Le contraddizioni a sinistra si moltiplicano giorno dopo giorno: dopo le comiche contorsioni di Fassino e dei Ds per motivare il loro “personalissimo” NO al referendum per l’estensione delle tutele previste dall’articolo 18 anche alle aziende con meno di 15 dipendenti, travestito di invito all’astensione che vorrebbero far passare come posizione neutrale rispetto al quesito referendario, si passa alle ridicole congetture della Cgil di Epifani che voterà SI un referendum che ritiene sbagliato. Un modo per auto denunciare pubblicamente le proprie responsabilità nell’appoggiare un referendum che non dovrebbe esistere. Così Epifani ha presentato una relazione del tutto sconclusionata, tale da accogliere le ragioni del no, ma costretto ad assumere la posizione ufficiale e formale di appoggio del si. Ma il capolavoro di Epifani non si ferma qui, perché conclude che la Cgil si limiterà ad un semplice invito a votare si, senza prodigarsi attivamente nella propaganda appoggiando i comitati referendari.
La verità è che la Cgil è vittima e schiava della sua stessa demagogia, di mesi e mesi di menzogne e slogan gridati contro il governo per creare ad arte un clima di tensione e pressione permanente ergendosi a difesa di diritti falsamente messi in discussione. Ma la Cgil si è vista scavalcare nella sua foga dall’iniziativa di rifondazione comunista, e da allora non è stato più lo “stesso” sindacato. Oggi Epifani appare ridicolo rappresentante di un sindacato che mostra il suo squallore più indecente quando dalla sua base si levano fischi e contestazioni contro i rappresentanti di altri sindacati (vedi Pezzotta) che hanno avuto l’onestà e la dignità di esprimere la posizione più giusta e onesta, senza prendere in giro i lavoratori, i propri iscritti e se stessi.

Ma ancor più singolare è stato apprendere come il sindacato rosso sia giunto a questa decisione. Sono state cinque le posizioni delineatesi nel direttivo, da quella del segretario Epifani, orientato per un tiepido si, a quella dei dalemiani e fassiniani orientati verso l’astensione, passando per il fermo si dei rifondaroli ed arrivando al clamoroso orientamento per l’astensione (Marigia Maulucci, segretaria confederale ed amministratrice della Di Vittorio) o la libertà di voto (i tre segretari confederali Giuseppe Casadio, Carlo Grezzi e Achille Passoni) dei cofferatiani. Delle posizioni da tenere bene a mente. Nel corso della giornata il direttivo si è tuttavia ricompattato, con il ritiro dei quattro documenti alternativi a quello del segretario, votato a larghissima maggioranza con 127 voti favorevoli su 158 totali.

In giornata si è riunita anche la segreteria nazionale della Uil che proporrà alla Direzione del 13 maggio l’indicazione di non andare a votare per il referendum sull’articolo 18. Anche per la Uil si tratta di un referendum sbagliato, ed infatti da persone coerenti e serie non andranno a votare.

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