In vantaggio i padroni di casa con Frei, gli azzurri ribaltano il risultato grazie alle reti di Legrottaglie e Zanetti.
GINEVRA, 30 aprile 2003 - E' piccola ma ha un cuore e un orgoglio da grande, l'Italia del Trap. Nell'amichevole per l'inaugurazione del nuovo stadio di Ginevra, batte la Svizzera 2-1 e dà uno schiaffo alle polemiche, a chi l'ha chiamata Italia delle riserve. I big mancano (a casa per infortuni o risparmiati per la Champions), per carità. Ma quelli che giocano non li fanno rimpiangere.
Così gli azzurri, soffrono un po', ma superano l'esame, il più difficile. Attacco sì, difesa meno. Ma alla fine il Trap vince la scommessa. La stella è proprio lui, e non solo perché tale lo elegge lo stadio strapieno: Fabrizio Miccoli da Perugia (dove gioca) fa il Totti e si conferma un piccolo fuoriclasse, recupera palla e punizioni, smista, va al tiro, stop al volo e pallonetto. Ma non solo. Bene Corradi, punta centrale che appena può cerca la porta. E Di Vaio, che nella linea a tre dei trequartisti parte da sinistra (come nella Juve, quando gioca con il 4-2-3-1), corre, crossa e va al tiro. Pecca un po' di egoismo, quando, libero Fiore, scarica un tiro centrale che Stile para facilmente. Ancora sfortunato, nel destro al volo sul primo palo, nella traversa nella ripresa, anche se era in fuorigioco. Ma generoso nel tornare indietro a chiudere (come è costretto a fare Fiore dall'altra parte). Sicuramente deciso a uscire dal tunnel.
Il gol, però l'Italia prima lo incassa (e non lo faceva da 248', da quello di Emre nella gara con la Turchia del 20 novembre), poi lo trova con Legrottaglie, che fa il suo dovere dietro e su un angolo battuto da Miccoli trova l'incornata vincente: è la terza gara in azzurro per il difensore del Chievo, la prima da titolare.
Bene la diga centrale, ma questo già si sapeva: meno la difesa, soprattutto Ferrari che si fa saltare da Cabanas, Frei tutto solo infila di piatto destro. Se il Trap cercava carattere l'ha comunque trovato. L'Italia che traballa nei primi minuti, e che cade al 6', è capace di ritrovare subito la testa e riprendersi la palla. Alza il ritmo, pareggia e alla fine meriterebbe il raddoppio. Ma quando la Svizzera di Kuhn decide di spingere, con Chapuisat e Cabanas (che spinge e tanto) sono dolori. Per fortuna c'è l'esperienza di Abbiati. Murat Yakin dirige al difesa, il fratello Hakan gioca dietro le punte e da lui passano palloni importanti. Panucci fatica su Chapuisat, ma con la verve del capitano spinge appena può. Grosso paga l'emozione del debutto, poi si riprende e piano piano trova le misure giuste per contenere Frei.
Nella ripresa Kuhn apre il valzer dei cambi, esce Haas che dopo le galoppate iniziali sulla sinistra, si perde, entra Berner. Magnin chiude con l'esperienza su Miccoli partito in contropiede, poi lascia il posto a Spycher. Lo segue Trapattoni: entra Oddo per Grosso e Panucci si sposta a sinistra. Di Natale per Miccoli e Tommasi per Fiore. Dall'altra parte Cantaluppi, Thurre e Zwyssig prendono il posto di M. Yakin, Vogel e Chapuisat. L'Italia lotta con il cuore, non può far girare la palla come vorrebbe, perché insieme non ha mai giocato. Ci pensano gli elvetici. Gli azzurri ripartono in contropiede e con un cross di Oddo e un'incornata di Zanetti (anche per lui è il primo gol azzurro in undici presenze) spazzano via in un colpo solo tutte le chiacchiere della vigilia. Sarà anche l'Italia delle riserve, ma ha sicuramente più fame dei grandi.




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