La Chiesa Cattolica nelle catechesi neocatecumenali

La dottrina sulla origine, costituzione e natura della Chiesa cattolica è condensata nel Catechismo pubblicato dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, con la Costituzione "Fidei Depositum" dell’11 ottobre 1992, nel Cap. III, art. 9, dai numeri 748 al 945.

Ne riassumiamo brevemente il contenuto:

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) inizia ricordando che la "Chiesa è Santa, Cattolica, Una e Apostolica", e che questa fede, espressa nel Credo, è inseparabile dalla fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo (n. 750).

Dopo aver parlato dei nomi e delle immagini della Chiesa (nn. 751-757), il CCC tratta della sua origine che sta nel disegno della SS.ma Trinità; della sua progressiva realizzazione nella storia (n. 758 ss.); della sua istituzione da parte di Gesù Cristo(nn. 763-766); del suo mistero, per cui è insieme visibile ed invisibile (n. 771 ss.); sacramento universale di salvezza (n. 774).

Tratta poi della Chiesa, popolo di Dio, illustrandone le caratteristiche di popolo sacerdotale, profetico, regale (n. 781 ss.). Si parla inoltre della Chiesa Corpo di Cristo e sua Sposa (n. 790 ss.); tempio dello Spirito Santo (n. 797 nn.) ed infine si passa a descrivere le caratteristiche della Chiesa: Una, Santa, Cattolica e Apostolica (n. 811).

Di ognuna di queste caratteristiche il CCC specifica e determina il significato.



La Chiesa è Una (n. 813 ss.):

per la sua origine,

per il suo Fondatore,

per la sua anima.

I vincoli di questa unità sono:

la professione di una sola fede,

la celebrazione comune del culto divino, soprattutto dei sacramenti,

la successione apostolica mediante il sacramento dell'ordine (n. 815).

La Chiesa è Santa (nn. 823-829).

La Chiesa e Cattolica (nn. 830-856).

La Chiesa è Apostolica (nn. 857-870).



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Contenuto delle catechesi neocatecumenali sulla Chiesa.

Kiko, sebbene affermi che le sue catechesi sono rivolte principalmente ai "lontani", e a quanti di fatto sono fuori della Chiesa, e che perciò non ne conoscono la dottrina che la riguarda, parla della Chiesa senza mai spiegare come questa è sorta, chi l’ha fondata, quali sono le sue caratteristiche.

Per Kiko la Chiesa è una realtà (una "cosa") "non giuridica", ma soltanto "sacramentale", che si è istituzionalizzata verso il sec. VI, quando apparve la Penitenziale (cfr. "Orientamenti alle equipe dei catechesti per la fase di conversione", Or, pag. 167).

Inoltre egli dice che nella Chiesa non si entra giuridicamente, ma di fatto, per mezzo del Battesimo. Non ricordando che questo, anche se per i Cristiani è un Sacramento (segno efficace della grazia – CCC n. 2005 – e che perciò come dono invisibile sfugge alla nostra esperienza) è anche un "rito" visibile, regolato da norme, che lo rendono anche un atto giuridico, con effetti giuridici in chi lo riceve (CCC nn. 782 e 1213).

Kiko, mentre nega alla Chiesa la realtà giuridica, afferma che si entra in essa attraverso una realtà che è anche giuridica, oltre che sacramentale.

Ancora. Kiko, con le sue affermazioni ripetute nelle catechesi, nega le caratteristiche della Chiesa sopra riportate: "Una, Santa, Cattolica e Apostolica" (CCC n. 750).



I - LA CHIESA È UNICA

1) Contro l’unità della Chiesa, che il CCC riconosce (n. 815) essere assicurata dalla professione di una sola fede ricevuta dagli Apostoli, egli nega alcune di queste verità che la Chiesa intera accetta e riconosce come divinamente rivelate.

Così: nelle catechesi viene negata la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, terminata la celebrazione della S. Messa.

Infatti egli afferma:
"Il pane e il vino non sono fatti per essere esposti, perché vanno a male. Il pane e il vino sono fatti per essere mangiati e bevuti. I dico sempre ai sacramentini che hanno costruito un tabernacolo immenso: se Gesù Cristo avesse voluto l’Eucaristia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male. Il pane è per il banchetto, per condurci alla Pasqua. La presenza reale è sempre un mezzo per condurci ad un fine, che è la Pasqua. Non è assoluto. Gesù Cristo è presente in funzione del mistero Pasquale." (Or pag. 329).

"Come una cosa separata dalla celebrazione cominciano le famose devozioni eucaristiche: l’adorazione, le genuflessioni durante la messa ad ogni momento, l’elevazione ... L’adorazione e la contemplazione sono specifiche della Pasqua, ma dentro la celebrazione, non come cose staccate. (Or pag. 331).

"Tutti i valori di adorazione e conteplazione, che non sono alieni dalla celebrazione del banchetto, sono stati tirati fuori dalla celebrazione come cose marginali. L’adorazione al Santissimo, per esempio." (Or pag. 329).

"Per i cristiani il sacramento autentico istituito ed inaugurato da Gesù Cristo come suo memoriale è la notte pasquale e come prolungamento e partecipazione di questa notte: la domenica" (Or pag. 317)

"Il sacramento non è solo il pane e il vino, ma anche l'assemblea; la Chiesa intera che proclama l'eucaristia. Non ci può essere eucaristia senza l’assemblea che la proclama.". (Or pag. 317).

Il CCC ricorda invece come la Chiesa ha sempre creduto nella presenza reale di Cristo nell'Eucaristia (cfr. nn. 1333, 1367, 1368, 1373, 1374, 1375, 1376, 1377 e 1381).

La presenza reale richiama il culto di adorazione anche fuori della Messa (cfr CCC nn. 1378, 1379, 1380, 2096, 2097 e 2628).

All'affermazione kikiana che l'Eucaristia è una manifestazione di Cristo risorto, il CCC risponde con i nn. 1328, 1329, 1330, 1331 e 1332.



2) Altro errore è l’affermazione di Kiko che la messa non è un vero sacrificio.

Ecco alcuni testi:
La Messa è "sacramento del passaggio di Gesù dalla morte alla risurrezione" (Or pag. 305).

L'Eucaristia è un canto glorioso della Risurrezione di Cristo. E' il sacramento del passaggio dalla morte alla vita. (Or pag. 309).

"L'Eucaristia è .... la manifestazione di Cristo risorto". (Or pag. 315)

"Che cosa è avvenuto nell'Eucaristia dal IV all'VII secolo. Così troviamo che entrano nella liturgia tutta una serie delle religioni naturali: offrire a Dio cose, per placarlo; sacrifici, agnelli, cose varie ..... Adesso questa gente che entra nella Chiesa torna a quello che già il popolo d’Israele aveva superato e comincia a vedere nella liturgia, cristiana i riti religiosi pagani". (Or pag. 320).

"Da questo momento in poi questo offrire queste cose a Dio occuperà un posto di primaria importanza dentro il rito. Perché questi uomini vanno con timore ad offrire cose a Dio perché Egli sia loro propizio .... Da questo momento .... comincia ad apparire un culto di offerta col quale l'uomo deve placare Dio, che proprio l'idea pagana di portare offerte.

Al principio per lo meno l'offerte si lasciavano alla porta dei templi; poi, però, dato che questo fatto delle offerte andava bene .... si incominciò a portare le offerte fino all'altare.

Allora si organizza una processione grande con tutte le offerte e con molte preghiere sulle offerte, fino al punto che l'idea offertoriale invade l'Eucaristia primitiva. Assistiamo ad un ricoprimento del principale col secondario ....

Questa idea offertoriale è giunta fino ai nostri giorni: noi stessi abbiamo vissuto di questa spiritualità offertoriale. E' chiaro che questo offrire a Dio non è affatto una cosa cattiva .....

Ma l'Eucaristia é un'altra cosa ben diversa .....

Nell'Eucaristia tu non offri nulla: è Dio assolutamente presente quello che dà la cosa più grande e cioè la vittoria di Cristo sulla morte .....

In questa maniera .... la gente che ormai non vive per la pasqua fanno sì che la liturgia, si riempie di questa idea di offerta e di molte altre legate ad una mentalità pagana". (Or pag. 321).

"Quando la massa di gente pagana viene alla Chiesa (IV-VII secolo) questa massa vede in fondo la liturgia cristiana con i suoi occhi religiosi: l'idea di sacrificio. C'è un completo retrocedere all’A.T. che era stato superato dallo stesso Israele ..... Perciò quando nel medio evo si mettono a discutere del sacrificio, in fondo discutono di cose che non esistevano nella Eucaristia primitiva. Perché sacrificio nella religione è "sacrum facere", fare il sacro, mettersi a contatto con la divinità, tramite i sacrifici.

In questo senso non c’è sacrificio nell'Eucaristia: l'Eucaristia è sacrificio in altro senso, perché nell'Eucaristia c'è sì la morte, ma c'è anche la resurrezione dalla morte. Per questo dire che l'Eucaristia è un sacrificio è giusto, ma è incompleto. L'Eucaristia è un sacrificio di lode: una lode completa di comunicazione con Dio attraverso la pasqua del Signore."

Ma in questa epoca (sec. IV-VII) l'idea di sacrificio non è intesa così, ma in senso pagano. Ciò che essi (i cristiani) vedono nella messa è che qualcuno si sacrifica, cioè il Cristo.

Nell'Eucaristia vedono soltanto il sacrificio della croce di Gesù Cristo. E se oggi chiedete alla gente qualcosa a questo proposito, vi direbbe che nella messa vede il calvario." (Or pag. 322).

"Carmen vi ha spiegato come le idee sacrificali che Israele aveva avuto ed aveva sublimato, si introdussero di nuovo nella eucaristia cristiana. Forse che Dio ha bisogno del Sangue del Suo Figlio, del suo sacrificio per placarsi? Ma che razza di Dio abbiamo fatto? Siamo arrivati a pensare che Dio placava la sua ira nel sacrificio di suo Figlio alla maniera degli dèi pagani. Per questo gli atei dicevano: che tipo di Dio sarà quello che riversa la sua ira contro Suo Figlio sulla croce?... e chi poteva rispondere?" (Or pag. 333).

"Lo Spirito Santo ha permesso che (nella storia della Chiesa, ndr) apparissero questi rivestimenti in determinate circostanze storiche perché era necessario; in un certo momento, per esempio, fu necessario insistere contro i protestanti sulla presenza reale.

Ma una volta che questo non è più necessario non bisogna insistervi più. Perché quel momento storico è passato .......

Lo Spirito Santo ha portato la Chiesa, attraverso i secoli, a rispondere a realtà concrete che le si presentavano.

Per esempio: qualcuno può dire perché Dio ha permesso che nell'Eucaristia entrassero l'Introito e l’Offertorio, o tutte queste idee sacrificali? Perché in quel momento storico era necessario". (Or pag. 333-334).



3) Dopo aver negato che la Messa è sacrificio, Kiko nelle sue catechesi nega, nella Chiesa, l’esistenza del sacerdozio ministeriale.

Ecco alcuni testi:

Or pag. 56-57:
"Nel cristianesimo .... non abbiamo nemmeno sacerdoti nel senso di persone che separiamo da tutti gli altri perché in nostro nome si pongano in contatto con la divinità. Perché il nostro sacerdote, colui che intercede per noi è Cristo. E siccome siamo tutti suo Corpo, siamo tutti sacerdoti. Tutta la Chiesa è sacerdotale nel senso che intercede per il mondo. E’ vero che questo sacerdozio si visibilizza in un servizio e ci sono alcuni fratelli che sono servitori di questo sacerdozio, ministri del sacerdozio".

"Orientamenti alle equipes dei catechisti per il primo scrutinio battesimale" (I Scrut) pag. 54: "L'altro giorno Farnes davanti a 50 preti diceva: il sacerdozio nel cristianesimo non esiste; gli altari non esistono.....".

Contro queste affermazioni di Kiko, la Chiesa nel suo Catechismo insegna:

La presenza reale di Cristo nell’Eucaristia (cfr. nn. 1333, 1367, 1368, 1373, 1374, 1375, 1376, 1377 e 1381).

La presenza reale richiama il culto di adorazione anche fuori della Messa (cfr. nn. 1378, 1379, 1380, 2096, 2097 e 2628).

All’affermazione che l’Eucaristia è una esultazione, una risposta all’intervento di Dio", "una manifestazione di Cristo risorto", o "il memoriale del suo Spirito risuscitato dalla morte", il CCC risponde ai nn. 1328, 1329, 1330, 1331 e 1332.

La parolina filosofica "transustanziazione", negata da Lutero e dai neocatecumenali, è stata confermata dalla Chiesa, che la ritiene conveniente e appropriata ad esprimere la conversione di tutta la sostanza del pane e del vino, nel Corpo e Sangue di Cristo. (cfr. n. 1376).



Alle affermazioni di Kiko neganti la Messa-sacrificio, il CCC risponde:

La Messa è il memoriale del sacrificio di Cristo Memoriale della sua morte e resurrezione. (cfr. nn. 610, 611, 1337, 1341, 1362, 1363 1364).

I cristiani vedono giustamente nella Messa il calvario (cfr. n. 1366).

La Messa non è solo sacrificio di lode, ma vero sacrificio (cfr. nn 1358, 1359, 1360, 1361 e 1382).

L’idea di sacrificio c’è sempre stata nella Chiesa. Non sono stati i pagani ad introdurla (cfr. nn. 1323, 1330, 1337, 1341 e 1365).

L’Eucaristia è anch’essa un Sacrificio (cfr. nn. 1330 e 1365); che ripresenta quello della croce (nn. 1364, 1366 e 1436); pur essendo uno solo con quello della croce (nn. 1330 e 1367).

La Messa è memoriale e banchetti: n. 1382; e non è il Sacramento del passaggio dalla morte alla risurrezione, ma è il passaggio di Gesù al Padre attraverso la morte e la risurrezione: n. 1340.

Nella Messa c’è l’Offertorio: nn. 1333, 1350 e 1351. Questo non è nato perché rendeva bene – come si afferma – ma sull’esempio di Cristo che si è fatto povero per arricchire noi.



4) Nella Chiesa non esiste solo il sacerdozio comune dei fedeli, perché Cristo ha stabilito in essa le diversità dei ministeri: (nn. 873 e 874).

I sacerdoti ricevono da Cristo la missione e la facoltà di agire "in persona Christi", esercitando il loro ministero in nome di Cristo, per l’autorità ricevuta col sacramento dell’ordine. (nn. 878, 879, 1535 e 1548).

Il sacerdozio ministeriale e quello comune dei fedeli differiscono essenzialmente. (nn. 1547, 1551, 1552 e 1553).

I presbiteri agiscono per l’autorità ricevuta dal Vescovo: nn. 1562, 1563 e 1564.

I fedeli sono partecipi dell’ufficio sacerdotale profetico e regale di Cristo, in modo loro proprio: n. 871.



II – LA CHIESA È SANTA.

Kiko, circa la Santità della Chiesa di cui parla il Catechismo ai nn. 823 -829, contrariamente alle affermazioni ivi contenute (cfr. nn. 825, 827 e 1428) per la quali la Chiesa "comprende nel suo seno anche i peccatori, ed incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento", afferma che alla Chiesa appartengono solo i giusti e i perfetti:

I Scrut pag. 120:
"E’ cattolico chi veramente ha lo Spirito Santo, come una realtà nel suo interiore".

I Scrut, pag. 97-98:
"Questo è il cristiano: ..... questi risuscitati, trasformati, morti al peccato e che compiono opere di vita eterna per Gesù Cristo che abita in loro, sono la Chiesa".

I Scrut, pag. 46-47:
"Non dite che siete cristiani ..... Cristiano è colui è colui che ha la vita eterna ..... Chi non ha la vita eterna dentro di sé non è di Cristo".

I Scrut, pag. 96-97:
"Diciamo che tutti siamo figli di Dio. Bella questa! Non è vero che tutti siamo figli di Dio. Gli uomini sono creature di Dio, ma non figli. Figlio è colui che ha realmente la natura divina dentro. In realtà soltanto è figlio di Dio colui nel quale vive Dio e lo dimostra amando come Dio. Questi sono la Chiesa, coloro che sono figli di Dio di fatto, perché Dio ha dato loro la sua propria natura, lo Spirito Santo ..... E questi sono la Chiesa .....

Da notare che queste espressioni non sono soltanto frutto di foga oratoria, per stimolare gli ascoltatori perché siano elementi vivi nella Chiesa, ma esprimono la concezione che Kiko ha della Chiesa.

Egli a pag. 88, 89 e 90 (Or), paragona la Chiesa ad una serie di cerchi concentrici di cui "il primo, un grande cerchio, che è la gente chiamata ad appartenere alla Chiesa-Sacramento. E un altro grande cerchio di gente che non entrerà giuridicamente nella Chiesa, ma che sono chiamati da Dio ad essere salati, fermentati, illuminati dalla Chiesa. E' quella gente che a poco a poco comincia a pensare: Ma non sono poi tanto matti come io pensavo. Guarda come sono stato ingiusto e idiota a criticarli tanto. Ieri mi è morto un figlio e mio cugino che è nella comunità è stato qui a vegliarlo e nessun altro della famiglia è venuto. E quando ho chiesto loro qualcosa ma l'han data. Sono un ingiusto. Con tutte le cose che ho detto contro di loro ......

C'è infine un terzo cerchio, un terzo gruppo di fratelli. Sono quelli che vivono nella menzogna, che hanno sempre mentito a se stessi. Sono, quelli in cui Satana agisce con una forza reale. Ma non perché siano cattivi e ne abbiano colpa, ma forse è toccato a loro, per un qualsiasi motivo, su cui noi non indagheremo. Sono forse i più ricchi umanamente, i più intelligenti (Giuda era il più intelligente degli apostoli, per questo teneva la borsa). Sono quelli che non sopportano la comunità. Questa missione è molto importante, perché senza Giuda non c'è mistero di Pasqua di Gesù. E se voi siete chiamati ad essere Gesù Cristo dovete avere il vostro Giuda. Come tutti voi che siete qui avrete la vostra ora: la vostra vita è in funzione di assumere un'ora. Gesù Cristo stava aspettando che arrivasse la sua ora e un giorno disse: è arrivata la mia ora, l'ora di dare testimonianza di Gesù, l'ora di essere elevati in alto, l'ora in cui il Padre sarà glorificato in voi. Tutti i cristiani sono chiamati da Dio per assumere quell'ora.

Quando arriva quel giorno, costoro avranno la missione di ucciderti, di distruggerti. In fondo vivono dominati dal demonio perché non sono stati mai amati. Perché, affinché un uomo ami se stesso e ami gli altri, ha bisogno di essere amato lui. Costoro non ascoltano le tue ragioni, non riconoscono lo Spirito, dicono che è un angelismo e una forma di alienazione per non muovere un dito.

L'unico modo che hanno questi fratelli di essere salvati è che la Chiesa dia il suo sangue per loro, il sangue dei cristiani, che è il sangue di Gesù Cristo. Sono quelli che ti uccideranno e tu darai il tuo sangue per loro; come santo Stefano dette il suo sangue per quelli che lo lapidarono. Così tutti sono salvati."

Kiko ripete le stesse cose più ampiamente a pag. 356 e 361 (Or), dove dice: "Questa è la missione della Chiesa", e a pag. 362: "Purtroppo noi abbiamo fatto della Chiesa un tempio in cui gli uomini possono andarsi a confessare quando commettono un peccato e dove hanno un rapporto con Dio a base di riti e di sacrifici. Ma è questa forse la missione della Chiesa nel mondo? LA CHIESA E’ UN CORPO VIVO DI UOMINI CHE SONO IL TEMPIO DI DIO.

Il tempio non è un recinto di pietre morte. I cristiani sono il tempio vivo di Dio, in cui tutto ciò che è accessibile agli uomini lo diventa attraverso di loro. Per questo i cristiani sono sacerdoti, perché partecipano al sacerdozio di Gesù Cristo, che è l'immagine del Padre. Gli uomini cambieranno la loro falsa immagine di Dio se vedono te cristiano".



Senza riportare le molte osservazioni possibili su questa lunga citazione, chiediamo soltanto a Kiko, che aveva affermato precedentemente che solo quelli che hanno in sé lo Spirito Santo sono Chiesa, perché adesso dice che sono Chiesa anche quelli del secondo e del terzo cerchio, che non hanno le caratteristiche da lui descritte? Se è vero quello che afferma adesso, diventa falso quanto aveva affermato prima, o viceversa.

Nel testo "Orientamenti alle equipes dei catechisti per il secondo scrutinio battesimale" (II Scrut), Kiko dice: "Nel futuro non esisteranno cristiani di classe A e cristiani di classe B".

Ma nel suo entusiasmo egli anticipa il futuro. Con la sua Chiesa (quella dei cerchi concentrici) ci saranno cristiani non solo di serie A e B, ma anche quelli di serie C (i Giuda).



III – LA CHIESA È CATTOLICA.

La Chiesa è "cattolica" (CCC n. 830), cioè universale, inviata alla totalità del genere umano (CCC n. 831), perché tutti gli uomini sono chiamati ad essa (CCC n. 836), essendo essa Sacramento universale di salvezza (LG 48).

Da questo nasce la sua missionarietà (CCC nn. 848 e 849), fondata nell’amore eterno della SS.ma Trinità (AG 7), e nell’amore che Dio ha per tutti gli uomini (CCC 851).

Per questo la Chiesa è mandata a tutti i popoli, si rivolge a tutti gli uomini, abbraccia tutti i tempi (CCC n. 868). E poiché il Battesimo è necessario per la salvezza (CCC n. 1257), gli Apostoli - fin dalle origini - lo conferiscono (CCC n. 1226), dando così origine al popolo di Dio, al popolo della nuova Alleanza (CCC n. 1267), che rende il battezzato membro della Chiesa (CCC nn. 1269 e 1271).

In questa maniera la Chiesa adempie il comando di Gesù: "Andate, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt 28, 19-20).

Per questo la Chiesa si è sempre impegnata a battezzare tutti gli uomini (CCC n. 849), perché Dio vuole che tutti siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità (1Tim 2,4), verità che è stata affidata alla Chiesa, e dove solo entrando in essa, si può trovare (CCC n. 851).

Kiko invece ritiene che la Chiesa non ha la missione di "prendere tutta la gente che sta fuori e portarla dentro" (Or pag. 78).

Egli pensa ad una Chiesa "senza trionfalismo né proselitismi, senza voler portare Gesù Cristo non so dove o che tutti entrino in essa" (Or pag. 86).

Anche se a pag. 26 di Or aveva detto che "dire che la Chiesa cattolica che vuol dire universale, non vuol dire che tutte le nazioni stiano nella Chiesa, bensì che sono chiamati ad essa tutti i tipi di uomini".

Contraddicendosi, a pag. 81 di Or, Kiko afferma: "Non tutti sono chiamati a far parte della Chiesa ..... C'è gente che non è chiamata ad appartenere alla Chiesa sacramento".

Conseguentemente per Kiko la Chiesa non è "l'unica tavola di salvezza" (Or pag. 78), e "neppure la Chiesa primitiva si è ritenuta tale" (Or pag. 81-82).

Kiko con il suo "Cammino" "si propone di smontare questa concezione della necessità dell'appartenenza giuridica alla Chiesa per salvarsi, anche se ciò è difficilissimo" (Or pag. 81-82).

Nonostante queste premesse egli conclude (Or pag. 90): "La Chiesa salva tutti perché perdona tutti ..... La Chiesa non giudica, non esige, bensì salva, cura, perdona, risuscita e tutto ciò lo fa facendo presente l'escatologia".



IV – LA CHIESA È APOSTOLICA.

La Chiesa è apostolica, cioè (secondo il CCC al n. 857 e ss.) Essa è costruita sul fondamento degli Apostoli, custodisce e trasmette il loro insegnamento e fino al ritorno di Cristo sarà istruita, santificata, guidata dagli Apostoli e dai loro successori, nella sua missione pastorale.

"L'apostolato della Chiesa e tutta l’attività del Corpo mistico, è ordinata alla diffusione del Regno di Cristo sulla terra" (A.A.2, CCC n. 863).

La Chiesa è quindi Gerarchica, perché così Gesù l’ha fondata (CCC n. 874).

I ministri della Chiesa ricevono la missione da Cristo, da cui sono autorizzati ed abilitati a distribuire la grazia (CCC n. 875), attraverso il loro ministero che viene ad essi conferito per mezzo di un sacramento specifico.

Questo ministero, anche se ha un carattere di servizio (CCC n.876), collegiale (CCC n. 877), personale (CCC n.878), è sempre esercitato in nome di Cristo.

Al collegio dei dodici, voluto da Cristo, egli ha preposto come capo Pietro (CCC n. 880), pietra viva della Chiesa (CCC n. 881), di cui il Papa, vescovo di Roma è il successore (CCC n. 882).

A questo collegio formato dai Vescovi, con i presbiteri loro collaboratori (CCC n. 888), compete l'ufficio di insegnare. Ad esso il dono della infallibilità (CCC n. 891), nelle verità riguardanti la fede e la morale; l'ufficio di santificare (CCC n. 893), con l'amministrazione dei sacramenti; e l'ufficio di governare (CCC n. 894 e ss.) con autorità e sacra potestà.

A questa dottrina della Chiesa, Kiko – nelle catechesi del Cammino neocatecumenale – oppone la sua.

Egli non riconosce nella Chiesa "il sacerdozio ministeriale", ma solo quello comune dei fedeli. (Or pag. 56-57).

La stessa cosa ripete nel I Scrut a pag. 54, riportando un testo di Farnes: "Il sacerdozio nel cristianesimo non esiste".

Il sacerdote della Chiesa non ha alcuna autorità sulle Comunità neocatecumenali, che sono dirette, anche se sorte in una parrocchia, da un laico, mentre al sacerdote parroco è riservata sola la presidenza (onoraria) dell'assemblea. (Or pag. 372) .

Anche se Kiko nomina il Vescovo della diocesi che, in qualche circostanza, invita ad alcune cerimonie del Cammino, nella realtà il Vescovo è solo una figura senza autorità sulle comunità NC. Infatti anche nelle cerimonie a cui è invitato, il Vescovo deve seguire i riti stabiliti dal Cammino, recitando le preghiere da loro compilate ecc.

L’autorità vera nelle Comunità è esercitata dai catechisti laici, ai quali è dovuta una obbedienza assoluta (Or pag. 370).

Questi catechisti, secondo Kiko, hanno il potere di fare gli esorcismi ("Orientamenti alle equipes dei catechisti per lo Shemà" (Shemà) pag. 23), mentre la Chiesa questo potere lo conferisce solo a provati sacerdoti (CCC n. 1673).

I catechisti, secondo Kiko, conferiscono la "grazia" (Shemà pagg. 23 e 24; I Scrut pag. 64). Mentre la Grazia, secondo l'insegnamento della Chiesa, è conferita solo dai sacerdoti per mezzo dei sacramenti (cfr. CCC nn. 1122, 1123, 1125, 1127, 1128, 1129 e 1130).

La podestà del Parroco sui membri della parrocchia non si estende ai Neocatecumenali o alle loro comunità (Or pag. 370).

A seguito la potestà della confusione che Kiko fa tra la verità rivelata ed il modo con la quale questa è stata fatta conoscere ai fedeli, egli afferma che "realizzare ciò che dice la Chiesa nel Concilio di Nicea, senza dubbio non è salvezza per noi, fu per loro, non necessariamente per noi" (I Scrut pag. 40).

Ma poiché il Concilio chi Nicea emanò delle decisioni dogmatiche, come la seguente: "Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore di tutte le cose, visibili ed invisibili; e in un solo Signore, Gesù Cristo, Figlio di Dio, generato unico dal Padre, vale a dire dall'essenza del Padre. Dio da Dio, luce da luce, vero Dio da vero Dio, generato non fatto, consustanziale al Padre, per il quale tutto è stato fatto; che per noi uomini, e per la nostra salvezza è disceso, si è incarnato, si è fatto uomo, ha sofferto, è risorto il terzo giorno, è risalito al cielo e verrà a giudicare i vivi e i morti; e nello Spirito Santo", vogliamo chiedere a Kiko se queste decisioni del Concilio di Nicea debbano essere credute anche da noi, per raggiungere la salvezza, o no?

In questo caso dove va a finire l’infallibilità della Chiesa?

Oltre l’affermazione riportata, Kiko ripete in modo martellante che per 1700 anni nella Chiesa c’è stata solo religiosità naturale!

Per 16 secoli, da Costantino al Vaticano II, lo Spirito Santo avrebbe dormito. La Chiesa sarebbe stata semipagana. Oggi, afferma Kiko, entriamo in un'epoca in cui abbiamo bisogno di passare ad un cristianesimo vissuto nella fede e non nella religiosità naturale. Oggi bisogna uscire dalla religione per entrare nella fede" (Or pag. 61).

Il sacramento della Confessione appare, secondo Kiko, soltanto alcuni secoli dopo Cristo.

Le stesse decisioni del Concilio di Trento sono – non un progresso – ma una stasi nel cammino della Chiesa che per causa di quelle decisioni è stata bloccata nel suo sviluppo dal sec. XVI al XXI, fino al Vaticano II.

Oggi la Chiesa è mezza distrutta e bisogna ricostruirla ("Orientamenti alle equipes dei catechisti per l’iniziazione alla preghiera" (Pr) pag. 168).

"La Chiesa è piena di idolatrie, la Chiesa cattolica piena di paganesimo" (Pr pag. 34).

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Dopo queste affermazioni e le molte altre che non possiamo riportare perché allungherebbero enormemente questo piccolo lavoro, Kiko afferma:

"Per questo motivo in questa comunità la gente sta iniziando ad amare la Chiesa enormemente".

Riconosciamo che è logico che sia così, dopo le sue catechesi sulla Chiesa!

L’amore dei neocatecumenali alla Chiesa c’è veramente! Peccato però che questo amore abbia per oggetto non la Chiesa di Cristo, ma la Chiesa di Kiko Argüello.

marzo 2002

Don Gino CONTI