LONDRA - Sinora la matematica non l'aveva ancora detto, ma lo diceva il buon senso: recuperare otto punti in tre partite, seppur con una sola a disposizione degli avversari, non è certamente cosa facile, anche se a provarci è l'Arsenal. I Gunners di Wenger, certo, ma anche di Henry, Pires e Bergkamp avevano ben impressionato fin dall'avvio del campionato, con gioco e risultati stellari. Tanto che molti si affrettarono a dire "it's all over", "è finita", quest'anno vince l'Arsenal. E invece no. Perché l'Arsenal allora capolista è caduto nella trappola dell'autocelebrazione e, dopo l'immeritata ma avvenuta eliminazione in Champions League ad opera del Valencia, "Titi" Henry e compagni sono clamorosamente crollati in classifica, passando da un margine di +8 a febbraio ad uno di -8 di maggio. E quest'ultimo conta di più.
La sconfitta di ieri (2-3 ad Highbury con il Leeds, squadra in crisi ma agguerrita) ha fatto definitivamente svanire i sogni di titolo: lo United è ora 8 punti sopra, e anche se l'Arsenal vincesse con Southampton mercoledì e Sunderland domenica non raggiungerà i Red Devils di Ferguson, arrivati al proprio 15^ campionato della storia (l'8^ negli ultimi 11 anni). Ieri fra i quarantamila di Highbury in molti piangevano, per il titolo svanito, e insieme applaudivano, perché l'Arsenal non ha demeritato. Come ieri, anche nel resto della stagione, salvo un crollo in dirittura d'arrivo che non si può imputare soltanto alle fatiche per la Champions. E, "as it stands", "così stanti le cose", il Manchester United è campione d'Inghilterra.




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