POTREBBE SPIEGARCI L'ILLUMINATO EX PRESIDENTE DELL'IRI LA REGALIA ALFA-ROMEO ALLA FIAT .
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INTANTO PAROLE
Prodi: «Nessun regalo a De Benedetti. Farò chiarezza con una mia ricostruzione»
BRUXELLES - Il presidente della Commissione europea Romano Prodi non ci sta. Non ha gradito affatto farsi mettere sotto accusa dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e così ha deciso di replicare, punto per punto, con una sorta di dossier: un rapporto che ricostruisca i passaggi della complessa vicenda Sme per la quale Berlusconi lo ha chiamato in causa, oggi, davanti ai giudici del tribunale di Milano.
I PUNTI PRINCIPALI - Ma prima di scrivere quel rapporto Prodi ne anticipa i punti principali. Punto primo: «Nessun regalo a De Benedetti». Romano Prodi, presidente dell'Iri all'epoca della vendita della Sme (poi non perfezionata) alla Buitoni del gruppo De Benedetti, dice di non aver causato con le sue azioni legate a quella vendita nessun «danno per lo Stato e di converso nessun regalo per l'acquirente».
Punto secondo: la mia «preoccupazione costante», dice Prodi, è stata quella di «tutelare come bene primario gli interessi dello Stato, difendendo per questo e sempre l'autonomia dell'impresa pubblica da ogni pressione esterna, compresa, eventualmente, quella proveniente dal mondo della politica».
E ancora: «Lo stop alla vendita della Sme contribuì in modo decisivo a ritardare di quasi un decennio l'avvio dell'indispensabile processo delle privatizzazioni. Fu solo negli anni Novanta, dopo che tanta altra acqua era passata sotto i ponti, che fu possibile mettere davvero mano a quell'opera». È questa la conclusione della ricostruzione della vicenda Sme fatta dal presidente della Commissione Ue Romano Prodi che all'epoca era alla guida dell'Iri.
IL DOSSIER-RICOSTRUZIONE - «Davanti al Tribunale di Milano - argomenta Prodi - si sta svolgendo un processo per appurare se sia stato commesso il reato di corruzione in atti giudiziari in relazione alla vendita, poi non perfezionata, della Sme, la finanziaria alimentare dell'Iri, alla Buitoni e agli eventi che a questa seguirono».
«Come in tutti i processi- continua Prodi - ci sono un capo d'accusa, degli imputati, l'accusa, la difesa e i giudici. Essendo del tutto estraneo al procedimento - sottolinea Prodi - non avrei alcun motivo di intervenire. Nel corso del dibattimento, tuttavia, è stato avanzato il dubbio, di per sè privo di alcuna attinenza rispetto all'oggetto del giudizio, che le condizioni allora pattuite per la vendita fossero tali da determinare un danno per lo Stato e, di converso, un «regalo» per l'acquirente, cioè la Buitoni del gruppo De Benedetti».
La conclusione: «Poichè all'epoca di cui si parla, il 1985, il presidente dell'Iri ero io e poichè fu il consiglio d'amministrazione dell'Iri da me presieduto a deliberare in merito alla vendita della Sme alla Buitoni - conclude il presidente della commissione Ue - la cosa mi riguarda direttamente. È, dunque, per rispondere pubblicamente a queste domande che ho deciso di offrire una ricostruzione dettagliata».
5 maggio 2003


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