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    Predefinito Pontida 4 maggio 2003: le vostre impressioni

    Pontida Post #1 di 1

    Pontida, 4 Maggio 2003 - Audiovideo completo del raudno che la Lega Nord ha organizzato nella giornata di oggi a Pontida. Durante i vari interventi, si sono succeduti i comizi dei deputati Borghezio, Calderoli e dei ministri Castelli (Giustizia), Maroni (Welfare) e di Umberto Bossi, leader del carroccio e ministro per le Riforme.

    http://www-5.radioradicale.it/servle...0504181722.txt
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Predefinito

    Dal palco il "senatur" rilancia la battaglia sulla devolution
    "Pronti a reagire contro chi sostiene il centralismo romano"
    Pontida, Bossi avverte gli alleati
    "Rispettare il patto elettorale"
    In trentamila giurano "fedeltà" alla padania


    PONTIDA (BERGAMO) - Come previsto, nessuno "strappo" alla coalizione di governo. Ma, e anche questo era nelle attese, parole dure (nel consueto stile del senatur) per il rilancio della battaglia sulla devolution e il "mantenimento del patto elettorale". Così Umberto Bossi dal palco di Pontida, nell'intervento conclusivo dell'annuale raduno dei militanti del Carroccio.

    Che quest'anno arriva alla vigilia delle elezioni amministrative per molti Comuni, Provincie e Regioni, e dunque rende ancora più stringente, per la Lega, la ricerca della visibilità all'interno della coalizione. La parola d'ordine, allora, è devolution a tutti i costi. "E' il momento della verità, del mantenimento del patto elettorale", dice Bossi dal palco, secondo il quale "non è impossibile fare le riforme ma occorre molta fatica, e una cosa è comunque rimasta intatta: lo zoccolo duro della Lega che non si è venduto".

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    Più tardi, il ministro delle Riforme chiamerà in causa direttamente il presidente del Consiglio: "Ci sono cose importanti che non possono essere delegate, Berlusconi ha la testa in tante cose, la guerra, l'Europa; ma ci sono cose fondamentali che vanno rispettate". Insomma, il premier è il garante della permanenza del Carroccio al governo, perchè "se non si fanno le riforme c'è il rischio che possa venire meno il patto elettorale".

    E ancora: il leader del Carroccio avverte che "finché non sarà stata assicurata la libertà federalista vera", è pronta a partire "la reazione dura contro il centralismo romano e i partiti che lo sostengono". Evidente, in "quei partiti che lo sostengono", il riferimento alle polemiche, anche recenti, tra il lumbard e Alleanza Nazionale e Udc: dal trasferimento di Rai Due a Milano fino alla riforma del titolo V della Costituzione, alla quale gli alleati vorrebbero subordinare l'approvazione della devolution tanto cara ai leghisti.

    Quindi, arriva dal palco il vero e proprio "appello" elettorale: "Se la Lega vince le elezioni amministrative tutti diventano più malleabili e le riforme vanno avanti, se no non bastano i patti sottoscritti perché possono sempre stracciarli".

    Se Bossi sembra parlare soprattutto agli alleati di governo, è Roberto Castelli, anche lui dal palco, a orientare il mirino della polemica su altri bersagli: l'opposizione e la magistratura. "In questi due anni - dice il ministro della Giustizia - abbiamo portato avanti dure battaglie contro una sinistra bugiarda e mistificatrice ma anche contro quella parte di magistratura politicizzata che vuole determinare il futuro politico del paese senza essere stata eletta dal popolo".

    Ai militanti leghisti, circa trentamila, parla anche il titolare del Welfare Roberto Maroni: "Molti di noi sono oggetto di minacce e pressioni, voler fare le riforme significa accettare questi rischi e vivere con il cuore in gola rinunciando alla privacy avendo sempre paura". Maroni ricorda così Marco Biagi che "per le riforme ha dato la vita, lui che non era leghista ma non si è vergognato di collaborare con un ministro leghista e anche per questo è stato ucciso dalle Br". Anzi, sottolinea il ministro, dalle "Brigate comuniste combattenti".

    Non è mancato, neppure quest'anno il "giuramento" di fedeltà alla Padania. Appena concluso il comizio di Bossi ("Padania libera!"), e dopo l'esecuzione del "Va pensiero", i militanti sono stati invitati, dal presidente del partito Luciano Gasperini, a giurare. Lo hanno fatto, per acclamazione, al grido "lo giuro" e alzando le mani al cielo, sul testo nel quale, fra l'altro, si chiedono "la difesa della cultura delle tradizioni dei popoli padani", la difesa della famiglia, il trasferimento di una rete Rai al nord, il Senato federale, il potere impositivo per le Regioni ed enti locali, "una giusta rappresentanza in seno alla Magistratura di rappresentanti dei popoli padani".

    (4 maggio 2003)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    e' stato il miglior discorso di bossi che abbia sentito negli ultimi anni ... soprattutto se lo si compara a quello ' scolastico' di venezia 2002.

    la lega e' forse gia' ad un passaggio epocale ( vita o morte) che originalmente era prevedibile per le europee del 2004 . Adesso la palla e' nella mano degli elettori padani ... Vorranno l' autonomia o solo lo stupido queto vivere per cui da sempre lo prendono in tasca ? ... Presto sapremo ..

  4. #4
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    Originally posted by larth
    e' stato il miglior discorso di bossi che abbia sentito negli ultimi anni ... soprattutto se lo si compara a quello ' scolastico' di venezia 2002.

    la lega e' forse gia' ad un passaggio epocale ( vita o morte) che originalmente era prevedibile per le europee del 2004 . Adesso la palla e' nella mano degli elettori padani ... Vorranno l' autonomia o solo lo stupido queto vivere per cui da sempre lo prendono in tasca ? ... Presto sapremo ..

    concordo, quest'anno discorsi migliori rispetto a quelli dell'anno precedente.
    per il resto bellissima giornata.

    Pontida fa bene all'anima!


  5. #5
    stanziale
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    Predefinito un bel articolo del Corsera!

    LEGHISTI A ROMA


    Sfogo di Maroni dal palco «Brutta la vita da ministro»
    Cè: padani, vogliateci bene


    DAI NOSTRI INVIATI
    PONTIDA (Bergamo) - Se ancora esiste la dolce vita romana, i leghisti di certo non se ne sono accorti. Soprattutto se ministri. Roberto Maroni, infrangendo il suo cliché di lumbard tra i più compassati e riservati, allergico alle urla e forse anche alla camicia verde (pare non ci sia verso di fargliela indossare), ha lasciato ieri a bocca aperta il popolo padano riunito a Pontida, raccontando in termini a dir poco inusuali per un rappresentante di governo, ma sicuramente efficaci, quanto sia dura la vita da titolare del dicastero del Welfare.
    Il numero due del Carroccio, ultimo a parlare prima di Umberto Bossi, stava elencando dal palco all’impaziente base leghista le mille difficoltà che si incontrano a Roma per attuare le riforme invocate dal popolo nordista. Tono impostato. Platea attenta. Sventolio di bandiere. Tutto nella norma. Fino a quando Maroni non ha affermato: «Voler fare le riforme è pericoloso. Siamo costretti a vivere con la scorta e nessuna privacy. Spesso viviamo con il cuore in gola quando qualcuno ci rincorre, magari solo per salutarci. Ma che è solo per un saluto, lo scopriamo dopo...». Una pausa. Quasi un’esitazione. Poi, liberatorio: «Questa è una vita di merda».
    Attimi di silenzio sul prato di Pontida. Quindi un boato, un boato pieno di affetto, ha avvolto il ministro del Welfare. Perché in tutti, in quel momento, è riaffiorato il ricordo di Marco Biagi, giuslavorista, tra i principali consulenti di Maroni, assassinato poco più di un anno fa a Bologna dalle Brigate Rosse. «Era un non leghista - ha aggiunto il numero due del Carroccio - che non ha avuto vergogna di collaborare con un ministro leghista. E anche per questo è stato ucciso».
    Di tono decisamente più leggero, quasi confidenziale, è stato invece l’appello lanciato, sempre dal palco di Pontida, da un altro pezzo da novanta della Lega, il capogruppo alla Camera Alessandro Cè. Pure lui intento a far capire quanto sia ostico il cammino verso «una Padania libera», l’esponente bossiano ad un certo punto ha allargato le braccia, e pure il cuore, alla platea: «Cercate di voler bene a noi che siamo là, a Roma. Facciamo un lavoro duro, ma lo facciamo per voi...».
    Certo, il clima «confidenzial-politico» di Pontida favorisce questi moti di spontaneità. Non è però la prima volta che dirigenti leghisti confessano alla base ansie e difficoltà del vivere nei palazzi del potere. Nell’agosto del 2001, Roberto Castelli, da poco nominato ministro della Giustizia, non nascose un certo disappunto di fronte alla prospettiva di dover trascorrere le vacanze di Ferragosto nella colonia penale di Is Arenas, in Sardegna, tra le rocce e le dune del parco naturalistico di Monte Arcuentu-Piscinas, il deserto di sabbia più grande d’Europa. «E’ stato scelto questo luogo protetto per evidenti ragioni di sicurezza. Sapevo che la mia vita sarebbe cambiata...».

  6. #6
    stanziale
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    Talking a roma ce odiano....

    Messaggero di roma....
    --------------------------------------------------------------------------------
    Lunedì 5 Maggio 2003
    SUL PRATO SACRO

    L’urlo padano: il Merlot è l’unico nero che vogliamo
    Celti e bucolici suonano campanacci da pascolo appesi al collo e ciucciano biberon con il latte nordista
    dal nostro inviato

    MARIO AJELLO

    PONTIDA (Bergamo) — Sul «sacro pratone» di Pontida, arriva il corteo dei Cobas delle quote latte con centinaia di bandiere raffiguranti una mucca. Qualcuno è vestito da Alberto da Giussano, e stare con questo caldo dentro la corazza di ferro è davvero un eroismo nordista. Altri portano appeso al collo un campanaccio da giovenca che agitano nei momenti di estasi, come quando il ministro Castelli proclama: «Questa è una giornata di profonda riflessione». E altri ancora, che prima si abbeveravano dalle ampolline con l’acqua del Po (e il colorito giallognolo sul volto ne è una riprova), adesso ciucciano un biberon di «latte padano, e guai a all’Europa se ce lo tocca».
    Più in là - a due passi dai ministri leghisti sul palco e «siete un uragano di grinta e di determinazione», esulta lo speaker - un tizio sfoggia una maglietta recante la scritta «Il nostro giorno verrà!» e il disegno di un diavolo alpestre che con un forcone arroventato infilza il flaccido sederaccio romanesco di una matrona da suburra. E pensare che quell’infido alleato chiamato Fini dice che la «Lega è ormai un fenomeno da avanspettacolo». Una camicia verde va al gabinetto da campo, prodotto a Pavia (Padania) ma un po’ alla turca. E ne esce affranto. Dice (e sembra di stare in un divertentissimo raccontino di Stefano Benni di qualche anno fa): «Mi è caduto il telefonino nel water». «Padania libera!», gli gridano gli amici, per consolarlo. Ma niente. «Roma ladrona», insistono quelli, compassionevoli. Ma ancora niente. Il poveretto va via, sconsolato, con l’auricolare che gli pende mestamente dalle trombe di Eustachio Ma ritrova il sorriso appena lo speaker annuncia dal palco: «E ora..., e ora..., e ora...» (suspense) «...ecco a voi l’uomo più temuto dagli islamici. Marioooo...» (suspense) «...Borgheziooooo». Tripudio. E il tondeggiante eurodeputato comincia la sua pubblica riflessione: «Facce di merda, facce di merda, facce di merda». Qualcuno, nel dubbio, si chiede sul «sacro pratone»: «Starà forse parlando di noi?». Ma no: «Facciazze di merda di Roma» sono «i magna magna dei Palazzi, e Mancino, D’Alema, Rutelli». Poi: «Io comunque sono un tranquillo moderato del Nord». C’è un leghista di mezza età, molto fotografato, ricoperto di verde, avvolto in un mantellone, con in testa un sombrero e sotto il naso due baffoni da messicano. Si presenta: «Sono lo Zapata di Lecch» (che non è Lecce ma Lecco). Poi si avventa su una damigiana di brodoso vino scuro, che prende l’insolazione sotto un cartello dove c’è scritto: «Il merlot è l’unico nero che vogliamo». Alcuni alpini, con pennacchio e fazzoletto verde, ne hanno voluto un po’ troppo e stanno sdraiati. Quando Giorgietti, un big politico di queste valli, lamenta che «ci siamo un po’ seduti», quelli già dormono. Incuranti del dibattito che infuria intorno a loro. Leghista numero uno: «Questo è un prato magico». Leghista numero due: «Questo è un prato sacro». Uno: «Questo è un prato strategico». Due: «Questo è un prato nevralgico». E’, ovviamente, un prato più di lotta che di governo. «Questo non è un prato», taglia corto lo speaker dal palco: «E’ un mare!». Con tante chiazze vuote. E più si vanno riducendo i consensi elettorali alla Lega, più il pratone si rimpicciolisce (vi è stato edificato perfino un supermarket) e ora è poco più di uno spiazzo.
    Di colpo, l’apparizione: «Tel chi, el Bossi!». Ma Bossi non è forse il senatur dei giorni migliori. Gli manca il colpo d’ala, e non è facile assestarlo, mentre è incatenato nel governo di «Roma ladrona» e «può abbaiare ma non mordere», come sostiene il Cavaliere. Il leader ha un nuovo taglio di capelli, a caschetto. I suoi riccioli devono essere finiti in mezzo alle corna di un toro, che svettano in cima all’elmetto di un simil-Attila brembano in prima fila. Ora Bossi smercia il federalismo («E’ come l’aria»), rimette sulla bancarella dell’usato il «maledetto centralismo romanesco d’origine borbonica e savoiarda!» e vende il Dio Fiume e «le baionette di Napoleone», e «i sanculotti...», e gli «ugonotti...», e «le prostitute sotto l’Albero della Libertà». Come un magnifico imbonitore da suk, profondamente terrone, più terrone dei terroni in tutti i sensi e anche in quello «alto» dell’inventiva. Che è sempre quella. Però c’è il merlot, e «Vacca boia!».

  7. #7
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    Bel tempo, gente simpatica, buone idee nell'aria,
    buoni libri () molti amici: una gran bella giornata.

    Guelfo Nero

  8. #8
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    Originally posted by Gringo
    Splendida Pontida!!!!!. La piu' bella di quelle a cui io ho partecipato (2000 e 2001, quella del 2002 l'ho saltata causa malattia). Moltissima gente (secondo me almeno 50.000)

    cala cala ... direi che sul prato nel momento clou non ce ne fossero piu' di 15mila .. sommando i soliti girovaghi o imboscati all' ombra si puo' raggiungere un massimo di 30000.. nel complessivo quindi meno della meta' dello standard di venezia .. Ma quello che conta e' appunto il rapporto con le altre pontide .. soprattutto con quella precedente ( per capire il trend ) e quella mitica e inarrivabile del 1996 ( la pontida dello straordinario e inarrivabile successo del 1996 ..) .

    quello imboscatissimo dei tradizionalisti dove ho trovato finalmente la bandiera della Vandea!

    era quello che vendeva libri sulla via dei cessi e senza insegne che ha dato scandalo nel forum dei cugini ? ..Evidentemente era imboscatissimo, ma chi voleva far scandalo l' ha trovato ... ma senza molti risultati mediatici visto che per fare un qualche effetto il giornalista dell' unita' ha poi dovuto mostrare una foto molto sospettabile di taroccamento ...
    PADANIA LIBERA!!!!
    PS: non ho visto il gazebo dell'Ausonia che c'era invece nel 2001....c'erano o no?
    gli ' ausoni' mi risultano recentemente aver abbandonato la lega ( oh! che dramma...oh! che sorpresa ... ) per troppo 'moderatismo' ...pare che la 'rivoluzione' la faranno con bernardelli ..

  9. #9
    Il Patriota
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    ..per fare chiarezza il gazebo dei tradizionalisti non c'entro nulla con le foto pubblicate da L'Unità (chi gli l'ha venduta...qualche cugino..o meglio qualche fratello maggiore??? ) che era di una associazione denominata Arcangelo Michele..in merito ai libri venduti molti sono interessanti in quanto strettamente attinenti alle battaglie antimondialiste e identitarie della Lega ..che i comunisti poi facciano cagnara e logico (che qualcuno li strumentalizzi è pietoso) ..guardare L'Unità di oggi con titoli
    LEGA RAZZISTA - quando giustamente in TN ci schiedono classi separate tra trentini e zingari
    LEGA VIOLENTA - articolo a difesa del "fascista" Alemanno minacciato dai cobas leghisit.

    quindi provocatori e infiltrati e fotografi da novella 2000 andate pure a cagare...e scusate la volgarità....

  10. #10
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    Originally posted by guelfo nero
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    Guelfo Nero
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    Der Wehrwolf

 

 
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