimanti della modernità facciano parte di uniforma mentis "metafìsica" e "fondazionalista" ormai superata. Di fatto, egli ritiene che il passaggio dal moderno al postmoderno si configuri come un passaggio da un pensiero "forte, ad un pensiero "debole". Per pensiero forte (o metafisico) Vattimo intende un pensiero che parla in nome della verità, dell'unità e della totalità, (o ovvero un tipo di pensiero illusoriamente proteso a fornire "fondazioni" assolute del conoscere e dell'agire. Per pensiero debole (o postmetafisico) intende un tipo di pensiero che rifiuta le categorie forti e le legittimazioni onnicomprensive, ossia un tipo di ragione che, insieme alla ragione-dominio della tradizione, ha rinunciato a una " fondazione unica, ultima, normativa " ("Il pensiero debole"). Il pensiero debole si presenta esplicitamente come una forma di nichilismo , vocabolo che il filosofo torinese considera " una parola chiave della nostra cultura, una sorta di destino del quale non possiamo liberarci senza privarci di aspetti fondamentali della nostra spiritualità " ("Le mezze verità"). Con questo termine, che Vattimo non usa in maniera spregiativa (" come se fosse un insulto ") bensì in maniera positiva e propositiva, egli intende la circostanza in cui, come aveva profetizzato Nietzsche, " l'uomo rotola via dal centro verso la X ", ossia quella specifica condizione di assenza di fondamenti in cui viene a trovarsi l'uomo postmoderno in seguito alla caduta delle certezze ultime e delle verità stabili. Di conseguenza, egli ritiene che il nichilismo non vada combattuto come un nemico, bensì assunto come nostra unica chance. Infatti, agli uomini del XX secolo non rimane che abituarsi a " convivere con il niente ", ovvero a " esistere senza nevrosi in una situazione dove non ci sono garanzie e certezze assolute ". Da ciò la tesi-programma secondo cui " oggi non siamo a disagio perché siamo nichilisti, ma piuttosto perché siamo ancora troppo poco nichilisti, perché non sappiamo vivere sino in fondo l'esperienza della dissoluzione dell'essere " ("Filosofia al presente"), ossia perché siamo ancora affetti da una qualche forma di nostalgia per le totalità perdute. Infatti, il nichilismo compiuto di cui parla Vattimo non è un nichihsmo risentito o nostalgico, ovvero un nichilismo tragico, ossessionato dal crollo degli assoluti e dal pathos del non senso. Esso non è neppure un nichilismo forte, proteso a edificare, sulle macerie della metafisica, dei nuovi assoluti, ovvero un nichilismo che al posto della volontà creatrice di Dio colloca la volontà creatrice dell'uomo. Vattimo è piuttosto un nichilismo debole o della leggerezza, ovvero un tipo di nichilismo che, avendo vissuto sino infondo l'esperienza della dissoluzione dell' essere, non ha nè rimpianti per le antiche certezze nè smanie per nuove totalità. Da ciò il suo carattere costitutivamente postmoderno e la sua consonanza con l'uomo di buon temperamento di cui parlava Nietzsche nella filosofia del mattino descrivendolo come un individuo libero dal risentimento, privo " del tono ringhioso e dell'accanimento: le note fastidiose caratteristiche dei cani e degli uomini invecchiati a una catena ". Ad avviso di Vattimo, gli ispiratori del postmoderno sono Nietzsche e Heidegger: " l'accesso alle chances positive che [...] si trovano nelle condizioni di esistenza postmoderne è possibile solo se si prendono sul serio gli esiti della 'distruzione dell' ontologia operata da Heidegger e, prima, da Nietzsche. Finché l'uomo e l'essere sono pensati, metafisicamente, platonicamente, in termini di strutture stabili che impongono al pensiero e all'esistenza il compito di 'fondarsi', di stabilirsi (con la logica, con l'etica) nel dominio del non diveniente, riflettendosi in tutta una mitizzazione delle strutture forti in ogni campo dell'esperienza, non sarà possibile al pensiero vivere positivamente quella vera e propria età postmetafisica che è la post-modernità ". ("La fine della modernità"). Da Nietzsche Vattimo desume innanzitutto l'annuncio della " morte di Dio " cioè la teoria del venir meno dei vari assoluti metafisici (compresa l'idea di soggetto). Da Heidegger mutua la concezione epocale dell'essere, cioè la tesi secondo cui l'essere non è, ma accade, e la connessa persuasione secondo cui l'accadere dell'essere non è altro che l'aprirsi linguistico delle varie aperture storico-destinali, ossia dei vari orizzonti concreti entro cui gli enti diventano accessibili all'uomo e l'uomo a se stesso Questa ontologia epocale comporta una radicale temporalizzazione dell' essere, cioè, per Vattimo, un suo strutturale indebolimento: " alla fine, il pensiero di Heidegger sembra potersi riassumere nel fatto di aver sostituito all'idea di essere come eternità, stabilità, forza, quella di essere come vita, maturazione, nascita e morte: non è ciò che permane, ma è, in modo eminente [...] ciò che diviene, che nasce e muore. L'assunzione di questo peculiare nichilismo è la vera attuazione del programma indicato dal titolo 'Essere e tempo' " ("Al di là del soggetto"). Il processo di indebolimento dell'essere , la fine della metafisica e il trionfo del nichilismo sono dunque fenomeni intercollegati. Tuttavia, Vattimo è convinto che la metafisica (come il passato in generale) non sia una sorta di " abito smesso ", ossia qualcosa che si trovi completamente alle nostre spalle e con cui non abbiamo più alcun rapporto "destinale". Tant'è vero che per mettere a fuoco l'atteggiamento del pensiero postmetafisico nei confronti del passato egli si rifà alla nozione heideggeriana di Verwindung. Termine che, in virtù della famiglia di significati cui rimanda (guarigione, accettazione, rassegnazione, svuotamento, distorsione, alleggerimento ecc.), allude al rimettersi da una malattia (in questo caso: la metafisica o il passato) nella rassegnata consapevolezza che di essa siamo comunque destinati a portare le tracce. Tracce che si manifestano nel fatto che non possiamo esimerci dall'usare le categorie della metafisica e del passato, sia pure distorcendole in senso debole e postmetafisico, ossia nichilistico (il nesso di accettazione/distorsione che è proprio della Verwindung trova un caso emblematico nella secolarizzazione, la quale, come ha mostrato Weber, è sempre un processo di conservazione/connessa). All'idea di Verwindung è legata un'altra nozione che Vattimo desume da Heidegger: quella di Andenken (rimemorazione). L'atteggiamento rimemorante nei confronti della metafisica non scaturisce da un sentimento nostalgico o reattivo, ma dalla pietas nei riguardi del passato, cioè dall' " amore per il vivente e le sue tracce ". Verwindung, Andenken e pietas significano dunque che noi siamo legati al passato da una sorta di cordone ombelicale ermeneutico. Cordone che possiamo attenuare o distorcere, ma non annullare A questo punto, dovrebbe risultare chiara la fisionomia dell'uomo post-moderno cosi come la concepisce Vattimo. L individuo post-istorico e post-moderno è colui che dopo essere passato attraverso la fine delle grandi sintesi unificanti e attraverso la dissoluzione del pensiero metafisico tradizionale riesce a vivere "senza nevrosi" in un mondo in cui Dio è nietzscheanamente morto, ossia in un mondo in cui non ci sono più strutture fisse e garantite capaci di fornire una fondazione "unica, ultima, normativa" alla nostra conoscenza e alla nostra azione. In altri termini, l'individuo postmoderno è colui che non avendo più bisogno "della rassicurazione 'estrema', di tipo magico, che era fornita dall'idea di Dio" ha accettato il nichilismo come chance destinale ed ha imparato a vivere senza ansie nel mondo relativo delle "mezze verità", con la raggiunta consapevolezza che l'ideale di una certezza assoluta, di un sapere totalmente fondato e di un mondo come sistema razionale compiuto è solo un mito 'rassicurativo' proprio di un'umanità ancora primitiva e barbara. Un mito che non è affatto qualcosa di "naturale" bensì di culturale, ovvero di storicamente acquisito e tramandato. In sintesi, l'individuo post- moderno è colui che avendo assunto fino in fondo la condizione "debole" dell'essere e dell'esistenza ha imparato a convivere con se stesso e con la propria finitudine (cioè infondatezza), al di là di ogni residua nostalgia per gli assoluti trascendenti o immanenti della metafìsica. Negli ultimi anni, Vattimo è andato sempre più accentuando le valenze etiche del pensiero debole, adoperandosi per un " oltrepassamento della filosofia nell'etica ", e mostrando come siano soprattutto connotazioni morali quelle che distinguono l'uomo postmoderno dall'uomo moderno. In particolare, egli è tornato a insistere sulla natura assolutistica e violenta del pensiero forte e sui caratteri tolleranti e non-violenti del pensiero debole. Caratteri che ne fanno una sorta di secolarizzazione dell'etica cristiana della carità. Tant'è che in " Credere di credere " Vattimo si è proposto di focalizzare la stretta connessione tra eredità cristiana, ontologia debole ed etica della non-violenza: " l'eredità cristiana che ritorna nel pensiero debole è anche e soprattutto eredità del precetto cristiano della carità e del suo rifiuto della violenza. Sempre di nuovo 'circoli': dall'ontologia debole [...] 'deriva' un'etica della non violenza; ma dall'ontologia debole fin dalle sue origini nel discorso heideggeriano sui rischi della metafìsica dell'oggettività siamo condotti perché agisce in noi l'eredità cristiana del rifiuto della violenza… ". Inoltre, contrariamente a Lyotard, Vattimo ha continuato a difendere la validità del concetto di postmoderno, mettendolo in stretto rapporto con la società dei mass-media e della comunicazione generalizzata. A questo proposito, la concezione di Vattimo è diametralmente opposta a quella sostenuta a suo tempo da Adorno e dai francofortesi. Non soltanto i media non producono una generale omologazione ma al contrario, " radio, televisione, giornali sono diventati elementi di una generale esplosione e moltiplicazione di Weltanschauungen, di visioni del mondo " ("La società trasparente"). Ne segue che proprio l'apparente caos della società postmoderna - la quale, lungi dall'essere una società "trasparente", cioè monoliticamente consapevole di se stessa, è piuttosto un " mondo di culture plurali ", ovvero una società " babelica " e " spaesata " m cui si incrociano linguaggi, razze, modi di vita diversi - costituisce la miglior premessa a una forma di emancipazione basata sugli ideali del pluralismo e della tolleranza ossia a un modello di umanità più aperto al dialogo e alla differenza: a tal proposito, in un articolo comparso nel 2002, Vattimo ha scritto, in modo molto significativo: " ora che Dio è morto, vogliamo che vivano molti dèi. Vogliamo poterci muovere liberamente, ma senza alcuna rotondità classica, tra molti canoni, tra molti stili - di abbigliamento, di vita, di arte, di etica - vivendo come un autentico dovere etico e religioso la 'thlipsis', il tormento della molteplicità ". Vattimo, da un iniziale atteggiamento crìtico, mutuato da Heidegger e dalla Scuola di 'Francoforte, verso la "tecnicizzazione del mondo", è andato assumendo (soprattutto in "La società trasparente") un atteggiamento sempre più "amichevole" nei confronti della società avanzata e dei suoi apparati tecnologici e informatici, al punto da identificare la società postmoderna con la società dei media. I media, precisa Vattimo, non sono lo strumento diabolico di un' inevitabile schiavitù totalitaria (alla maniera del Grande Fratello di Orwell), ma il presupposto in atto del possibile avvento di un'umanità spaesata capace di vivere in un " mondo di culture plurali ". In altri termini, rifiutando l'equazione adorniana "media = società omologata" e insistendo sul nesso fra i media e l'assetto pluralistico della società "complessa", Vattimo ha finito per sostenere, non senza qualche enfasi ottimistica (poi ritrattata), che grazie al " mondo fantasmagorico " dei media si è avuta una moltiplicazione dei centri di raccolta e di interpretazione degli avvenimenti, al punto che la realtà, per i postmoderni, coincide ormai con le " immagini " che tali mezzi distribuiscono. La perdita di centro e l'erosione del principio di realtà (che attuano, sul piano tecnologico, ciò che Nietzsche e Heidegger avevano preconizzato sul piano fìlosofico), implicando la distruzione degli orizzonti chiusi, pongono le premesse sia per un tipo di uomo che non ha più bisogno di recuperare nevroticamente le figure rassicuranti dell'infanzia, sia per quella liberazione delle differenze che è propria del post-moderno.


    Che ne pensate?



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  2. #2
    Ospite

    Predefinito MERITEVOLE DI DISPUTAZIONE

    ERRORE. RIMANDO A QUANTO DI COMPIUTO E' RIPORTATO PIU' SOTTO.

  3. #3
    Ospite

    Predefinito MERITEVOLE DI DISPUTAZIONE

    Data ora tarda ho soltanto riprodotto copia stampabile.
    Convinto che la notte sia fatta per dormire e non apportatrice di consiglio-pensante alcuno, mi ripropongo di rileggere, sottolineare e rifletterci sopra nei prossimi giorni, CUN SA BERRITTA IN CONCA ( con il tradizionale-nazionale copricapo sardo in testa ) ottimo per la strutturazione non solo di un pensare FORTE, inteso come VIRILE, bensì dopo la recita di un Pater, Ave e Gloria ( il metodo ignaziano ) preliminare ad un pensare che di "violento" non ha nulla, se non si vuol giocare sulla semantica delle parole. L'unica auto-violenza cristiana è volta verso " ENTI-TA' " annichilenti, quali la menzogna dell' ESSERE spacciato quale SUPER-ENTE e come tale volutamente relegato nel dimenticatoio. Torneremo all' autentico niciano pensatoio.... << LA VERITA' E' TONDA. >>

  4. #4
    Ospite

    Predefinito Pensiero "debole"

    Ritorno, ora, a quanto rimandato nel mio precedente intervento.

    Mi permetto di porre numerose riserve in merito a quanto riportato, inerentemente alla sostanza delle asserzioni, ovvero ad un concetto di postmoderno come tale definito: << ... esperienza di una fine... "fine della storia" (giusto scriverla con la "s" minuscola, trattandosi di una speculazione debole !) ... per ragioni non soltanto filosofiche.... bensì e più meramente a causa di tipologie esperienziali storico-sociali.. >>. Queste ultime son le più DEBOLI ( di quella "debolezza che è spesso malintesa dal senso comune e ritenuta FORTE in quanto intesa dal pensiero speculativo ) in ordine a quella capacità veritativa che per sua natura veicola, ovvero la più bassa e discutibile fino a svilirsi in chiacchere da salotto, molto "IN", come da un certo "illuminismo" fino ad oggi sempre vocianti.

    Non credo serio il riferimento univoco a questioni di "scuole" ( Francoforte o altre ) per confutare quanto oggi accade. Quindi, sicuramente, nel debole pensiero di Vattimo si ravvisano quei condizionamenti legati a sofferte note autobiografiche, di cui egli - in piena onestà intellettuale - in altri ambiti apertamente fà ammissione.

    Credo giusto il rilievo d' ecceso d' ottimismo in merito alla accettazione della funzione dei Media quali strumenti ritenuti non globalizzanti. Non viene infatti posta la giusta riflessione critica in merito alla veridicità di quanto le varie fonti informative trasmettono.

    Per quel che concerne tali debolezze non scomoderei giustificazionismi ontologici forzati, questo soprattutto se quale novello epigono tradisce la lezione che il maestro in quel che in "Sein und Zeit" ed altre sue numerose opere ci ha lasciato, fino a quei "Beitrage zur Philolosophie - Vom Ereignis". dove il pesante periodare della prosa filosofica diviene alfine una litania: Il filosofo cede al mistico, nellla ricerca ed in quel grido finale "urlato": << Solo un Dio ci può salvare !>>.

    Cosa vuol significare l' attesa di quell' "ultimo Dio"? Non certo un ritrovato e malinteso dionisiaco spirito libero niciano, ovvero di un paganesimo rimontante e sincretistico sull' onda massmediologica favorita per imbonire, ma di quell' Ultimo Adveniens di cristiana dottrina e predicazione.

    Mai Heidegger fece professione d' ateismo e sempre e ripetutamente ebbe a ricordarlo, a scanso d' equivoci.

    Credo meritevole di considerazione quanto con argutezza Emanuele Severino ha fatto notare: << M. Heidegger e G. Gentile, per vie e con termini diversi sono arrivati a dire le stesse cose. Ricordando , in ultimo, quel Giovanni Gentile che tra i suoi scritti riporta: << Una mezza ( aggiungo: "debole") Filosofia allontana da Dio, una Filosofia compiuta e grande a Dio non può non riportare. >>

  5. #5
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    Exclamation

    Ciao,ho appena letto il tuo post,e nonstante l'ingarbugliatezza della varie citazioni mi è parsa evidente una cosa:tu dici "nel debole pensiero di Vattimo si ravvisano quei condizionamenti legati a sofferte note autobiografiche",può darsi chiaramente,però tu,al contrario, non hai messo in gioco la tua esperienza personale,che poi è ciò che mi preme maggiormente,di citazioni ne sono pieni i libri, ma TU cosa ne pensi?Credo proprio che una persona che sostiene un pensiero tutt' altro che debole si sia già posto,PERSONALMENTE,il problema della conoscenza,ovvero io personalmente credo che esista una Verità (intesa come realtà univoca) ma allo stesso tempo non esito a dire che la conoscenza è chiaramente equivoca,ne è la prova il mio stesso post,ora nn mi dilungo + di tanto perchè nn ritengo necessario sciorinare una lunga serie di motivazioni a sostegno del relativismo,piuttosto ti consiglio di leggere "Uno,nessuno e centomila" di Pirandello (anche se penso che tu lo abbia già letto) di sicuro lui saprà illustrarti più chiaramente, e in modo più divertente il problema......
    Detto questo spero che tu risponda presto,portando 'sta volta la TUA esperienza,anche perchè la questione nn è da poco ed è doveroso,ogni tanto,ingagliofarcisi.....
    Ciao a tutti

    Aliena

  6. #6
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    Predefinito

    ingarbugliatezza

    Agliena losaiche è usanza che le nuove iscritte postino una loro foto ? (bikini o topless a scelta)

  7. #7
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    Predefinito

    mmmmmmmmm............non mi sembra di aver visto molte foto in giro.........comunque penso che possa iniziare tu per primo la tradizione.................sarebbbe un vero peccato se un bel tipo come te rimanesse celato dietro al freddo schermo di un computer...................coraggio, nn essere timido..........mandaci presto una tua foto.................sarebbbe una vera ingiustizia negare a me e alle altre ragazze del forum la possibilità di rifarci gli occhi,non ti pare?!?


    Ciao!!!!!!!
    Aliena


    Ps:già che ci sei dimmi che pensi del problema (pensiero debole & co.)e soprattutto nn ti scordare della foto!!!

  8. #8
    Ospite

    Predefinito RE

    Ritengo di non aver fatto del mero citazionismo nel mio intervento e questo è ravvisabile da chiunque sappia collocare i riferimenti biografici e reltativi richiami testuali all' interno di un argomentare che vuol essere alieno da ogni intenzionale polemica personale. In tale Forum, si discutono idee e si è scevri dallo scadere in intenzionali e quanto mai DUBBIE provocazioni da parte di figure ad hoc create per tali scopi.
    Quanto a seguire postato dal forumista "PasquinO", con relativa risposta da parte di detta "figura" è disvelatrice in ordine alla sua provenienza, ad un "stile" ( posto tra virgolette ) non adeguato all' ambito e agli scopi propri del Forum "Cattolici Romani".
    Segnalo la tal cosa all' attenzione personale dei Moderatori, affinchè espletate le dovute ricerche ed approfondimenti vogliano addivenire a quei provvedimenti che riterranno opportuni.

  9. #9
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    Predefinito

    "Ritengo di non aver fatto del mero citazionismo nel mio intervento e questo è ravvisabile da chiunque sappia collocare i riferimenti biografici e reltativi richiami testuali all' interno di un argomentare che vuol essere alieno da ogni intenzionale polemica personale."
    Incominciamo dalle cose serieollocati i riferimenti ai vari autori ne emerge un pensiero filosofico,spero che su questo si possa essere abbastanza d'accordo,chiarito l'aspetto speculativo legato al problema della conoscenza volevo capire come questo si traducesse nellla prassi,la più quotidiana possibile,ovvero il pensiero religioso o filosofico può essere molto netto nella sua definizione ma all'interno della più concreta esperienza può assumere molteplici sfumature,non voglio creare una scissione pensiero-azione,ma comprendere come il pensiero si traduca nell'azione,cioè più banalmenteome dimostra la stessa filosofia diverse posizioni,le più disparate e talvolta tra loro antitetiche vengono sostenute con lo stesso vigore e la stessa convinzione,il problema sorge adesso:quando a è in possesso di una di queste posizioni come può relazionarsi con chi ne sostiene una diversa o addirittura opposta?credo di porre la questone nel modo meno capzioso possibile con l'intento di instaurare un confronto,se è possibile tra "persone" (nontante se ciò che possa ricondurre ad un individuo qui sia solo un nome) e non tra ideologie (che nn è volutamente sinonimo di idee).
    Visto che nn sono gradite le polemiche personali,che io personalmente nn disdegno nel senso etimologico della parola ma disprezzo nell'accezione di puerili scaramucce ritenendole poco adeguate a qualsiasi ambito,vorrei precisare che la "provvocazione" riguardante il penultimo post della serie mi è giunta dall'esterno e credendo di non ledere la dignità di nessuno ho ritenuto di poter replicare con lo stesso "stile" alla "richiesta" ,ma qualora io abbia causato risentimento, chiedo scusa,consapevole che scherzare nn è reato,offendere è cosa sgradita e da evitatare.

    Aliena

  10. #10
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    Signori per favore siamo nel forum della santa Chiesa Cattolica...

    Per le foto si demanda al sottoscala!

    Ma a dire la verità non è usanza comune.........


    Concordo con Aliena(ta) la ricerca della verità parte da una propria esperienza personale.

 

 
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