Trasmetto qui di seguito la trascrizione del mio intervento di saluto che ha aperto il convegno sul CSM, presieduto da Antonio Baldassarre. L’intervento è riassume le conclusioni cui sono pervenuti anche gli oratori le cui relazioni potranno esser lette nella rivista di Lehner del prossimo bimestre. Sono intervenuti al convegno Renzo Tardino, Magistrato di Cassazione, Francesco Pintus, già Procuratore Generale di Cagliari, On. Avv. Carlo Taormina, Giancarlo Lehner, Direttore della Rivista Il Giusto Processo, e Gianfranco Sassi, già Procuratore della Repubblica di Perugia, tenutosi ad Assisi il 3 maggio u.s., trasmesso in diretta da Radio Radicale, con ampio risalto anche da parte della RAI 3 che ha mandato un servizio e la mia intervista sulla proposta di presentare un disegno di legge di iniziativa popolare per la reintroduzione dell’immunità parlamentare con ripristino dell’autorizzazione a procedere. Giacomo Borrione, Presidente CNG
CI SONO DEI GIUDICI A BERLINO!
È la divisa del Comitato Nazionale per la Giustizia cui abbiamo legato ogni nostra iniziativa. Ma prima di chiarire la natura del convegno, quale Presidente del Comitato, mi corre l’obbligo di ringraziare il dott. Baldassarre, Presidente Emerito della Corte Costituzionale che ha avuto la bontà di accettare di dirigere questo dibattito.
Un ringraziamento particolare va al Comune di Assisi che, con squisita sensibilità, si è offerto di supportare l’evento con una organizzazione impeccabile e generosa.
Per chi non fosse informato mi limiterò ad alcune notizie sul Comitato che ha promosso l’iniziativa. Il Comitato Nazionale per la Giustizia nasce nel 2002 dall'esigenza di informare, in maniera chiara, diretta e precisa, l'opinione pubblica sull'urgenza di una riforma giudiziaria. Il Comitato non è soltanto un'associazione culturale e un'agenzia di stampa, ma ha, in coerenza con il precipuo impegno informativo, carattere itinerante, organizzando, ogni anno, una sorta di tour politico-culturale su tutto il territorio nazionale, in forma di convegni, presentazioni, dibattiti, per diffondere in maniera capillare la giusta attenzione verso la "questione giustizia". Ha già tenuto un grande convegno a Milano nel Novembre 2002 su “Il Pubblico Ministero e l’obbligatorietà dell’azione penale” le cui conclusioni sono state nella necessità di individuare, da parte del legislatore, una scala di priorità cui legare i Pubblici Ministeri nell’esercizio dell’azione penale.
Un caldo ringraziamento va a tutti gli illustri personaggi che hanno avuto la bontà di rispondere al richiamo del Comitato Nazionale per la Giustizia per venire a dibattere un problema tanto delicato quanto determinante per la giustizia italiana.
Oggi discutiamo del Consiglio Superiore della Magistratura secondo l’angolo di visuale, tutto costituzionale, della indipendenza dei magistrati.
A questo proposito, mi si consenta qui di leggere dal Memorandum di Luigi Einaudi “Corti e tribunali speciali, giudici di eccezione non debbono esistere. Il solo magistrato ordinario, differenziato eventualmente per competenza, deve giudicare. E deve essere indipendente. Nominato dal re, giudicante in nome del re, ma indipendente dal re, dal potere esecutivo e da quello legislativo. Un Paese nel quale i giudici non siano o non si sentano davvero indipendenti, che non siano chiamati a giudicare in nome della pura giustizia, anche contro le pretese dello stato, è un paese senza legge pronto a piegare il capo dinanzi al demagogo primo venuto, al tiranno, al nemico. Il presidio maggiore dei cittadini in Inghilterra è l’indipendenza della magistratura. La celebre risposta del mugnaio di Sans Souci a Federico II, il quale voleva le sue terre: ci sono dei giudici a Berlino! È la prova che quella prussiana era una società sana”.
È per questo, perché è l’indipendenza del magistrato che dobbiamo riottenere e preservare, che il Comitato Nazionale per la Giustizia fa precedere ogni sua iniziativa da questa frase: «CI SONO DEI GIUDICI A BERLINO!». Una frase che esalta la funzione del Magistrato, colui che è capace di tutelare il diritto del cittadino anche contro il sovrano assoluto di uno stato. Perché quando la Magistratura è indipendente la società è sana.
Oggi non vi sono più sovrani, il solo sovrano riconosciuto è il popolo, in nome del quale si amministra la giustizia. Sembra allora che l’indipendenza sia assicurata per virtù propria, solo per forza di legge, ma non è così.
Ora, l'indipendenza della magistratura deve essere garantita, ma deve essere garantita al singolo magistrato che giudica, non al Consiglio Superiore della Magistratura, quando questo si comporta come un soggetto politico. Anzi, così come stanno le cose, il Consiglio Superiore della Magistratura, finisce per essere l'elemento compressivo, il motivo di distorsione di questa indipendenza che finisce inevitabilmente per comprimere la terzietà del giudice, perché, può decidere le carriere dei magistrati come vuole, se è arbitro dell’esito di un procedimento disciplinare o se può stabilire a chi assegnare gli incarichi dirigenziali.
Ed allora è legittimo porsi alcune domande: può essere terzo un giudice che è legato da spirito di colleganza con una delle parti? Può essere terzo un giudice quando la sua carriera può dipendere da una decisione presa contro un pubblico ministero che potrebbe trovarsi, domani, ad essere componente del CSM e, quindi, con il potere di determinare la sorte di incarichi dirigenziali o di procedimenti disciplinari?
Credo sia facile comprendere che, rebus sic stantibus, se non sei amico di chi determina la tua carriera e di chi copre i tuoi eventuali errori e manchevolezze, non hai, ovviamente, alcuna possibilità di sviluppo futuro e, quindi, devi necessariamente adeguarti alla atmosfera dominante. È dunque palese, anche a chi non è addetto ai lavori, che il giudice, che voglia arrivare a sviluppare una sua carriera dirigenziale, possa essere tentato di seguire pedissequamente, al di la della propria impostazione morale, le direttive politiche date dalle correnti dominanti il CSM, specie quando fosse consapevole che ogni censura al suo comportamento, oltre che essere letta come un attentato alla indipendenza della magistratura, sarebbe giudicata proprio da quei colleghi che il suo censurabile comportamento hanno determinato.
Giovanni Falcone, già nel maggio 1990, avvertiva: «Il CSM è diventato, anziché organo di autogoverno e garante dell'autonomia della magistratura, una struttura da cui il magistrato si deve guardare... “con” le correnti trasformate in cinghia di trasmissione della lotta politica». Ma Falcone non poteva immaginare che la sua osservazione poteva giungere a spingere i propri effetti oltre ogni immaginazione, complice la scoperta della possibilità di esercitare un potere senza limiti supportato dalla stampa e dall’opinione pubblica giustizialista.
Scrive Bukovskij, ne’ “Gli archivi segreti di Mosca”, nel 1999,: «Di colpo, come risvegliandosi da un lungo sonno senza sogni, la magistratura italiana scoprì una corruzione sbalorditiva nel finanziamento di tutti i maggiori partiti politici italiani escluso, bene inteso, il PCI. Il seguito della vicenda può essere in un certo senso paragonato alle purghe di Stalin del 1937-1938, non tanto per le dimensioni, quanto per lo stile... E l'Italia, un paese fino a quel giorno in piena fioritura, cominciò a declinare: l'economia era sull'orlo del disastro, la lira si deprezzava, l'apparato governativo era alla paralisi, la disoccupazione cresceva. Chi, a questo punto, era chiamato a salvare il paese, chi era degno di governarlo, chi altri se non quelli dalle 'mani pulite?... ».
Nel programma del CNG, come ipotizzato nel 2001 ed approvato nel 2002, proprio sulla scorta delle considerazioni cui sopra abbiamo accennato, si propone, da un lato, in risposta al quesito QUIS CUSTODIET CUSTODES?, “La riforma del CSM, come premessa di un ritorno alla civiltà giuridica ed al dettato costituzionale”, e, dall’altro, necessario contrappeso all’unico potere dello stato senza controllo, la “Reintroduzione dell'immunità parlamentare, principio basilare dell'architettura liberaldemocratica, nonché passaggio fondamentale per scongiurare rinnovate tentazioni di usare lo strumento giudiziario con finalità politiche”.
È per questo che, quale presidente del Comitato Nazionale per la Giustizia, su conforme delibera del Consiglio di Amministrazione, da questa sede, annuncio oggi, ufficialmente, la imminente proposta di un disegno di legge di iniziativa popolare tendente al ripristino della immunità parlamentare, con la reintroduzione dell’autorizzazione a procedere, come ogni parlamento, dal 1213 in poi, ha sempre avuto. Tutti gli iscritti ed i simpatizzanti, ivi compresi le oltre cento associazioni che compongono i COMITATI PER LE LIBERTÀ, presieduti nel mondo da Bukovskij, ed in Italia dal Prof. Antiseri, cui il Comitato Nazionale per la Giustizia aderisce, sono organizzativamente impegnati alla raccolta delle almeno 50.000 firme necessarie.
Giacomo Borrione
http://www.legnostorto.com/node.php?id=4037




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