Probabilmente colpito dai palestinesi il giornalista morto nella striscia di Gaza

4 maggio 2003

James Miller, il fotoreporter freelance britannico di 35 anni mortalmente ferito venerdi' notte durante uno scontro a fuoco fra soldati israeliani e terroristi palestinesi, molto probabilmente e' stato colpito alla schiena da terroristi palestinesi. Lo riferisce domenica il portavoce delle Forze di Difesa israeliane sulla base dei primi risultati delle indagini.
Questa la prima ricostruzione dei fatti. Soldati israeliani stava perlustrando la zona attorno alla postazione Termit, vicino a Rafah (striscia di Gaza meridionale), presso il confine con l'Egitto, alla ricerca di tunnel usati dai terroristi palestinesi per introdurre illegalmente armi da guerra nella striscia di Gaza. Avvicinatisi a un edificio che nascondeva l'imboccatura di un tunnel, i soldati venivano investiti da un fitto fuoco palestinese con mitra e missili anticarro. I soldati rispondevano subito al fuoco ed e' durante questo scontro che il cameraman britannico veniva colpito e gravemente ferito. I primi soccorsi venivano prestati sul posto da personale israeliano. Poi Miller veniva trasportato in una vicina base delle Forze di Difesa israeliane dove continuava l'intervento di rianimazione. Quindi veniva fatto arrivare un elicottero per trasportarlo al piu' vicino ospedale, ma al momento dell'arrivo dell'elicottero Miller era gia' deceduto.
"Un medico delle Forze di Difesa israeliane intervenuto sul posto subito dopo il ferimento di Miller ha riferito che il proiettile mortale e' penetrato nel corpo del giornalista britannico da dietro, sotto la spalla sinistra. Ma dall'edificio alle spalle di Miller proveniva solo fuoco palestinese - ha spiegato il portavoce delle Forze di Difesa israeliane - Per questo siamo ragionevolmente convinti che il cameraman britannico sia stato colpito alle spalle da terroristi palestinesi". La conferma potrebbe ora venire dai risultati dell'esame autoptico.
Nel frattempo e' stato reso noto un filmato della Associated Press TV che la stessa notte era impegnata a riprendere scontri a fuoco fra solati israeliani e terroristi palestinesi nella zona di Rafah. Il filmato mostra una scena notturna nella quale si vede Miller che esce da un edificio palestinese e si dirige a piedi, insieme ad altre due persone di cui una con una bandiera bianca in mano, verso un altro edificio palestinese (l'edificio che copriva l'ingresso di un tunnel, difeso dai terroristi palestinesi). Miller non si dirige verso i soldati israeliani, ne' si espone al fuoco proveniente dai soldati israeliani. Alle sue spalle c'e' solo l'edificio occupato da palestinesi armati. Nel filmato della AP, subito dopo gli spari, si sentono anche le risa di un palestinese da un edificio vicino.
Le Forze di Difesa israeliane smentiscono categoricamente che Miller possa essere stato colpito al collo da colpi sparati da un carro israeliano, come asserito da fonti ospedaliere palestinesi che peraltro non hanno nemmeno visto Miller, soccorso e trasportato dagli israeliani. Come emerge anche dal filmato AP, non vi era alcun carro israeliano nella zona.
In ogni caso, il giornalista si era esposto a un rischio assolutamente irragionevole uscendo allo scoperto nel mezzo di un violento scontro a fuoco. Miller inoltre, al momento dell'incidente, non era in possesso di regolare accredito-stampa, cosa che rendeva ancora piu' difficile per le Forze di Difesa israeliane garantire la sua sicurezza. Il portavoce israeliano ha spiegato infatti che, proprio per garantire la sua incolumita', i comandi non gli avrebbero dato il premesso di entrare in un'area militare chiusa, esponendosi a fuoco ostile.
Le Forze di Difesa israeliane, spiega infine il portavoce, considerano sempre una tragedia il fatto che un civile venga ferito o ucciso, ma mettono anche in guardia giornalisti e fotoreporter sul fatto che entrare in zone di combattimento mentre sono in corso scontri a fuoco e' un comportamento che rasenta l'irresponsabile e che mette in serio pericolo gli stessi giornalisti e i militari in servizio nella zona. Venerdi' notte i soldati israeliani, impegnati nella lotta contro i terroristi a Rafah, hanno rischiato la loro vita per cercare di prestare i primi soccorsi al giornalista britannico che giaceva gravemente ferito sulla linea di fuoco.
(Jerusalem Post, 4.05.03)