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  1. #1
    Makeru ga, katta
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    Before you all die ghastly, horrible deaths, let me take the hour to describe my latest plan for world domination! Uhauhauha!
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    Post Racconto di fantascienza: L'ebreo errante.

    "Vi dico in verità che ci sono alcuni dei presenti i quali non gusteranno la morte prima di aver veduto il regno di Dio venire con maestà"
    (Marco, VIII, 39)


    "Disastro nel deserto del Nevada?"
    "Ieri, alle 01.34, nel deserto del Nevada, sarebbe andato a fuoco un laboratorio scentifico. Alcuni testimoni (indiani della riserva di Fort Kame, a pochi chilometri di distanza) avrebbero udito nella notte una grande esplosione seguita da un forte bagliore, sinonino di un incendio, durato tutta la notte. Il presunto disastro sarebbe avvenuto nella "Area 27", base militare su cui la gente fantastica essere luogo di prova di armi sperimentali dell'esercito, un pò come la più celebre confratella "Area 51". L'esercito ha sempre negato che questa base sia luogo di esperimenti, dichiarando essere solo un deposito di munizioni convenzionali, ma i militari hanno ammesso l'avvenuta esplosione, che avrebbe colpito solo uno dei depositi, ed al momento il bilancio è di un disperso, di cui non sono state rese note le generalità. Ai giornalisti è stato proibito l'ingresso Gli indiani della riserva insceneranno oggi una protesta davanti all'ingresso della base, per chiederne la chiusura".
    Dai giornali, 12 agosto 1978


    Non appena la luce verde si accese, afferrai la grande maniglia bianca e la girai. Un lungo sibilo seguì l'apertura della porta, e l'aria della base penetrò all'interno della camera di decompressione. Bennet mi si avvicinò e mi aiutò a sfilarmi la tuta. Non ci dicemmo una parola, come sempre; mi conoscevano come un silenzioso, uno che non dice mai niente e se ne rimane per i fatti suoi. Mi odiavano. Li capivo. Su una base spaziale di un pianeta lontano anni luce dalla Terra si DEVE parlare e stabilire un contatto; si rischia di diventare pazzi altrimenti. Ma a me dovevano accettarmi così com'ero; le mie conoscenze scientifiche gli erano troppo importanti per quella missione. La missione spaziale su Alpha Centauri necessitava di grandi esperti scentifici, ed io ero il migliore di tutti. Solo non mi andava di parlare.
    Mi vestii ed andai nella sala a prendere da bere, qualcosa di forte; Santini e O'Neill stavano parlando di sport. Scommettevano su chi avrebbe vinto il campionato europeo di calcio, come tutti gli europei. Un campionato che sulla Terra era già finito, dato che eravamo in missione già da cinque mesi e sarebbero venuti a darci il cambio solo tra altri quattro.
    Poi notai il tenente Lee; era seduta al tavolo e leggeva un libro. Un bellissimo libro.
    -Le piace Goethe, signor tenente?-
    Lei mi guardò come se avesse appena incontrato un alieno; Santini ed O'Neill smisero di parlare delle prodezze di DeRossi e Bruckner; Bennet versò sul tavolo il suo whisky. Tutta la nave si mise all'ascolto.
    -Si... si, adoro Goethe. Ho cominciato con "Viaggio in Italia". Lei c'è mai stato in Italia dottor Dayant?-
    Eccome se c'ero stato.
    -Oh, è stato tanto tempo fa... sta leggendo "L'ebreo errante", vero?-
    Rimase in silenzio un secondo, ancora sorpresa per la mia "uscita".
    -Ah, si, si. Lo conosce? E' affascinante, non riesco mai a staccarmi dalla sua lettura, io...-
    -Non lo conosco, di cosa parla?- Il comandante in persona, il colonnello Dallaghan, si era avvicinato, incuriosito anche lui per il mio improvviso nuovo atteggiamento. Lee stava per parlare, poi volse gli occhi su di me. Si apettavano che parlassi ancora, ed improvvisamente mi venne voglia di non deluderli.
    -L'ebreo errante è una leggenda lontana. Cristo, durante la sua salita sul Golgota con la pesantissima croce su cui i romani lo avrebbero crocificco, era bersaglio di decine di ebrei che lo insultavano ferocemente e lo colpivano a sassate e frustate. Ad un certo punto uno di questi, di nome Ahsvero, lo urtò facendogli perdere l'equilibrio. Gesù allora lo guardò con fronte e occhi severi e gli disse, rispose: "Tu, che mi colpisci mentre io vado, tu aspetterai ch'io torni". Da allora in poi l'ebreo diventò immortale, e costretto a viaggiare nei secoli ad attendere il giudizio universale e l'avvento del regno di Dio prima di poter morire.
    Durante tutti questi secoli l'ebreo ha camminato e girato per il mondo. In Italia in particolare vi sono moltissime leggende su di lui, perchè ovunque egli andava il suo passaggio veniva ricordato dagli abitanti del posto. Nelle Alpi ad esempio, sotto la montagna del Cervino, esisteva una città in cui l'ebreo ebbe asilo. Essa fu distrutta da una frana -l'ira di dio per coloro che avevano dato rifugio a quest'uomo che si era macchiato di tale colpa- ed al suo posto adesso c'è un ghiacciaio.
    In Italia egli conobbe un cronista fiorentino del XV secolo, Antonio di Francesco d'Andrea, che racconta come quest'uomo fu prima suo ospite, per essere poi condotto presso Palazzo della Signoria. Qui, narra il cronista, "molte cose s'appresero da lui".
    Esistono molte altre località europee dove è passato l'ebreo e che ne conservano le testimonianze. Lo hanno visto in Inghilterra, in Francia, in Spagna, in Ungheria, in Livonia, in Persia, in Polonia, in Russia, in Danimarca ed in Svezia. Qui il personaggio fu avvicinato da un vescovo e disse di chiamarsi Ahasvero, di essere ebreo di nascita e calzolaio, nonché di aver assistito alla Passione di Gesù. Di lui ne parla anche Nostradamus, a cui avrebbe ispirato le sue "Pofezie". E' stato anche alla corte del Re di Francia, con il nome di Conte di Saint Germain.
    Oltre al romanzo di Goethe, vi è il poema di Hemerling "Assuero in Roma"; Scribe e Saint-Georges ne fecero un melodramma musicato da Fromental e rappresentato nel 1852, dieci anni dopo la rappresentazione tenuta a Wilna di un'opera sullo stesso soggetto scritta dal maestro Karzynski. Ma è solo uno dei tanti esempi di artisti ispirati da questa figura. Vi è ad esempio il Longfellow, il Duponte, il Lacroix e il Sue, non dimenticando le magnifiche incisioni del Dorè e i "Poemetti Drammatici" di Arturo Graf. -
    Mi portai il bicchiere alle labbra per prendere un sorso di vino, ed allora mi accorsi che tutto l'equipaggio mi guardava con gli occhi stralunati. Non si udiva volare una mosca (che peraltro erano chiuse nelle loro gabbie nel laboratorio della base insieme ad altre decine di insetti). Posai il bicchiere ed aspettai; non sapevo bene cosa, ma una reazione ci sarebbe stata. Dopo una decina di secondi, Lee ruppe finalmente quel silenzio assordante.
    -Beh... ecco... io... non mi aspettavo una lezione univeristaria di questo tipo. Sono... sono piacevolmente sorpresa, davvero.- Sorrise. Voleva aggiungere qualcos'altro ma il comandante la precedette.
    -Sorprendente, veramente. Dayant, lei è una fonte continua di soprese. E' il miglior scenziato che abbiamai avuto con me, parla correntemente almeno dieci lingue ed ha una conoscenza..., direi umanistica, enorme.-
    -Già.- Finii di bere il mio vino e posai il bicchiere. Mi alzai. -Vado nel mio alloggio a scrivere il mio rapporto signore. Credo di aver trovato il modo di sistemare quegli induttori di fase.- Mi volsi verso Lee, che mi guardava speranzosa. Sapevo cosa voleva.
    -Continui la sua lettura. E' importante.- Mi avviai verso la mia cabina. Dietro di me intuivo gli sguardi delusi. Il mostro era diventato umano per un attimo, poi era tornato solitario e chiuso in sè stesso come sempre. Lee era sicuramente la più delusa, ma ciò che facevo era nel suo bene. Io sono un mostro, ed era nel suo interesse che mi stesse alla larga. Avevo visto troppi amici e troppe donne invecchiare e morire mentre io restavo quel che ero. Ma non ci potevo fare niente.
    Entrai nel mio alloggio e chiusi la porta. Mi sedetti alla scrivani ed accesi il computer, ma non riuscii a scrivere niente. Aprii il cassetto e ne estrassi il ritaglio di giornale. Era vecchio, ingiallito; d'altra parte aveva più di trecento anni, e l'avevo plastificato. Poche, scarne righe in fondo ad una pagina interna per un incidente di tre secoli fa. "i militari hanno ammesso l'avvenuta esplosione, ma solo a danno di uno dei depositi, ed al momento il bilancio è di un disperso, di cui non sono state rese note le generalità". Si, ero io il dispero, ma che bastardi, i militari. C'erano stati i morti, eccome; un centinaio almeno, cioè tutti i miei collaboratori di quel maledetto, fottutissimo progetto di una macchina del tempo. Oh, aveva funzionato, si che aveva funzionato, ma era anche esploso tutto. Ma intanto il viaggiatore era partito, con nessuna possibilità di ritorno. Disperso per sempre nel meandri del tempo. Doveva essere un evento sensazionale, e per quello avevo scelto di visitare un altro avvenimento che aveva cambiato l'umanità: la crocefissione di Gesù Cristo. Ma finiì troppo vicino a lui. Apparvi in quel momento, mentre lui saliva sul Golgota, punzecchiato dalle lancie dei legionari e preso a sassate dai giudei, e gli avevo fatto perdere l'equilibrio. Avrei voluto, DOVUTO, chiedergli scusa, spiegargli che non era colpa mia, che l'esplosione aveva modificato la taratura della macchina e spostato il luogo della mio arrivo, ma rimasi lì in silenzio, a contemplare quel viso sanguinante sotto la corona di spine, il viso di chi soffre prima di morire atrocemente, e lì pronunciò le sue parole, gravi, dure, pesanti come macigni. Allora capiì subito il mio destino, il destino atroce di chi non morirà mai. Vagai per i secoli, fui schiavo, centurione romano, soldato di ventura, scenziato, artista, poeta. Incontrai Leonardo, Nostradamus, Raffaello, Michelangelo, papi e re. Diventai pazzo per questa vita senza fine, rinsavii e diventai una leggenda. Volevo fermare l'esperimento, ma finii dentro un gulag russo, e non ne uscii che dopo il 1978, quando il danno in Nevada si era compiuto. Dio mi volle punire per la mia superbia. La superbia di chi vuole cambiare il corso del tempo che lui aveva stabilito.
    Mi alzai ed andai all'oblo ad osservare l'alba del secondo sole di Alpha Centauri. Osservai quel pianeta che io avrei reso abitabile, e dove l'uomo avrebbe dimorato fino al giudizio finale. Quando, finalmente, sarei morto anch'io.

  2. #2
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    Predefinito L'ebreo errante.....

    Affus....l'ebreo che sbaglia...

 

 

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