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    Predefinito Berlusconi in diretta, senza il filtro...

    ..dei giornali.

    Caro direttore - Scrivo a lei perchè il suo è stato l'unico giornale a ricordare i due giorni terribili della democrazia italiana, il 29 e il 30 aprile 1993. Il 29 aprile di dieci anni fa un uomo di Stato inviso agli ex comunisti del Pds e al loro "partito giudiziario", Bettino Craxi, fu sottoposto al voto segreto della Camera dei deputati. Bisognava decidere se la richiesta di indagine su di lui e di processarlo, da parte del notorio pool milanese, fosse o no viziata dal sospetto di persecuzione politica. Nella libertà della loro coscienza, dunque a voto segreto, i deputati dissero che quel sospetto c'era e che Craxi andava sottratto a un'azione giudiziaria non onesta né imparziale.
    Con procedura straordinaria ed emergenziale, per responsabilità politiche e istituzionali che sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti coloro che non dimenticano le offese alle istituzioni democratiche, il voto segreto, da sempre scudo della libertà parlamentare nei voti su casi personali e di coscienza, fu abolito in pochi giorni. E fu incardinata con brutalità decisionale la riforma costituzionale che portò di lì a qualche mese all'abolizione dell'immunità parlamentare varata con la Costituzione repubblicana dei Padri fondatori dell'Italia moderna.
    Il 30 aprile, esattamente dieci anni prima del giorno che scrivo, fu aizzata dalla sinistra forcaiola, sotto la residenza privata di Craxi a Roma, una piazza urlante che, a colpi di insulti e di monetine, rinverdì con altri mezzi il cupo ricordo di altri linciaggi.

    Eugenio Scalfari, sul giornale dell'ingegner Carlo De Benedetti, scrisse il 30 aprile un articolo ispirato alla più devastante demagogia reazionaria, associandosi alla marmaglia e alle sue grida e lanciando la sua monetina: i parlamentari avrebbero dovuto secondo lui vergognarsi di quel voto libero e segreto, e una opinione pubblica montata sugli scudi del gruppo editoriale debenedettiano e dei suoi amici avrebbe dovuto rovesciare quel voto per aprire a colpi d'ariete la porta alla reazione giustizialista, per distruggere la sovranità del Parlamento e instaurare la Repubblica delle procure. Nei mesi successivi questo e non altro accadde in Italia, e solo la reazione democratica messa in campo dalla nascita di Forza Italia impedì provvisoriamente il trionfo della barbarie giustizialista, restituendo nell'anno del nostro primo governo di resistenza liberale la parola al popolo.
    Le stesse forze procedettero poi al ribaltone, cacciando dal governo gli eletti del popolo, impedendo con alte complicità istituzionali che si tenessero nuove, libere elezioni, instaurando per sei anni governi di minoranza, salvati da mille espedienti e inganni, contro i quali esercitammo come fu possibile la più ferma e leale opposizione. E’ da notare che il grilletto giudiziario del ribaltone fu una inchiesta per tangenti dalla quale chi scrive fu assolto per non aver commesso il fatto anni dopo.
    Ma fu uno scippo di sovranità senza riparazione, tanto è vero che alla prima occasione una maggioranza vera di italiani onesti ci ridiede, nel maggio del 2001, quel che con questi metodi ci era e gli era stato rubato: una vera democrazia dell’alternanza.

    Dieci anni dopo ci riprovano. La sentenza Previti, ancora sub iudice per la mancata attesa della pronuncia della Corte di cassazione sulla ricusazione del collegio giudicante, è caduta esattamente nel decimo anniversario della giornata più nera della democrazia italiana. Il suo obbiettivo non è fare giustizia, come dimostra tutto l’andamento del dibattito e la violenza con cui è stata costruita la gogna per un deputato di Forza Italia, ma quella di colpire le forze che hanno avuto il mandato di governare e rinnovare l’Italia secondi principi di democrazia liberale, corrosi in quegli anni di faziosità che tanti danni hanno fatto a questo paese. Il nostro dovere è dunque quello di reagire, e di reagire per tempo.
    Confermo, caro direttore. In una democrazia liberale i magistrati politicizzati non possono scegliersi, con una logica golpista, il governo che preferiscono. Questo diritto spetta agli elettori.
    E gli elettori devono essere in grado, secondo la lezione costituzionalistica del ’48, di discernere tra le inchieste giudiziarie valide, che riguardano un deputato o un senatore alla stregua di qualsiasi altro cittadino, a quelle frutto di prevenzione, parzialità ideologica-politica e sospette di spirito persecutorio. Questo è il nostro caso, e se il caso è questo suonano ipocriti gli appelli ad abbassare i toni. Bisogna alzare il tono della nostra democrazia, bloccare il nuovo ordito a maglie larghe del giustizialismo e impedire che si consumi per la terza volta un furto alla sovranità.
    Ripristinando subito le immunità violate, battendosi per la libertà e la decenza. Cordialmente.
    Silvio Berlusconi.

    da il Foglio di giovedì 1 maggio 1 maggio 2002

    Saluti

  2. #2
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    Predefinito

    da www.ilnuovo.it

    " Berlusconi: non ho commentato una sentenza

    Immunità parlamentare, tornando alla Costituzione,per
    ristabilire lo stato di diritto dopo 10 anni di "selvaggia aggressione". Il premier risponde così a Ciampi, senza nominarlo, e annuncia battagli sulla giustizia.

    ROMA- Ciampi non nomina Berlusconi e Berlusconi non nomina Ciampi, ma è scontro sulla giustizia. Così, dopo che il Capo dello Stato fa sapere, citando la Costituzione, che tutti dobbiamo rispettare le sentenze, il capo del governo risponde: "Ieri, nel decimo anniversario di una selvaggia aggressione alle regole costituzionali della nostra democrazia, non ho commentato una sentenza. Ho inteso dare un giudizio storico e politico su dieci anni di storia italiana".

    E' durissimo Berlusconi, che affida le sue parole all'agenzia di stampa Ansa, i e pronto a dar battaglia: "questo giudizio è suffragato dai fatti e dalla mia coscienza di cittadino, di leader politico e di presidente del Consiglio". Battaglia alla quale si sente legittimato dall'investitura elettorale, battaglia che intende condurre fino a ripristinare, così dice, lo stato di diritto. E dunque: obiettivo del premier e del suo governo è di "realizzare quel sistema dell'alternanza democratica in cui a decidere chi governa sono gli elettori e non settori politicizzati della magistratura".

    Così, l'esecutivo e la sua maggioranza " procederanno sulla linea di una piena restaurazione dello stato di diritto e della divisione dei poteri ".

    (1 MAGGIO 2003: ORE 17:17)
    "

    Saluti liberali

  3. #3
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    Predefinito

    Originally posted by Pieffebi
    da www.ilnuovo.it

    " [i] Berlusconi: non ho commentato una sentenza

    Da Il Foglio:

    "Dieci anni dopo ci riprovano. La sentenza Previti, ancora sub judice per la mancata attesa della pronuncia della Corte di cassazione sulla ricusazione del collegio giudicante, è caduta esattamente nel decimo anniversario della giornata più nera della democrazia italiana. Il suo obiettivo non è fare giustizia, come dimostra tutto l'andamento del dibattimento e la violenza con cui è stata costruita la gogna per un deputato di Forza Italia, ma quella di colpire le forze che hanno avuto il mandato di governare e rinnovare l'Italia secondo principi di democrazia liberale corrosi in quegli anni di faziosità che tanti danni hanno fatto a questo nostro paese. Il nostro dovere è dunque quello di reagire, e di reagire per tempo."

  4. #4
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    Predefinito Caccia alla...

    …volpe.

    Le indagini su Berlusconi, quelle che contano, cominciano dopo il discorso di candidatura del leader di FI, dopo che i progetti politici del Cav. avevano preso forma; e tutto ciò nonostante le minacce di Borrelli sugli “scheletri nell’armadio” alla vigilia delle presentazioni delle liste. Era il gennaio del ’94. Si era aperta la caccia alla volpe.
    Cacciatori erano il pool di magistrati che aveva messo sottosopra l’Italia dal ’92, quelli che avviso di garanzia dopo avviso di garanzia affondarono i vecchi partiti fondatori della Repubblica e della Costituzione. Meno che "l'onesto Pci". Ma vennero presi d’incontro dalla discesa in campo di Berlusconi.
    Con lui, per adesso, le cose non sono andate poi tanto bene: sono riusciti a sbalzarlo di sella alla fine del ’94, con la giusta spintarella (dato il clima politico e giustizialista di allora nel paese) ma in un processo nel quale è stato anni dopo assolto con formula piena per non aver commesso il fatto.
    Lui, duro e tosto, dopo sette anni di leale opposizione costituzionale è tornato al potere con il voto popolare.

    Alcuni dei suoi uomini sono messi così: uno (Previti) l’hanno colpito in quanto avvocato d’affari, frugando nei suoi conti esteri ma dimenticando di dimostrare la fattispecie della corruzione in atti di giustizia; l’altro (Dell’Utri) lo vogliono colpire frugando a casaccio nella sua palermità, dimenticando che il concorso esterno in associazione di stampo mafioso è un reato borbonico, indegno di un paese civile.

    Qui da noi si fa giustizia così: si prende un fumus, lo si trasforma in polverone, si parla a lungo con una teste Omega o con un esercito di pentiti ex mafiosi e assassini, se ne tira fuori quel che fa colpo sulla opinione pubblica, si imbastisce una gogna e processo e sentenza ne sono il risultato.
    Ma non sperino che gli italiani prendano quella roba lì per giustizia.
    Al massimo è giustizialismo. Una variante marcia della politica.

    saluti

  5. #5
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    Thumbs up Re: Berlusconi in diretta, senza il filtro...

    Originally posted by mustang
    ..dei giornali.

    Caro direttore - Scrivo a lei perchè il suo è stato l'unico giornale a ricordare i due giorni terribili della democrazia italiana, il 29 e il 30 aprile 1993. Il 29 aprile di dieci anni fa un uomo di Stato inviso agli ex comunisti del Pds e al loro "partito giudiziario", Bettino Craxi, fu sottoposto al voto segreto della Camera dei deputati. Bisognava decidere se la richiesta di indagine su di lui e di processarlo, da parte del notorio pool milanese, fosse o no viziata dal sospetto di persecuzione politica. Nella libertà della loro coscienza, dunque a voto segreto, i deputati dissero che quel sospetto c'era e che Craxi andava sottratto a un'azione giudiziaria non onesta né imparziale.
    Con procedura straordinaria ed emergenziale, per responsabilità politiche e istituzionali che sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti coloro che non dimenticano le offese alle istituzioni democratiche, il voto segreto, da sempre scudo della libertà parlamentare nei voti su casi personali e di coscienza, fu abolito in pochi giorni. E fu incardinata con brutalità decisionale la riforma costituzionale che portò di lì a qualche mese all'abolizione dell'immunità parlamentare varata con la Costituzione repubblicana dei Padri fondatori dell'Italia moderna.
    Il 30 aprile, esattamente dieci anni prima del giorno che scrivo, fu aizzata dalla sinistra forcaiola, sotto la residenza privata di Craxi a Roma, una piazza urlante che, a colpi di insulti e di monetine, rinverdì con altri mezzi il cupo ricordo di altri linciaggi.

    Eugenio Scalfari, sul giornale dell'ingegner Carlo De Benedetti, scrisse il 30 aprile un articolo ispirato alla più devastante demagogia reazionaria, associandosi alla marmaglia e alle sue grida e lanciando la sua monetina: i parlamentari avrebbero dovuto secondo lui vergognarsi di quel voto libero e segreto, e una opinione pubblica montata sugli scudi del gruppo editoriale debenedettiano e dei suoi amici avrebbe dovuto rovesciare quel voto per aprire a colpi d'ariete la porta alla reazione giustizialista, per distruggere la sovranità del Parlamento e instaurare la Repubblica delle procure. Nei mesi successivi questo e non altro accadde in Italia, e solo la reazione democratica messa in campo dalla nascita di Forza Italia impedì provvisoriamente il trionfo della barbarie giustizialista, restituendo nell'anno del nostro primo governo di resistenza liberale la parola al popolo.
    Le stesse forze procedettero poi al ribaltone, cacciando dal governo gli eletti del popolo, impedendo con alte complicità istituzionali che si tenessero nuove, libere elezioni, instaurando per sei anni governi di minoranza, salvati da mille espedienti e inganni, contro i quali esercitammo come fu possibile la più ferma e leale opposizione. E’ da notare che il grilletto giudiziario del ribaltone fu una inchiesta per tangenti dalla quale chi scrive fu assolto per non aver commesso il fatto anni dopo.
    Ma fu uno scippo di sovranità senza riparazione, tanto è vero che alla prima occasione una maggioranza vera di italiani onesti ci ridiede, nel maggio del 2001, quel che con questi metodi ci era e gli era stato rubato: una vera democrazia dell’alternanza.

    Dieci anni dopo ci riprovano. La sentenza Previti, ancora sub iudice per la mancata attesa della pronuncia della Corte di cassazione sulla ricusazione del collegio giudicante, è caduta esattamente nel decimo anniversario della giornata più nera della democrazia italiana. Il suo obbiettivo non è fare giustizia, come dimostra tutto l’andamento del dibattito e la violenza con cui è stata costruita la gogna per un deputato di Forza Italia, ma quella di colpire le forze che hanno avuto il mandato di governare e rinnovare l’Italia secondi principi di democrazia liberale, corrosi in quegli anni di faziosità che tanti danni hanno fatto a questo paese. Il nostro dovere è dunque quello di reagire, e di reagire per tempo.
    Confermo, caro direttore. In una democrazia liberale i magistrati politicizzati non possono scegliersi, con una logica golpista, il governo che preferiscono. Questo diritto spetta agli elettori.
    E gli elettori devono essere in grado, secondo la lezione costituzionalistica del ’48, di discernere tra le inchieste giudiziarie valide, che riguardano un deputato o un senatore alla stregua di qualsiasi altro cittadino, a quelle frutto di prevenzione, parzialità ideologica-politica e sospette di spirito persecutorio. Questo è il nostro caso, e se il caso è questo suonano ipocriti gli appelli ad abbassare i toni. Bisogna alzare il tono della nostra democrazia, bloccare il nuovo ordito a maglie larghe del giustizialismo e impedire che si consumi per la terza volta un furto alla sovranità.
    Ripristinando subito le immunità violate, battendosi per la libertà e la decenza. Cordialmente.
    Silvio Berlusconi.

    da il Foglio di giovedì 1 maggio 1 maggio 2002

    Saluti
    d'accordo con Berlusconi, è in atto da più anni una deriva giustizialista con risvolti golpisti, sicuramente antidemocratica e colorata di rosso. Ma Berlusconi, con tutto l'appoggio che ha da parte del popolo italiano, con la sua posizione di primo ministro, con tutti i mezzi di cui dispone, quando passerà dalle parole all'azione?!
    lamenti, denunce, ok, anche queste servono, ma occorre agire con misure più energiche ed incisive. Si legga il Principe ed operi di conseguenza. Mano dura, anzi durissima con i suoi nemici, spregiudicatezza, volontà d'acciaio, perseveranza, inflessibilità, astuzia ed anche crudeltà : ecco le doti di statista che deve dimostrare a quel popolo italiano che ha creduto ed ancora crede in lui...

  6. #6
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    Predefinito Sono d'accordo...

    ...completamente d'accordo, felix.

    Tanto che avrei voluto terminare il post aggiungendovi, alla fine,

    Buon lavoro, Presidente.

    saluti

  7. #7
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    Predefinito Re: Berlusconi in diretta, senza il filtro...

    Originally posted by mustang
    ..dei giornali.

    Caro direttore - Scrivo a lei perchè il suo è stato l'unico giornale a ricordare i due giorni terribili della democrazia italiana, il 29 e il 30 aprile 1993. Il 29 aprile di dieci anni fa un uomo di Stato inviso agli ex comunisti del Pds e al loro "partito giudiziario", Bettino Craxi, fu sottoposto al voto segreto della Camera dei deputati. Bisognava decidere se la richiesta di indagine su di lui e di processarlo, da parte del notorio pool milanese, fosse o no viziata dal sospetto di persecuzione politica. Nella libertà della loro coscienza, dunque a voto segreto, i deputati dissero che quel sospetto c'era e che Craxi andava sottratto a un'azione giudiziaria non onesta né imparziale.
    Con procedura straordinaria ed emergenziale, per responsabilità politiche e istituzionali che sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti coloro che non dimenticano le offese alle istituzioni democratiche, il voto segreto, da sempre scudo della libertà parlamentare nei voti su casi personali e di coscienza, fu abolito in pochi giorni. E fu incardinata con brutalità decisionale la riforma costituzionale che portò di lì a qualche mese all'abolizione dell'immunità parlamentare varata con la Costituzione repubblicana dei Padri fondatori dell'Italia moderna.
    Il 30 aprile, esattamente dieci anni prima del giorno che scrivo, fu aizzata dalla sinistra forcaiola, sotto la residenza privata di Craxi a Roma, una piazza urlante che, a colpi di insulti e di monetine, rinverdì con altri mezzi il cupo ricordo di altri linciaggi.

    Eugenio Scalfari, sul giornale dell'ingegner Carlo De Benedetti, scrisse il 30 aprile un articolo ispirato alla più devastante demagogia reazionaria, associandosi alla marmaglia e alle sue grida e lanciando la sua monetina: i parlamentari avrebbero dovuto secondo lui vergognarsi di quel voto libero e segreto, e una opinione pubblica montata sugli scudi del gruppo editoriale debenedettiano e dei suoi amici avrebbe dovuto rovesciare quel voto per aprire a colpi d'ariete la porta alla reazione giustizialista, per distruggere la sovranità del Parlamento e instaurare la Repubblica delle procure. Nei mesi successivi questo e non altro accadde in Italia, e solo la reazione democratica messa in campo dalla nascita di Forza Italia impedì provvisoriamente il trionfo della barbarie giustizialista, restituendo nell'anno del nostro primo governo di resistenza liberale la parola al popolo.
    Le stesse forze procedettero poi al ribaltone, cacciando dal governo gli eletti del popolo, impedendo con alte complicità istituzionali che si tenessero nuove, libere elezioni, instaurando per sei anni governi di minoranza, salvati da mille espedienti e inganni, contro i quali esercitammo come fu possibile la più ferma e leale opposizione. E’ da notare che il grilletto giudiziario del ribaltone fu una inchiesta per tangenti dalla quale chi scrive fu assolto per non aver commesso il fatto anni dopo.
    Ma fu uno scippo di sovranità senza riparazione, tanto è vero che alla prima occasione una maggioranza vera di italiani onesti ci ridiede, nel maggio del 2001, quel che con questi metodi ci era e gli era stato rubato: una vera democrazia dell’alternanza.

    Dieci anni dopo ci riprovano. La sentenza Previti, ancora sub iudice per la mancata attesa della pronuncia della Corte di cassazione sulla ricusazione del collegio giudicante, è caduta esattamente nel decimo anniversario della giornata più nera della democrazia italiana. Il suo obbiettivo non è fare giustizia, come dimostra tutto l’andamento del dibattito e la violenza con cui è stata costruita la gogna per un deputato di Forza Italia, ma quella di colpire le forze che hanno avuto il mandato di governare e rinnovare l’Italia secondi principi di democrazia liberale, corrosi in quegli anni di faziosità che tanti danni hanno fatto a questo paese. Il nostro dovere è dunque quello di reagire, e di reagire per tempo.
    Confermo, caro direttore. In una democrazia liberale i magistrati politicizzati non possono scegliersi, con una logica golpista, il governo che preferiscono. Questo diritto spetta agli elettori.
    E gli elettori devono essere in grado, secondo la lezione costituzionalistica del ’48, di discernere tra le inchieste giudiziarie valide, che riguardano un deputato o un senatore alla stregua di qualsiasi altro cittadino, a quelle frutto di prevenzione, parzialità ideologica-politica e sospette di spirito persecutorio. Questo è il nostro caso, e se il caso è questo suonano ipocriti gli appelli ad abbassare i toni. Bisogna alzare il tono della nostra democrazia, bloccare il nuovo ordito a maglie larghe del giustizialismo e impedire che si consumi per la terza volta un furto alla sovranità.
    Ripristinando subito le immunità violate, battendosi per la libertà e la decenza. Cordialmente.
    Silvio Berlusconi.

    da il Foglio di giovedì 1 maggio 1 maggio 2002

    Saluti
    Ferrara si è scritto a se stesso firmandosi Berlusconi.
    Silvio non le conosce abbastanza le tecniche della prosa e della comunicazione stalinista, e all'uopo si serve degli esperti ex-comunisti come Ferrara e Bondi.

  8. #8
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    Predefinito Re: Sono d'accordo...

    Originally posted by mustang
    ...completamente d'accordo, felix.

    Tanto che avrei voluto terminare il post aggiungendovi, alla fine,

    Buon lavoro, Presidente.

    saluti

    Ipocriti... Berlusconi dieci anni fa elogiava mani pulite e Di Pietro (ricordate? Lo voleva Ministro).
    che tristezza e che squallore questo governo e il suo presidente!

  9. #9
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    Predefinito La merda, evidentemente, è...

    ...l'argomento preferito da antonio.

    Un altro coprofago?

  10. #10
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    Predefinito Berlusconi, il Quirinale, le sentenze e....

    Berlusconi, il Quirinale, le sentenze e il…

    ...Parlamento.

    Il capo dello Stato ha detto una cosa sbagliata e una cosa giusta.
    Giusto il riferimento alla presunzione d'innocenza fino a condanna definitiva.
    Sbagliato il divieto di commentare le sentenze perchè espresse nel nome del popolo italiano.
    Intanto perchè, se i poteri sono tre, anche il presidente della Repubblica esterna in nome del popolo italiano, e non si sognerebbe mai di negare a qualsiasi cittadino, agli eletti che lo eleggono in secondo grado, il diritto di criticare quel che dice, nonostante la sua formale "irresponsabilità politica".
    Poi perchè anche il Parlamento, e il governo che esso esprime, agiscono in nome del mandato del popolo italiano.
    Sarebbe comico impedire le critiche al governo.
    E' stato doloroso vedere come, il 29 aprile del '93, la Camera decise a voto libero e segreto che il deputato Bettino Craxi era un sospetto perseguitato (fumus persecutionis) e la sua decisione fu ribaltata a piazze lincianti, con il disonorevole sotterfugio di negare ai parlamentari il voto segreto su una questione riguardante una persona e insieme la libertà di coscienza dei membri dell'assemblea.

    Il presidente del Consiglio (con la lettera da me presa dal Foglio e postata), e come ha precisato il Primo maggio, non ha "commentato una sentenza": ha fatto molto di più, ha dato un giudizio politico e storico su dieci anni di vita italiana, e ha concluso che farà quel che deve per evitare che ancora una volta il legittimo governo sia rovesciato manu giudiziaria.
    Ha dunque difeso le Istituzioni, nel loro punto più alto di sofferenza, la centralità del Parlamento, il suo primato e la sua autonomia in quanto mandatario del popolo.

    E’ un problema politico, il ritorno alla Costituzione in materia di immunità, che il Capo dello Stato conosce bene e sul quale non sono possibili distrazioni.

    sempre da il Foglio

    saluti

 

 
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