Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 16
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Il giuramento di Pontida del 20 maggio 1990

    IL GIURAMENTO
    20 MAGGIO 1990
    IL GIURAMENTO
    Oggi in Pontida gli anni del nostro impegno per la libertà dei nostri popoli, si saldano ai sacrifici degli avi che scelsero questo luogo per giurare il loro impegno in difesa della libertà.
    Io che ho voluto candidarmi nelle liste della Lega Lombarda - Lega Nord per diventare alfiere attivo nella lotta per l’autonomia del popolo lombardo, veneto, piemontese, ligure, emiliano, romagnolo e toscano, unisco il mio giuramento a quello degli avi:
    GIURO fedeltà alla causa dell’autonomia e della libertà dei nostri popoli che oggi, come da mille anni, si incarnano nella Lega Lombarda e nei suoi organi dirigenti democraticamente eletti.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    OTTOMILA GUERRIERI DI LIBERTA' IN NOME DEL POPOLO
    «Un giuramento, una grande festa lombarda, 8.000 militanti della lega Lombarda in festa a Pontida. Domenica 20 maggio 1990 resterà un giorno storico per il nostro movimento e per la Lombardia. Dopo oltre 800 anni la Storia, quella con la “S” maiouscola, si ripete, a dispetto di chi sostiene che la storia si è fermata».
    E’ “Lombardia Autonomista”, Anno VIII, maggio ’90, pagina 3. La cronaca è quella che incornicia l’evento, che registra anche il più minimo dettaglio. «Erano quasi le 13, sotto un cielo minaccioso e gravido di pioggia, quando il segretario nazionale della Lega Lombarda-Lega Nord, senatore Umberto Bossi, pronuncia le parole scritte di pugno del giuramento...».
    Inizia così una lunga storia di fedeltà, che si ripete da tredici anni, spesso e volentieri ancora sotto lo stesso cielo piovoso, sul prato generoso di fango, o sotto un sole da cui ripararsi. Ma Pontida dopo Pontida, la storia in movimento del movimento che ha scardinato le regole che parevano immutabili della vecchia politica, ha visto crescere e moltiplicarsi gli ottomila fino a diventare 10, 25, 50mila e anche più. E ogni volta davanti ad un giuramento, per la Lega di lotta e di governo, per le riforme, per la devolution.
    Quel 20 maggio, la prima volta, toccò a tutti gli eletti del Carroccio nei consigli comunali, provinciali e regionali del Nord pronunciare il patto di fedeltà tra loro e il popolo sovrano, per la causa dell’autonomia e della libertà. Da festeggiare c’è il successo della Lega, che la sera del 7 maggio si trova ad essere il secondo partito in Lombardia con il 18,9 per cento dei consensi.
    Ma l’idea di Pontida, l’attualità del suo richiamo storico è già presente ancora prima del 20 maggio ’90. E’ infatti il luglio del 1988 quando “Lombardia Autonomista - La Vos del Popol Lombard”, compare la scritta che qui sopra riportiamo: “1167- Sconfiggendo il centralismo imperiale del Barbarossa, apre in Europa l’era democratica dei comuni. LEGA LOMBARDA 1989 - Sconffiggendo il centralismo di Roma, apre l’Europa democratica dei popoli”.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    LOMBARDIA AUTONOMISTA:
    LA REPUBBLICA DEL NORD NASCERA' A PONTIDA

    1991
    Un’altra data epocale. Un anno dopo il pieno elettorale alle amministrative e un anno prima del successo alle elezioni politiche, Umberto Bossi accelera il passo. L’annuncio lo dà prima a Modena, una domenica di maggio: davanti a migliaia di uomini e donne del Nord, giunte per ricordare la battaglia di Fossalta che sancì nel 1249 il trionfo della seconda Lega Lombarda contro Federico II, Bossi anticipa che a Pontida, il 16 giugno successivo, verrà tenuta a battesimo la Repubblica del Nord.
    «Dopo aver messo a punto la Lega Nord - afferma il Senatur dal palco - un movimento politico che fonde in sè la volontà autonomista dei popoli del Nord, può iniziare l’epoca della grande politica, l’epoca in cui il nostro ideale federalista può dispiegare le ali e proiettarsi dalle nostre coscienze a quelle dei cittadini, ai banchi del Parlamento per confrontarsi e sconfiggere il centralismo della prima Repubblica». Poi un annuncio importante: la presentazione di un una proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare per portare in Parlamento 50mila firme che prevede l’elezione di una Commissione Costituente per il rinnovamento della Costituzione della Repubblica. Poi il segretario cala l’asso: «Siamo oggi a Pontida - afferma il segretario - per decidere se il nostro peculiare progetto debba o non debba essere una riforma della Costituzione che veda lo Stato non più disposto centralmente ma organizzato su tre macrolivelli istituzionali: regioni, macroregioni, stato. Subito dopo il mio comizio voteremo per il progetto delle tre repubbliche da presentare alla Costituente, sono convinto della bontà e addirittura della ineluttabilità della vittoria federalista». Poi, un’analisi sullo stato della conservazione del potere in Italia: «Negli ultimi decenni la commistione fra affarismo e politica è diventata addirittura fusione e lo Stato è uno strumento nelle mani sia di pochi e grandi potentati economici sia dei partiti, laddove la commistione indebolisce incessantemente la funzione originaria e specifica dello Stato, che è quello di garantire la democrazia».
    Come cambierebbe in prospettiva il rapporto tra cittadini e Stato nel progetto della Repubblica del Nord? Molte competenze «devono essere tolte al parlamento romano per essere assegnate ad un’autorità intermedia che è la macroregione, che rappresenta una realtà omogenea dal punto di vista socio-economico e che noi abbiamo indicato, per le regioni del Nord, come Repubblica del Nord. Naturalmente altre macroregioni sono individuabili in altre parti del Paese».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    1992 ROMA TREMA
    NORD LIBERO E FEDERALE
    Dalla fondazione Salvadori il progetto di una nuova Costituzione

    Un altro passo verso le riforme. Dalla Fondazione Bruno Salvadori arriva il primo atto di guerra vera contro la partitocrazia dopo le elezioni. «Abbiamo firmato - annuncia il segretario federale ai 30mila che il 10 maggio hanno raggiunto il prato di Pontida - un documento che dà vita alla fondazione che ha il compito di produrre una nuova costituzione federalista, adatta a trasformare questo vecchio Stato in uno Stato democratico e federalista in cui sarà prevista la libertà dei popoli del Nord». E’ un’altra pietra miliare, è il progetto che porta il nome “Progetto Nord Libero unito e federale”, il cui presidente è Gianfranco Miglio. Obiettivo: lo studio e la proposizione di una costituzione federale che garantisca ai popoli del Nord di difendere la propria identità e di vivere liberi accanto agli altri popoli della penisola e delle isole. E’ una risposta forte a chi in quel periodo a Roma non aveva voluto concedere alla Lega alcune vicepresidenze che le spettavano di diritto. Al contrario, i partiti centralisti “nel mercato delle pulci di Montecitorio” avevano intenzione di coinvolgere la Lega - si legge dalla cronaca di Pontida di “Lombardia Autonomista” - in giochetti di spartizione. «Ma noi - ha ribadito Bossi - siamo andati a Roma a combattere, non a prendere le cariche della partitocrazia, non per integrarci al vecchio sistema. Se vogliamo veramente che cambi qualcosa, dobbiamo obbligarli a correrci dietro, perché noi abbiamo l’energia di andare per la nostra strada». Un’energia, spiega il segretario, che nasce dal fatto che «a questa causa abbiamo legato e stiamo legando la nostra vita, è molto più dell’onestà. Il giuramento salda nei fatti la volontà popolare al movimento politico da una parte e agli eletti nelle istituzioni dall’altra».
    Dalla politica poi Bossi passa al mito, paragonando il Carroccio ad «Anteo, un gigante che traeva la sua immensa forza dalla terra, perché la terra era la sua madre. Allo stesso modo la carica dirompente della Lega viene dal basso, essa trova la sua forza nella sovranità popolare di cui è l’interprete più diretta e qualificata».
    E in tempi assolutamente non sospetti, Bossi mette in guardia sulle aspettative poste nella classe dei giudici nella prospettiva di un possibile cambiamento: «Non illudiamoci che basti un Di Pietro per sanare la situazione, non basta mettere in galera qualche ladrone». Al contrario, fa capire il segretario, per risanare l’enorme debito pubblico, per rimettere in sesto i servizi sociali, l’amministrazione pubblica, la giustizia occorre una volontà di risanamento che parta dal basso. E’ indispensabile, è il messaggio che arriva da Pontida, come ha insegnato Montesquieu, che il potere legislativo, esecutivo e giudiziario siano separati e indipendenti gli uni dagli altri. L’attenzione al futuro della magistratura fa già capolino in questa Pontida del 1992: «Come ha scritto Hamilton, esiste un solo tipo di organizzazione statale in cui massimamente libera è la magistratura: l’organizzazione federalista. Nel federalismo governo centrale e governi periferici contrattano le leggi attraverso un ago della bilancia che è il potere giudiziario. Se dei giudici ora si stanno muovendo lo fanno anche grazie al tunnel che noi abbiamo creato lottando per anni. Proprio per questo il Nord non può affidare il suo destino nelle mani dei magistrati, lo deve affidare alla Lega che, conquistando il federalismo, può rendere autonoma la magistratura».
    A prendere la parola in quella Pontida anche il professor Gianfranco Miglio: «Questo è l’ultimo omaggio che facciamo allo Stato unitario, se non ci concederanno quello che vogliamo apriremo la via per l’indipendenza della Repubblica del Nord».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    1993
    CHI VINCE SALVERA' LA SUA CULTURA

    È l’anno in cui Pontida si fa in tre. Sarà la prima ma non l’ultima volta in cui Umberto Bossi sentirà l’esigenza di chiamare a raccolta la sua gente per partire con più forza, quella popolare del consenso, all’attacco del sistema. Accadrà anche nel 1994, con due Pontida, o ancora con le tre del 1995. Sono anni difficilissimi. Dieci anni fa, a marcare l’importanza della convocazione, “Lega Nord” (che ha preso le consegne dallo storico “Lombardia Autonomista”), titola perentoriamente e senza lasciare equivoci: «La Lega Nord ritorna a Pontida». Domenica 28 marzo è la data. Il fatto politico più eclatante è il recente intervento di Bossi al dibattito sulla fiducia al Governo: invita Amato a dimettersi per lasciare il posto ad un esecutivo “a tempo” incaricato di approvare una nuova legge elettorale. E subito dopo, nuove elezioni politiche per restituire al popolo la sovranità negata dal Palazzo. Il messaggio viene rilanciato alle oltre 40mila persone accorse a Pontida per sentire “il Capo”. Sono le 14,30 quando Bossi inizia a parlare: «La Lega è una forza barbara, cioè portatrice di cultura europea e si sta battendo affinché nel nostro Paese questa cultura si imponga su quelle komeiniste che stanno avanzando. Per raggiungere lo scopo occorre che i barbari non si fermino a piangere e a guardare il loro passato glorioso ma vincano politicamente, perché chi vince è quello che salva la sua cultura».
    Poi Bossi rinnova l’invito: elezioni subito per il Senato. Dopo il referendum del 18 aprile, se il responso dovesse essere “Sì”, eliminando cioè il sistema proporzionale, il Senato verrebbe delegittimato e da qui la necessità di indire subito il voto. Il 16 luglio è di nuovo Pontida. Sul tavolo Bossi porta uno dei temi più cari al Carroccio: «Elezioni o sciopero fiscale generalizzato». Il messaggio è netto: «Se Scalfaro non scioglierà il Parlamento dopo l’approvazione della legge finanziaria, apriremo la campagna dello sciopero fiscale generalizzato del Nord ma anche del Sud, dei meridionali che hanno più coscienza del fatto che la lotta federalista finirà per guadagnare un più alto livello di libertà, ma anche di giustizia. Via l’assistenzialismo, il Sud ha le capacità come tutti gli altri popoli, per crescere al nostro fianco. Il federalismo dovrà essere un girono la via per collegare la nostra economia con quelle dei paesi in via di sviluppo. Ebbene, oggi chiedo lo sciopero fiscale generalizzato, lo chiedo alla lega con l’autorità morale che mi deriva dal fatto che parliamo del paese che quasi mille anni fa ha visto nascere il dio della libertà dei popoli. A settembre torneremo a Pontida».
    Promessa mantenuta. La nuova mossa sulla scacchiera, il 26 settembre, è in tre tappe: protesta fiscale in autunno, plebiscito sulla costituzione federale in primavera, se non si andrà a elezioni, ritiro della delegazione parlamentare che diverrà il primo Parlamento della Repubblica del Nord. Tre progetti scanditi per mettere in ginocchio - dice Bossi - il centralismo statale che non vuol mollare la presa. Tutto, assicura il Senatur, accadrà nella legalità. La protesta fiscale non sarà evasione al fisco: i tributi potranno essere versati ad un altro destinatario, i comuni, sul conto corrente della loro Tesoreria, impegnando il denaro in opere pubbliche locali. La scelta comporterebbe solo una sanzione del 5% per errore d’indirizzo. Il plebiscito è il secondo passaggio della strategia: la Lega scenderà in strada e metterà le urne nelle piazze chiedendo ai cittadini di esprimersi sul federalismo. Se infine il voto arriverà in primavera, la Lega continuerà la sua battaglia dentro le istituzioni. Altrimenti il Carroccio ritirerà la propria delegazione parlamentare da Roma, ponendo le basi per rovesciare lo Stato centralista. Deputati e senatori, spiega Bossi, andranno a far parte della prima Costituente della Repubblica del Nord nello Stato federale italiano.
    (2 - continua)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  6. #6
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    1994
    LEGA DI LOTTA E DI GOVERNO
    Il patto con il Popolo: Federalismo entro sei mesi o via da Roma
    «Noi non
    abbiamo paura
    di governare.
    Ma la lotta
    sarà durissima:
    o riusciremo
    a vincerla,
    o si spegnerà
    la luce
    federalista
    per molto
    tempo ancora»
    Umberto Bossi
    Pontida, 10 aprile 1994

    «Pontida oggi segna un evento la cui eco si sparge in tutto il mondo. Oggi a Pontida si decide se fare o non fare il Governo del Paese, su questa nuda terra, su questi prati, tra il Popolo e non nei palazzi, come è nostro costume, perché la Lega, forza popolana e rivoluzionaria, i patti li stringe prima con il popolo». Era il 10 aprile 1994. E Umberto Bossi, davanti a una platea di 50mila persone, lanciava la sua sfida a Roma. Quella Roma che stava per accoglierla nelle vesti, inedite, di forza di governo. Ma non senza il consenso del Popolo. Quel Popolo che Bossi stesso indica con la “P” maiuscola.
    «Se vogliono comprarci, questi signori sappiano che il padrone della Lega è il Popolo! - sottolineava il segretario federale - Un Popolo sul quale veglia la fede di Pontida: una fede laica e civile nel bene comune della Libertà». Con la “L” maiuscola. E in questo caso Libertà ha un solo nome: «Federalismo entro sei mesi». «Noi non abbiamo paura di governare, come chi ne fa una questione di poltrone anziché di cambiamento e di bene comune. Per questo, governare per noi, significa porre la pregiudiziale del Federalismo e del Liberismo». «Noi vogliamo governare! - Incalzava Bossi il Popolo di Pontida - E irrompiamo in forze alla conquista della nuova legislatura, per bruciare, con il Federalismo, i rottami della vecchia nomenclatura». Era “Mani pulite” l’anno dopo. E gli echi della corruzione, degli affarismi si facevano ancora sentire. Mentre la Lega, unica forza che ha fatto quella “rivoluzione democratica” sfociata poi “nell’apertura di Tangentopoli, ritornava in Parlamento con “oltre il doppio dei parlamentari” che aveva nella legislatura precedente. Tornava in Parlamento più forte ed agguerrita “sapendo” che ad attenderla c’era “una battaglia durissima”: «O riusciremo a vincerla - aveva detto il segretario federale - o si spegnerà la luce federalista per molto tempo ancora». Lucida previsione la sua. Ma anche cristallina coerenza verso quel patto che il Movimento si accingeva a stringere con il suo Popolo sullo storico prato di Pontida. Cristallina coerenza sì, ben lontana dalle poltrone romane, che ha visto - dopo i sei mesi fissati - l’uscita dal governo. «La lotta sarà durissima», era la consapevolezza e, al contempo, la constatazione che in quello “scontro storico e politico” la Lega incontrerà “molte resistenze da parte dei gattopardi che sono riusciti a fuggire dal Palazzo quando la Lega stessa lo ha fatto crollare». Ma la posta in gioco era alta: Federalismo entro sei mesi o tutti fuori. Valeva la pena di combattere. «In questo momento - dettava le sue regole Bossi - la Lega vuole sottolineare che il prossimo governo p sarà costituente e farà cambiamenti, oppure sarà l’ultima possibilità di cambiamento democratico per il nostro Paese. Il Federalismo è assolutamente necessario così come il Liberismo. Se questi cambiamenti non avverranno e non avverranno in tempi brevi, saremo costretti a dire che il Nord se ne va verso una Repubblica autonoma. Se entro sei mesi non ci sarà il Federalismo la Lega proclamerà la repubblica del Nord». Come è avvenuto poi il primo storico 15 settembre del 1996 a Venezia e lungo le rive del Po, con la “Dichiarazione d’Indipendenza della Padania”. Ma quello del 10 aprile era un patto preciso, sottoscritto con un “giuramento degli eletti”. E, dettate le condizioni, al Popolo il segretario federale chiedeva quel giorno di votare “in modo popolano, per alzata di mano” se la Lega doveva entrare nel Governo. In nome del cambiamento.
    La Lega si ritroverà sullo storico prato di Pontida un’altra volta nel 1994. Nel giugno successivo. quando l’impegno governativo cominciava a consolidarsi: “dopo aver creato il Polo della Libertà e sconfitto la sinistra consociativa”. Un conferma di garanzia per il federalismo e la libertà. Certo non era facile per una forza politica come la Lega misurarsi con il Palazzo e le condizioni dettate non erano di sicuro cosa di poco conto. Se al quadro si aggiunge una cornice che stringeva - ma stringe ancora - intorno a Bossi e alla Lega, una sorta di muro del silenzio da parte dei mass media... La Lega non aveva ottenuto buoni risultati alle elezioni europee di quell’anno. E il ritorno sul prato era non solo un modo per spiegare ciò che giornali e televisioni sistematicamente tacevano o distorcevano, ma anche un modo per misurarsi con il Popolo. «Cari militanti - aveva detto Bossi - è nei momenti difficili che si misura la forza degli animi e degli uomini. Ed è per questo che, subito dopo le elezioni europee, in cui sapevamo che avremmo perso, abbiamo ritenuto che fosse giusto ed utile tornare a Pontida. Non certo per un armistizio o, peggio per arrenderci, ma per far il punto sulla situazione politica generale e della Lega e per tracciare le linee della futura strategia del nostro Movimento».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    DA SOLI AL VOTO PER L'IDENTITà CONTRO CHI VUOL PIEGARE IL NORD
    1995
    Il 9 aprile del 1995 la decisione di correre in solitaria è ormai un dato di fatto. In Regione Lombardia il candidato governatore del Carroccio è l’europarlamentare Francesco Enrico Speroni.
    «Ci presentiamo da soli - spiega il segretario federale - per ribadire la nostra identità, per governare innescando il meccanismo del cambiamento e per sconfiggere la mafia che vorrebbe impadronirsi di nuovo della cassaforte del Nord. Né da destra né da sinistra in questo momento è possibile trasformare il Paese». Poi si guarda avanti: «Alle politiche un patto costituente tra la Lega, forza federalista liberaldemocratica e la socialdemocrazia che vuole le riforme».
    Detta così sembra molto semplicistica la questione. Ma è ancora Bossi a chiarire le idee al popolo di Pontida, agli elettori: «Non siamo andati da soli solo per motivi strategici, perché sappiamo che alle prossime politiche noi non potremo scegliere solo uno schieramento. Da destra abbiamo detto che non si cambia il Paese. E allora uno potrebbe dire... sarà la sinistra che cambia il Paese: niente affatto! La sinistra ideologica è, direi, coinvolta in prima persona nella situazione attuale, nella creazione di questo Stato sociale. Non solo: io penso che chi ritiene che lo Stato debba essere accentrato, debba controllare tutti i mezzi della produzione non possa incidere né sullo stato sociale, né sui costi dello stato sociale, né sulla Costituzione, né nella riforma delle istituzioni». Ma c’è un altro motivo per cui la Lega vuole andare da sola al voto e la risposta, secondo Bossi, arriva ancora una volta da Pontida: vincere al Nord per liberare il Sud. «Questo è l’impegno di sempre», ribadisce il Senatur. Poi, un passaggio di estrema attualità: «Già tre anni fa avevamo intuito, mentre il regime stava cadendo, che quelli di prima si preparavano a tornare. Avevamo concluso che chi ha tre televisioni nazionali non può non vincere le elezioni ed erano i tempi allora, e negli anni successivi, che sulla prima pagina dei grandi quotidiani con grande enfasi veniva lanciata mani pulite. E io dicevo alla Lega: stiamoci attenti, amici, sembra una partita di giro, cambiare tutto affinché nulla cambi, sostituire gli uomini in prima linea e far avanzare gli uomini della seconda linea della partitocrazia a partire da chi viene dalla società civile....»
    Poi un avvertimento: «Chi combatte la forza politica nata da cuore del Nord per liberarci dalle catene, dalla schiavitù del centralismo, cosa vuole, secondo voi? Vuole che il Nord vada avanti a lavorare, pagare e tacere. Mi diceva un giornalista tedesco: “Passeranno cent’anni prima che venga una forza politica che non ragiona solo in termini di potere. Vi ricordate quando piangevate per una classe politica dedita all’intrallazzo e al guadagno costantemente? Scrivendo di voi, della Lega, io ho voluto dare un segnale di speranza al mondo”, così mi diceva quel giornalista tedesco che ha enfatizzato la nostra operazione politica. Laddove tutto sembra potere, là venne una forza del popolo, la Lega, nata dal cuore della gente che ha operato la scelta per coerenza storica, per coerenza col rapporto stabilito con la gente, che non è stata disponibile a guadagnare tanto. Sì, è vero, passeranno cent’anni prima che ritorni una forza politica di così tanta coerenza, di così tanto onore. Sapete - conclude Bossi l’intervento di una delle più complesse Pontida - la politica vera è quella di insegnare alla gente, di far capire alla gente. Noi siamo la forza politica della vita e oggi chiediamo il primato, non solo in termini di forza politica ma in termini di guida dell’ amministrazione delle nostre Regioni».
    Ma la Pontida del 9 aprile segna anche un’altra tappa storica: nasce la task force dei sindaci. Amministratori leghisti di Comuni e Province si trovano sul prato del giuramento per la loro prima Assemblea federale. Vengono nominati i membri che faranno parte del Comitato federale sindaci e presidenti di Provincia e delle Consulte regionali enti locali.
    Da Pontida nascono i nuovi due punti di riferimento per promuovere sul territorio la riforma dello Stato in senso federale.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  8. #8
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    LA GENTE VOLEVA SVENTOLARE IL VESSILLO DEL CARROCCIO
    Si scrive Mario Cavallin. Si legge Pontida, Lega, Lombardia Autonomista, manifesti. Mario è un vessillo, un’identità storica, l’archivio tecnico e affettivo del movimento. Non ha mancato una Pontida. Tranne una, «colpa del viaggio di nozze», ti spiega lui. La più difficile perché era lontano dal prato, complessa perché il 1994 è stato un anno duro per la storia della Lega, prima alleata del Polo e poi fuori dall’alleanza che negava il federalismo promesso. Ma la strada continua e Cavallin di chilometri ne ha da raccontare.
    Quanto tempo è passato prima di arrivare a Pontida?
    «L’avvicinamento è stato graduale, come accade per un corteggiamento. Già nell’86, con una pattuglia di leghisti di Varese e Como, ricordo partecipammo in delegazione alla rievocazione del giuramento della Lega Lombarda all’abbazia. Ecco, quella fu la prima delegazione ufficiale del Carroccio in terra di Pontida. Ci fu il corteo storico, tutto il paese era coinvolto nell’evento e noi con loro, anche se la nostra presenza con le bandiere raffiguranti la croce rossa in campo bianco “disturbò” le forze dell’ordine del tempo».
    Fu il primo “assaggio” dell’effetto che avrebbe sortito la Lega sullo status quo del Paese?
    «Per certi versi sì, abbiamo rappresentano il primo vero momento di rottura con il passato».
    Quanti eravate, la prima volta all’abbazia?
    «Direi una quarantina di persone. C’erano Giuseppe Leoni, Pietro Reina, lo stesso Umberto Bossi, l’indimenticabile Roberto Ronchi, Cesare Bossetti, Moretti... Poi l’esperienza è proseguita anche negli anni successivi. Ma abbinavamo anche altre uscite durante la rievocazione della sagra del Carroccio, a Legnano. Erano occasioni per distribuire volantini, materiale informativo, per stare con la gente in piazza, per la strada».
    Il ricordo più bello?
    «Alla prima Pontida, il 20 maggio del 1990. Non lo dimenticherò mai».
    Cosa non dimentica, Mario?
    «Arrivammo con un furgoncino bianco. Quello fu il primo mezzo di trasporto della Lega, fortemente voluto da Bossi così come il magazzino del materiale a Vergiate. Ebbene, parcheggiammo il furgone e appena iniziammo a esporre su un banchetto i gadget, le bandiere, fummo presi d’assalto, sì, letteralmente assaltati. Ma la gente voleva a tutti i costi una cosa: la bandiera della Lega Lombarda. Ci svuotarono il nostro piccolo magazzino mobile. Quel che era più evidente era il bisogno, l’urgenza di riappropriarsi non solo di un’icona ma di un’identità, abbracciare, sventolare l’essere lombardo o più semplicemente cittadino del Nord, mettendo una spilla al petto».
    Pontida fu il polso di un cambiamento già in corso?
    «Sì, e sentivamo il peso di questa responsabilità».
    Ogni anno però la storia si ripete.
    «Si ripete un incontro d’identità. Oggi come la prima volta resta un’emozione ritrovare sul prato gente nota o fare nuovi incontri, persone che dividono il tuo stesso ideale di libertà».
    Da quanto Mario Cavallin vive quest’esperienza?
    «Dall’85. Fu nell’87 che ebbi poi la fortuna di iniziare a lavorare con il Movimento, a Varese».
    La Lega, da sempre, ha usato lo strumento del manifesto per fare grandi battaglie politiche. Lei gode di un privilegio particolare: assistere al parto di ogni nuovo messaggio. E’ così?
    «Sono responsabile dell’ufficio grafico e stampa del Movimento, è vero. Accanto al vecchio “Lombardia Autonomista” poi “Lega Nord”, che da tempo ha ripreso le pubblicazioni, e insieme ad altre iniziative editoriali sempre legate all’ambito del Carroccio (penso ad esempio alle Associazioni), curo i manifesti. Sono un mezzo di comunicazione che il segretario ama e cura personalmente in modo particolare. Nei manifesti c’è tutto il pensiero di Bossi, la sintesi del suo ragionamento politico, messaggi diretti che parlano alla gente e che prendono in contropiede l’avversario politico».
    Se li ricorda tutti?
    «Dal primo all’ultimo, anche perché, e a questo il segretario ci tiene in modo particolare, tutti sono ben conservati e archiviati con rigore, come le copie dei nostri primi giornali. “Lombardia autonomista” e “Lega Nord” sono dei tesori del movimento, sono storia e quindi preziosi. E chi non ha memoria e non conosce la storia perde la battaglia».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  9. #9
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI
    L'anima della Lega, federalismo e indipendentismo. Venezia si avvicina...
    Non c’è dubbio. Da Pontida possono nascere solo che guerrieri. E l’annuncio rivoluzionario che viene dato il 9 luglio del 1995, alla seconda Pontida dell’anno, è proprio questo: la nascita del Polo del Guerriero, passando per Mantova, alla libertà del Nord.
    «S’avvicina la battaglia senza ritorno. Tocca a noi combattere per il paese, contro ogni tentativo di consociativismo. Tocca al Nord alzarsi in piedi!». Messaggio perentorio: «Le elezioni si vincono in Lombardia e qui passa chi fa accordi con la Lega o non è nemico della Lega». Insomma, Bossi è chiaro: non si va da nessuna parte senza tener conto che si potrà salvare il Paese passando solo attraverso il federalismo, di cui è custode la Lega. «La contrapposizione rivoluzionaria - spiega Umberto Bossi nell’estate del ’95 - è fra federalismo e centralismo. Oggi Pontida diamo via al terzo polo. Quello del Guerriero. Non è l’inizio di una resistenza ma dell’attacco che deve portare alla libertà del Nord». E poi, ancora: «Bisogna rivedere lo stato sociale ma bisogna fare il federalismo, abbattere i costi di intermediazione dello stato centralista e tagliare l’assistenzialismo al Sud, sostituendolo con un’economia sana. Queste sono le uniche scelte per cui la Lega, classe politica responsabile del Nord può tenere il Nord ancora insieme al resto del Paese, pur sapendo delle difficoltà». E i numeri fanno davvero paura: nell’82 c’erano 500mila miliardi di debiti, nell’87 un milione di miliardi, nel ’94 oltre due miliardi di lire di debito. E nel ’97, prevede Bossi, «saranno 3, nel 2001 quattro.... Tutte le entrate secondo il bilancio dello Stato del 1995 basterebbero solo a pagare gli interessi». Ma la Pontida sotto il sole bergamasco insiste ancora sulle prospettive elettorali: «La sinistra vuole le elezioni politiche convinta che è arrivato il momento di governare il Paese e di farci vedere come l’assistenzialismo di sinistra sia migliore di quello di destra ma deve valutare con attenzione che l’Italia assomiglia più che all’occidente liberale all’est comunista, per immutabilità della nomenklatura, per l’espansione abnorme dell’apparato statale. Il fallimento del nostro Paese avverrà prima sul piano economico su quello politico-culturale, e sarà il processo di integrazione nell’Europa che farà da momento grilletto. i nodi sono arrivati al pettine».
    Ma un altro sforzo organizzativo attendeva il popolo della Lega: un’altra Pontida, quella di domenica 26 novembre. Parola d’ordine: marciare uniti e compatti. «La Lega è una e compatta - ripete Bossi - Federalismo e indipendentismo rappresentano due livelli possibili della lotta anticentralista della Lega, nata per la libertà del Nord». Il Carroccio prende atto del rifiuto storico del Sud all’opportunità di cambiamento e si riconferma «forza di liberazione della Nord Nazione». Viene a delinearsi sempre più, dopo il continuo lavoro del Parlamento del Nord di Mantova, il ruolo dell’indipendentismo, che sottolinea la natura originale della Lega «in un momento in cui tutti i partiti hanno scoperto come è buono il manicaretto federalista». Annuncia Bossi: «Mancano 300 metri alla cima. Il traguarda è la disaggregazione dello Stato centralista, in cui la P2 blocca il cambiamento». Come invertire questa spirale? Non c’è dubbio, spiega Bossi: bisogna tagliare in due il mostro: per spezzare l’asse consociativo destra-sinistra è necessaria una dialettica verticale tra il centro alto, federalista, rappresentato dalla Lega, e il centro basso, centralista.
    Sì, l’inedita Pontida autunnale è quella di una Lega di libertà e di autodeterminazione. Ma con questa puntualizzazione: la Lega non è federalismo o indipendentismo ma «federalismo e indipendentismo». Sono i due livelli possibili della Lega nata contro il centralismo e per la libertà del Nord. Il primo traguardo ipotizzato: disaggregazione dello Stato centralista e autodeterminazione dei popoli. Al momento «un accordo pre-elettorale con il polo di centro basso è compatibile con la dialettica federalista mentre non lo possono essere né il Polo di destra né quello di sinistra». E Bossi lancia l’idea di un tavolo gestito da Giancarlo Pagliarini, con “l’ambasciatore” Roberto Maroni, per sondare la volontà dei partiti di partecipare a un nuovo governo delle regole e della Costituente affidato ad un presidente che, dopo le dimissioni di Dini, appronti un programma preciso in materia di privatizzazioni, antitrust e riforma dello Stato.
    Ma «sia destra che sinistra sanno che hanno bisogno dei nostri voti. E noi potremmo costare cari. Il nostro prezzo: il cambiamento federalista e la presidenza del Consiglio. Ecco perché prendono tempo e cercano di sostituire la Lega con improbabili formazioni di centro. Se il tavolo fallirà, se si andrà ad elezioni, se non sarà possibile un accordo pre-elettorale, la Lega potrebbe anche optare per una battaglia indipendentista». Venezia è vicina.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  10. #10
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    A PONTIDA IN CENTOMILA
    Una folla sterminata scandiva gran voce “Libertà Libertà”. Erano i centomila padani che il due giugno, sullo storico prato di Pontida, chiedevano a Umberto Bossi, alla Lega, la riappropriazione dell’identità culturale e la liberazione dallo strapotere di Roma, in nome del “sacrosanto diritto all’autodeterminazione dei popoli”. E “Libertà sarà”, rispondeva Bossi, mentre ministri del Governo Sole e membri del Comitato di liberazione della Padania si preparavano al giuramento davanti al popolo sovrano. «Oggi è il 2 giugno, festa della Repubblica e festa del Parlamento romano, con il potere mummificato schierato a difesa di una costituzione che hanno previsto eterna come le rovine di Roma. Ma - ammoniva il segretario federale - la vera festa è qui, tra il popolo sovrano della Padania, la festa della giovane ed eterna nazione Padania». Quella nazione Padania che entrava sempre più nelle coscienze della gente del Nord. Quell’anima profonda di identità e cultura che aveva “il cuore a Mantova”, con il Parlamento della Padania, la “testa a Venezia” - il Governo sole - “i nervi, che sono i ministeri, radicati sul territorio e il Po come spina dorsale”. Lì, quel 2 giugno 1996 il leader della Lega annunciava per la prima volta che il 15 settembre ci sarebbe stata una grande catena umana che, percorrendo il Po, arrivava fino a Venezia. Un modo per risvegliare le coscienze sopite da anni di politica dell’affare. E prima dell’appuntamento di giugno il popolo del Nord si era risvegliato e si stava organizzando: sempre a Pontida, il 24 marzo, era stata approvata la “Costituzione dell’Indipendenza”, era nato il Comitato di liberazione della Padania, cominciava a prendere forma il mondo dell’associazionismo. Ogni settore di vita sociale e civile cominciava ad assumere una sua forma, una sua identità, radicata nella storia nella cultura, nelle tradizioni. E con il popolo, cominciavano a risvegliarsi anche gli organi d’informazione. E con loro, spesso grazie alla sistematica disinformazione, anche Roma e tutto il suo potere di controllo e repressione, culminata con l’irruzione della digos nella sede della Lega e nell’ufficio dell’onorevole Roberto Maroni quel triste 18 settembre 1996.
    «Noi - ha detto Bossi in quella Pontida che gettava le basi per la grande manifestazione di Venezia, il 2 giugno - faremo una rivoluzione passiva, direi gandhiana, che costringe il potere romano a venire a patti o a subire lo schiacciamento. Avevamo anche pensato di tenere coperti i nomi degli uomini del comitato di liberazione della Padania - alcuni di loro finiranno poi sotto inchiesta con motivazioni esclusivamente politiche e ideologiche - poi però abbiamo preferito di no. Ma avvisiamo - minacciava il leader della Lega - se viene toccato un uomo del Clp o del nostro governo, è come se venisse toccata la Nazione Padana». Bossi aveva anche sottolineato che i sindaci del nord, i borgomastri della Lega, avevano detto “no” alla collaborazione con Roma. Il loro ruolo si apprestava a cambiare: non più solo compiti amministrativi ma anche politici. Insomma, in quel 2 giugno, festa della Padania libera, la Lega, i suoi sindaci, i suoi rappresentanti eletti dal popolo, si schieravano contro l’avanzare del “nuovo Barbarossa, lo Stato centralista che nega le libertà dei popoli per conservare il potere che assoggettava un Sud, ancora immaturo al federalismo, per mettere in difficoltà il Nord: un Meridione dall’economia debole, che con le sue imprese assistite fa concorrenza alle industrie del Nord. Era l’anno della Bicamerale per le riforme e in luglio il segretario federale della Lega, si apprestava a stigmatizzare anche in Parlamento la “palude” in cui si trovava il Paese, il ladrocinio delle risorse del Nord per quell’assistenzialismo che tutto ha fatto tranne che sviluppare il Sud. E a chiedere con forza un referendum per l’autodeterminazione della Padania. «La sovranità, il potere costituente - aveva detto Bossi alla Camera - non è del popolo, ma del Parlamento romano che farà la sua ennesima ed inutile bicamerale. Il popolo stia zitto, è vietato per costituzione sapere cosa pensi il popolo del proprio Stato».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 63
    Ultimo Messaggio: 24-10-09, 11:22
  2. Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 13-10-08, 22:56
  3. Sul sacro prato di Pontida dal 1990
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 08-05-05, 15:15
  4. Il giuramento di Pontida precede la grande festa
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 16-09-02, 14:46
  5. Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 16-04-02, 22:48

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito