La tematica delle relazioni tra pragmatismo e neo-idealismo non è esaustivamente trattata dalla letteratura secondaria. A differenza delle abbondanti analisi sulla distinzione tra pragmatismo logico e pragmatismo magico e sulle relazioni tra pragmatismi e positivismo, il materiale concernente la relazione tra pragmatismi e neo-idealismo italiano di Croce e Gentile è realmente scarso.
La scarsità delle informazioni non vieta di trarre conclusioni schematicamente vicine alle conclusioni scaturenti dalla distinzione pragmatismi/ positivismo. La condotta di redattori e collaboratori del “Leonardo” nei confronti dell’idealismo italiano novecentesco ricalca nuovamente la distinzione tra “analitici” e “mistici”. Ma lo schema di relazione deve essere letto a contrario. Secondo la corrente “analitica” vi è, e vi deve essere, una relazione di dissonanza culturale tra pragmatismo logico e neo-idealismo; secondo la corrente “mistica”, anzitutto in Prezzolini, vi è, e vi deve essere, una relazione di consonanza culturale.
Come in tutte le nostre classificazioni avviciniamoci alla, scarsa, letteratura secondaria.
Punto di riferimento è Santucci . Sebbene non tratti direttamente e a fondo la relazione tra pragmatismi e neo-idealismo, il suo scritto “Il Pragmatismo in Italia” è disseminato di cenni e di rimandi. La tesi centrale del Santucci è che sussista una ben determinata relazione di continuità tra “mistici” e neo-idealismo italiano. L’attualismo di Gentile converrebbe con l’irrazionalismo mistico di Papini e Prezzolini da un lato nell’esaltazione assoluta dell’azione in sé, svincolata da finalità secondarie o conoscitive, e dall’altro nella forte critica alla ricerca teoretica disinteressata .
Risuonano chiare le esortazioni di Gentile sulla “Voce”, rivolte ai “mistici” leonardiani, ad unirsi all’attualismo; e altrettanto chiaro è il riconoscimento crociano dell’intento comune anti-positivistico esistente tra irrazionalismo “mistico” e neo-idealismo .
La tendenza e l’ideale anti-positivistici come sono motivi di concordia filosofica tra “misticismo” irrazionalistico e neo-idealismo, così sono motivi di rottura tra pragmatismo logico e neo-idealismo. In tale senso Santucci scrive:
“L’alleanza dei leonardiani (esiste tra “leonardiani” mistici e neoidealisti un’alleanza culturale) con gli idealisti restava naturalmente provvisoria. I primi, autodidatti e giornalisti (Papini e Prezzolini) avventurosi, non erano in grado di suggerire delle prospettive veramente nuove, dare ordine e soluzione ai problemi emersi, avviare una seria lettura dei maestri del passato. Ben diverso il caso di Croce e Gentile…” e “L’alleanza dei pragmatisti con la Critica era stata dettata dalla contingenza, aveva contribuito a scuotere i dommi del positivismo e i miti egalitari della democrazia…” .
Vi è consonanza tra irrazionalismo mistico e neo-idealismo, ma in maniera diversa in Papini e Prezzolini. Nell’uno l’armonia si limita alla istanza anti-positivistica, dal momento che l’autore fiorentino, successivamente all’avventura del “Leonardo” si indirizza verso modernismo e cristianesimo contro il neo-idealismo crociano; nell’altro (Prezzolini) l’abbandono a Croce è totale, in cerca di serietà intellettuale, ordine culturale e sistematicità che mancavano all’antecedente irrazionalismo mistico. Gli esiti, diversi, delle riflessioni filosofiche di entrambi derivano da motivazioni caratteriali. Il toscano deriva l’anti-idealismo, sebbene sussista una comune tendenza anti-positivistica, dalla diffidenza nei confronti del Croce ; l’umbro deriva l’“idealismo militante” dal desiderio mentale e caratteriale di una maturazione culturale ordinata e seria.
Il contributo del Dal Prà si limita a due interessanti sottolineature. Indicare le diverse concezioni in Vailati/ Calderoni e neoidealismo italiano sulle funzioni della filosofia e rilevarne i diversi riferimenti filosofici e culturali.
Per Vailati esito della filosofia idealistica sarebbe ostacolare l’intervento dello scienziato nei confronti delle idealità umane, con la scusa di favorire l’autonomia dell’ambito filosofico. Funzione della filosofia non sarebbe altro che funzione di auto-delimitarsi d’ambito, delimitando in concomitanza abusivamente l’ambito delle scienze. Vailati- come sostiene Dal Prà- accusa l’idealismo (e concorrentemente il neo-idealismo italiano) di volere creare tra filosofia e scienza una relazione simile alla relazione esistente tra scienza e tecnica e accusa l’idealismo di volere rendere la scienza ancilla della filosofia e il filosofo “cerbero” della funzione filosofica.
La concezione meta-filosofica del neoidealismo italiano- scrive Dal Prà- è dissimile dalla concezione vailatiana e calderoniana del lavoro filosofico. Secondo Vailati e Calderoni l’attività filosofica è un intreccio,
“nel quale si collocano sconfinamenti continui, ed incursioni a fondo dall’una e dall’altra parte, e correlazioni strette e collaborazioni proficue…” .
La relazione filosofia/ scienza è secondo idealismo e neoidealismo italiano una relazione conflittuale; secondo Vailati e Calderoni “collaborativa”. Trattando solamente di Vailati e Calderoni, Dal Prà non ci indica la concezione meta- filosofica di Papini e Prezzolini.
La seconda sottolineatura sottende una classificazione storico-filosofica: secondo Vailati, all’interno della filosofia di fine ottocento, è necessario un ritorno ad Hume e alla tradizione scozzese. Dal Prà scrive:
“Per questo anche Vailati auspica un ritorno ad Hume, anziché un ritorno a Kant, ed è convinto che per il sano sviluppo della filosofia una forma qualunque di neo-humismo sarebbe di gran lunga più vantaggiosa che qualsiasi specie di neo-hegelianesimo; nel dire ciò Vailati ha l’occhio più propriamente rivolto alla situazione italiana e agli esordi del neo-idealismo…” .
La differenza tra idealismo e pragmatismo logico è, oltre che una differenza meta-filosofica, anche una differenza di tradizioni di riferimento. Tradizione di riferimento del neo-idealismo italiano è la filosofia continentale tedesca da Kant a Hegel; tradizione di riferimento del pragmatismo logico italiano è la filosofia britannica e americana.
Mentre il contributo del Santucci ci è utile ad evidenziare la relazione di “non conflittualità” intercorrente tra “mistici” e neoidealisti; il contributo del Dal Prà, sebbene limitato, lo è a sottolineare la relazione di conflittualità esistente tra Vailati e Calderoni e neoidealismo.
Garin introduce una nuova tesi. Croce si sarebbe servito di Papini e Prezzolini nella lotta contro il positivismo italiano, “liberandosi” dei due scomodi alleati successivamente all’affermazione accademica del neo-idealismo. Che vi sia stata una stretta alleanza tra crociani e “mistici” è chiaro da due cose: da un lato dall’adesione entusiastica di Papini e Prezzolini all’Estetica crociana del 1902; dall’altro dalla comune tendenza anti-accademica ed anti-positivista di redattori leonardiani e neo-idealisti . Le differenze contenutistiche non ostacolarono l’alleanza. E’ chiaro come Croce utilizzò il misticismo di Papini e Prezzolini sia contro il positivismo che contro il pragmatismo logico di Vailati e Calderoni. Garin scrive in nota:
“Ov’è interessante anche la prospettiva in cui, e non del tutto fedelmente, il Croce, a cose fatte, voleva presentare l’opera sua fin dal 1903: guerra aperta, ugualmente fiera, - contro le diverse ed opposte schiere dei positivisti, empiristi, e filologisti da una banda, dei genialoidi e mistici e dilettanti dall’altra -. In verità, almeno inizialmente, egli aveva accettato l’alleanza degli ultimi contro i primi: di Papini, domani futurista, contro Ardigò; così come, volta a volta, gli avverrà di non disdegnare i soccorsi del caso, da parte di posizioni che successivamente verrà combattendo con violenza…” ;
e successivamente, citando un’idea di Sorel introdotta in De l’utilitè du pragmatisme, arriva a scrivere:
“La verità è che il pragmatismo, messo di moda in quegli anni dal Papini, veniva sì guardato con sospetto… ma era suscettibile di essere adoprato come una valida arma contro le degenerazioni positivistiche. Come dirà più tardi proprio il Sorel, il pragmatismo serviva. Serviva… contro l’idoleggiamento della scienza…” .
L’avvicinamento di “mistici” e neo-idealisti – secondo Garin – sarebbe meramente strumentale alla critica anti-scientistica del neo-idealismo.
Gli scritti di Calderoni in tale caso non ci sono d’aiuto. Se Calderoni infatti tende a definire a fondo il pragmatismo logico nei confronti di positivismo e pragmatismo magico, non introduce mai un confronto serrato o una analisi sviscerata delle relazioni tra pragmatismo italiano e neoidealismo italiano.
Tiriamo le somme:
a] esiste una “continuità attenuata” tra pragmatismo magico e neo-idealismo italiano. La continuità consiste nel comune intento anti-accademicistico ed anti- positivistico; la rottura consiste nell'esistenza di modalità contenutistiche diverse di anti-accademismo e anti-positivismo tra leonardiani e crociani.
b] esiste una “insanabile rottura” tra pragmatismo logico e neo-idealismo italiano; dal momento che Vailati e Calderoni si dichiarano manifestamente continuatori critici del positivismo, mentre Croce e Gentile sono dichiaratamente e ferocemente anti-positivisti.
c] l'alleanza tra “mistici” e neo-idealisti è - come sottolineato acutamente dal Garin - un'alleanza meramente strumentale. Croce si serve dei “mistici” in funzione anti-vailatiana e anti-calderoniana, con l'intento, avveratosi, di liberarsi dei due scomodi alleati ottenuta la “vittoria” sui due scomodi avversari.
POST SCRIPTA
Ho deciso di non utilizzare le note, dal momento che altrimenti il mio scritto ne risulterebbe motevolmente appesantito. Però sono necessari alcuni riferimenti bibliografici:
SANTUCCI, A. Il Pragmatismo in Italia, Bologna, Il Mulino, 1963.
PREZZOLINI, G.,Un anno di Lacerba in “La Voce”, 28 Gennaio 1914.
DAL PRA’,M. Studi sul Pragmatismo italiano,Napoli,Bibliopolis,1984.
GARIN, E. Cronache di filosofia italiana, Bari, Laterza, 1966.
Poi è necessaria una breve LEGENDA:
PI= PRAGMATISMO ITALIANO
PA= PRAGMATISMO AMERICANO
PM= PRAGMATISMO MAGICO (ITALIANO)
PL= PRAGMATISMO LOGICO (ITALIANO)
EC= EMPIRISMO CLASSICO
kiricrate




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