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LA VITA DEGLI ALTRI
di MAGDI ALLAM
Gli arabi sotto processo
per il genocidio curdo
Per i curdi iracheni è finalmente arrivata l'ora della riscossa. Che soddisfazione deve aver provato Barham Saleh, capo del governo insediato nel nord dell'Iraq, a chiedere pubblicamente al segretario generale della Lega Araba, Amr Mussa, le scuse al popolo iracheno per il silenzio dei Paesi arabi sulle atrocità commesse dal regime tirannico di Saddam Hussein. Si tenga presente che questa richiesta è stata fatta davanti alle telecamere di tutto il mondo dall'interno della sede della Lega Araba, subito dopo l'incontro con Moussa. Il leader curdo ha criticato "il mutismo del Mondo arabo sul genocidio e le operazioni di pulizia etnica perpetrate contro i curdi in Iraq e l'indifferenza nei confronti della tragedia curda protrattasi per tre decenni".
"Noi abbiamo deciso di voltare pagina", ha concluso Saleh, "tuttavia noi non dimenticheremo. Dobbiamo imparare dagli errori del passato in modo tale che non si ripetano in futuro". Più in generale ha detto: "Bisogna che gli intellettuali arabi capiscano che i curdi sono un popolo fratello e musulmano e che l'interesse dei curdi, degli arabi, dei turchi e degli iraniani è uguale per quanto riguarda sicurezza, stabilità, sviluppo economico e sociale. E' tempo di finirla con le discriminazioni razziali o nazionali".
Genocidio, pulizia etnica, discriminazione razziale. Parole che riecheggiano per la prima volta nel santuario di quello che è ormai il simulacro dell'unità araba. Condanne pesanti che sembrano macigni che rischiano di dare il colpo di grazia a un panarabismo che si è retto per troppo tempo sulle ambiguità e le ipocrisie. Nel nome della solidarietà araba e della non interferenza negli affari interni di uno Stato sovrano, si sono chiusi entrambi gli occhi sul genocidio di circa 200 mila curdi, in aggiunta alla pulizia etnica che ha costretto centinaia di migliaia di curdi a evacuare i loro villaggi nell'ambito della politica di arabizzazione forzata del Kurdistan.
Ecco perché per i curdi è un grande giorno. Resta da vedere se il segretario della Lega Araba, che sembra imbrigliato da ideologismi veteri e inconsistenti, saprà conciliare la coscienza del Mondo arabo con la giustizia della Storia. Comunque vada finalmente si comincia a chiamare le cose con il proprio nome e si comincia a guardare in faccia alla realtà. Saleh l'ha fatto molto esplicitamente anche valutando la guerra in Iraq: "Le forze anglo-americane non sono forze d'occupazione perché ci hanno permesso di sbarazzarci del regime di Saddam Hussein", ha sentenziato senza mezzi termini.




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