L’EX MINISTRO / «Fui portavoce dell’interesse di un gruppo americano. Un mese dopo Romano mi informò dell’affare con De Benedetti»
Altissimo: feci una proposta, il Professore disse che non volevano vendere
La testimonianza a favore del premier: Berlusconi dice di meritare una medaglia? Si danno all’asilo però i fatti gli hanno dato ragione
ROMA - Ormai vive all’estero, i fatti italiani «li leggo sui giornali», ma l’affare Sme lo ricorda molto bene. All’epoca della cessione a Carlo De Benedetti voluta dall’allora presidente dell’Iri Romano Prodi, Renato Altissimo era ministro dell’Industria. E non sapendo che c’era già una trattativa in corso, si fece mediatore di un’offerta di acquisto che arrivava dal gruppo americano Heinz. Era stata fissata una cifra?
«No. Eravamo agli inizi del 1985 e io partecipai ad una cena organizzata da un banchiere svizzero. Una persona che faceva parte di quel gruppo mi manifestò l’interesse a rilevare la Sme. Mi disse che il piano del governo sulle privatizzazione li interessava molto. Non entrammo nei particolari. Io spiegai che avrei manifestato quest’interesse ai vertici della Sme».
E dunque contattò Romano Prodi?
«Lo chiamai e ci vedemmo a pranzo. Ricordo che all’incontro era presente anche il professor Irti, all’epoca vicepresidente. Mi feci portavoce della proposta. Il partito liberale ha sempre sostenuto la politica delle privatizzazioni e anche in veste di ministro ritenni giusto informarlo».
Lui però respinse l’offerta?
«Mi disse che non c’era alcuna intenzione di vendere. Mi spiegò che quella era la cassaforte del gruppo e dunque l’interesse era quello di tenerla. Io contattai l’esponente della Heinz e gli spiegai che non c’erano possibilità di trattare, che non se ne poteva fare nulla ».
In realtà la trattativa con De Benedetti era stata già avviata.
«Questo l’ho scoperto soltanto dopo. All’epoca non sapevo nulla. Invece circa un mese dopo mi telefonò De Benedetti e mi disse che l’affare era concluso. Lo fece poco prima che fosse data la comunicazione alla stampa. Dopo l’annuncio mi telefonò anche Prodi».
Che cosa le disse?
«Si limitò a comunicarmi la notizia. Io gli feci le congratulazioni».
Non gli chiese spiegazioni?
«Feci una battuta: "Perché a Carlo sì e a Renato no?».
E lui?
«Mi rispose con una battuta che adesso non ricordo».
Crede che per lo Stato fosse un vero affare?
«Non ho gli elementi per dirlo, perché non conosco i bilanci dell’epoca della Sme e perché non so quanto valeva l’azienda sul mercato».
Silvio Berlusconi sostiene che dovrebbero dargli una medaglia per aver bloccato una vendita a prezzo stracciato.
«Le medaglie si danno ai bambini delle elementari, ma mi sembra che in realtà i fatti gli abbiano dato ragione».
Per questo ha accettato di testimoniare al processo di Milano come chiesto dalla difesa del premier?
«Mi sono limitato a raccontare i fatti che conoscevo e a ricostruire i miei contatti con Prodi. Dopo quel momento di questa vicenda non ho saputo più nulla e questo ho detto ai giudici».
Fiorenza Sarzanini


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