Fanno pure tinta di preoccuparsi. Parlano del timore che possano aumentare, in numero e intensità, gli incidenti tra estremisti "di destra” e estremisti "di sinistra".
I signori del Viminale hanno lanciato l'allarme sul ritorno a possibili scontri di piazza, come quelli che avvenivano negli anni Settanta.
Lo avevamo detto più volte, specie in occasione di scaramucce e "aggressioni" più o meno fasciste o dissobedienti.
Il momento sembra essere arrivato. Le istituzioni hanno deciso di dare adito alla vecchia e provata teoria degli opposti estremismi: niente infatti al momento deve essere sembrato più adatto a distogliere l’attenzione pubblica da un establishment politico (governo o opposizione non fa differenza) sempre più omogeneo, sempre più schiavo del pensiero unico atlantico.
Così, chiunque cerchi di tirare la testa fuori dal sacco del servilisrno filoamericano viene immediatamente etichettato e le solite gabbie del neofascismo e dell’estremismo rosso rappresentano, ancora una volta, il limite di un antagonismo legittimo e della necessità di battersi contro il sistema.
L'unità, la consapevolezza di lottare tutti contro lo stesso mostro liberalcapitalista è ancora, per il sistema, l’incubo peggiore.
Ma il potere ha fatto tesoro dell’esperienza, e lo ha fatto meglio di chi, ancora oggi, non riesce a non contrapporsi sulla base di uno sterile autoetichettamento, dello stantio autodefinirsi compagni o camerati.
E infatti, come trenta anni fa, il modello della contrapposizione non cambia.
Oggi, secondo il Viminale, l’allarme è dato dalla presenza di una “destra radicale” che da alcuni anni a questa parte ha alzato il livello della sua aggressività e della sua presenza militante nelle piazze e negli stadi.
Una situazione alla quale sempre più frequenti sono le “risposte” che vengono dalla parte avversa, soprattutto da alcune frange dell’estrema sinistra.
I ‘signori del potere” prima fingono di minimizzare, affermando che si tratta di piccoli segnali, ma poi scodellano una lunga serie di esempi, di quelli fatti apposta per vedere in ogni taglio di capelli troppo corto un pericolo per la finta democrazia che cercano di tutelare.
I casi esemplificativi sono quelli da manuale: aggressioni a Roma di naziskin non meglio identitìcati contro esponenti della sinistra e immigrati, aggressioni notturne nella zona di San Giovanni da gruppetti di giovani "fascisti” che hanno più volte picchiato qualche ignaro passante colpevole di avere un look da persona di sinistra; situazioni analoghe registratesi, ad esempio, a Bologna.
Per non parlare del Triveneto, dove i "neofascisti” locali si sentono molto più a loro agio e passano alle vie di fatto con una certa facilità.
C’è poi l’aggressione con successiva rissa scatenata da un gruppo di tifosi della Lazio “neo fascisti" che alla stazione di Bologna hanno aggredito un gruppo di Disobbedienti.
E infìne le iniziative ... di apologia di fascismo che sono state registrate in occasione del 25 aprile.
Insomma, un ampio spettro di esempi, in cui gli attori principali sono, o balordi, o ultras, ma anche chi, credendo nella validità della Costituzione che dichiara irrinunciabile il diritto alla libertà di pensiero, si ritrova denunciato per aver espresso su manifesti, un’opinione.
Sull’altro versante, il Viminale ha registrato alcuni tentativi di incendio contro sedi di Forza Nuova e alcune proteste "piuttosto decise” (decise, non violente!) contro le adunate neofasciste.
In pratica, i rigurgiti di “estrema destra” starebbero creando le premesse per il rinvigorirsi di un antifascismo militante di vecchio stampo, con tutto ciò che potrebbe significare.
La dimostrazione sarebbe la devastazione, da parte di un gruppo di militanti dell’”estrema sinistra”, di una pizzeria gestita da un egiziano scambiata per un pub considerato ritrovo di giovani "di destra". Era forse la risposta all'uccisione di Davide Cesare, il ragazzo dei centri sociali milanesi accoltellato a morte durante una rissa che, anche secondo il ministero dell’Interno, sarebbe scoppiata per motivi politici e che invece era da “banda di quartiere”.
Ecco un esempio del modo in cui il potere fomenta l’odio di parte:
avvalora le motivazioni ideologiche per una morte che con la politica non ha nulla a che vedere ma è solo frutto della follia di tre balordi.
Ma nessun problema, tutto questo non deve preoccupare l’onesto e morigerato cittadino medio italiano!
Nessuna emergenza, per carità.
E nessun allarme “rosso” (magari “nero”).
I nostri bravi governanti hanno già dimostrato di essere pronti a combattere i “cattivi”: il 41 bis e il decreto anti-violenza negli stadi (quello che estende a 36 ore la flagranza di reato) sono la dimostrazione che l’Italietta è pronta a combattere strenuamente ogni accenno di eversione dell’ordine “democratico”.
Non si sa mai, è meglio stare allertati, la notte è piena di ombre e incubi che prendono le sembianze di teste rasate e bandiere rosso sangue.
Ma in fondo non c’è problema, ancora una volta si annienteranno tra di loro e i "signori del potere” dormiranno sonni tranquilli.
Alessia Lai-Rinascita




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