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  1. #1
    Makeru ga, katta
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    Post Cetica, paese dell'alto Casentino

    LA STORIA



    Cetica, frazione del Comune di Castel San Niccolò situata lungo l'alto Corso del Torrente Solano,si presenta come un insieme di piccoli agglomerati sparsi, ognuno distinto da un proprio nome, intervallati da Chiese molto interessanti. Il suo nome potrebbe derivare dal sostantivo ceduo (latino ceduus), indicante il tipo di governo del bosco, che viene tagliato periodicamente dai molti operatori che ancora oggi vedono nella montagna una risorsa ed un mezzo di sussistenza. Lo stesso nome con il quale gli abitanti chiamano il loro paese: "Cedica" sembra una diretta derivazione dell'antico appellativo. I conti Guidi, Signori della zona, possedevano una loro corte in Cetica individuata nel Castello di S. Angelo devastato dai fiorentini nel 1290 di ritorno da una spedizione nell'Aretino. Nel 1349 gli abitanti, uniti a quelli di Castel San Niccolò, Montemignaio e l'Alta valle del Solano, ribellandosi alla Signoria dei Guidi si dettero a Firenze, entrando a far parte della Podesteria della Montagna Fiorentina. Il forte legame con Firenze è ancora oggi sentito e testimoniato dall'appartenenza delle parrocchie esistenti alla Diocesi di Fiesole. Nel 1776, il 7 Settembre, il piccolo Comune di Cetica venne aggregato a Castel San Niccolò con Borgo alla Collina, San Pancrazio, Santa Maria e Garliano. Di particolare interesse, al fine di ricostruire l'assetto territoriale medievale, può essere la visita di alcuni luoghi:

    - I ruderi del Castello di S. Angelo

    - L’Antica sede podestarile, "casa Tribunale"

    - Il Ponte romanico

    - Le chiese di Impianto Romanico

    - San Michele (un tempo S. Angelo), Santa Maria, San Pancrazio.

    Il paesaggio al visitatore appare quanto mai tipico di queste zone: tornanti, cataste di legname, terrazzamenti coltivati, danno la misura del tipo di economia della zona, legata alla castagna, alla patata, alla lavorazione del legno, alla risorsa acqua, sfruttata un tempo da tre molini a pietra, dei quali resta testimonianza nel Molino del Balenajo, dove ancora oggi è possibile conoscere la tecnica della macinatura "a pietra". Un cenno dettagliato meritano le tre Chiese: S.MICHELE, la più grande, è di origine monastica, dell'Ordine Vallombrosano; questa conserva ancora il carattere romanico nonostante abbia subito nel tempo pesanti restauri. S.PANCRAZIO, appartenente ad un interessante complesso che comprende la Casa canonica e la Casa del Contadino, che insieme alla Chiesa vanno a formare una corte centrale. Risalente al XII secolo, ha visto manomettere alla fine del '700 il suo naturale orientamento, con l'abside rivolta a Est, capovolgendone l'asse centrale. Interessanti i resti di affreschi trecenteschi. SANTA MARIA, è la più antica delle tre Chiese; presenta la caratteristica di avere il campanile a torre staccato, e pendente, in virtù forse di danneggiamenti subiti durante l'ultima guerra. Un discorso a parte meritano I BAGNI DI CETICA: Località termale già nota nel 1205 quando si ha notizia della scomparsa delle acque a causa di una frana, e della loro ricomparsa nel 1686. Attualmente troviamo un semplice stabilimento termale, costituito da tre piccole stanze con vasche di acqua gelida: di rigore immergersi accaldati per usufruire dei benefici effetti dell'Acqua di San Romolo.

    Il paese di Cetica, nella sua stessa conformazione che vede la presenza di piccoli nuclei abitati disseminati sul territorio, sembra suggerire le modalità del processo di antropizzazione che nel corso del tempo si è svolto sulle pendici del Pratomagno. Nuclei familiari assegnatari di piccoli lotti di terreno, intrapresero l'opera di costruzione del del paesaggio attraverso la coltura del bosco (bosco ceduo e castagno) e la costruzione di terrazzi e ciglioni per ricavare strisce pianeggianti da destinare ad ortaggi e cereali. I piccoli nuclei, poi sviluppatisi nel corso del tempo, presero il nome dalla famiglia che vi abitava: Casenzi, Casandoni, Callagnolo, (Casa di Angiolo), Casacocco, Camorello, Cafio (Casa del Fio, luogo pare ove si trovava la Casa di pena), Carenzi, ...

    Il territorio della frazione di Cetica è ubicato ad una altitudine compresa tra i 600e i 700 m. s.l.m. Le colture ancora presenti, che un tempo garantivano la sopravvivenza della popolazione, sono quelle tipiche della montagna: castagne, legumi, patate e cereali. Attraverso un processo di adattamento progressivo alle condizioni climatiche e morfologiche della zona, si sono definiti due tipi di colture, con particolare riferimento ai legumi e alle patate, capaci non solo di resistere alla rigidità degli inverni, ma anche di prosperare con particolari risultati quantitativi e qualitativi. La buona riuscita delle coltivazioni è tuttavia da riferirsi principalmente alla particolare qualità della terra, terra "castagnola" come viene definita localmente.

    http://www.cetica.it

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  2. #2
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    Non ci son mai stato. Potrebbe essere meta di una gitarella estiva...

  3. #3
    Makeru ga, katta
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    Originally posted by ARI6
    Non ci son mai stato. Potrebbe essere meta di una gitarella estiva...

    Il Casentino presenta moltissimi luoghi interessanti da visitare.
    Intanto sopra il paese in questione c'è una bella montagna (il Pratomagno) la cui altezza massima è sui 1600 metri, e su cui venne messa, negli anni '30, una grande croce rossa dell'altezza di una ventine di metri (che serve come riferimento per chi si avventura nel bosco) La parte superiore del monte è priva di alberi (da qui il nome Pratomagno, grande prato).

    http://www.alpiapuane.com/corrispondenti/pratomagno.htm

    Della montagna c'è un'interessante vicenda di un trasvolatore morto lassù negli anni '30.

    http://www.nove.firenze.it/hinkler/

    Sul versante del valdarno, proprio sotto la sommità della cima più alta, c'è il paese di Rocca Ricciarda, uno dei posti più belli di questo pianeta. Un paesino minuscolo, di pochissime casette, arroccato su uno sperone roccioso. Per altre info cliccare qui:

    http://www.comune.loro-ciuffenna.ar....?ID_RISORSA=21

    Sul versante casentinese si possono visitare i castelli dei conti Guidi, signori locali. In particolare quello di Poppi, sede del comune locale, e quello di Rovena, a Pratovecchio, che ospitò tra gli altri, il poeta divino:

    http://www.castellitoscani.com/italian/romena.htm

    Canto XXX dell'Inferno:

    30. 61 a la miseria del maestro Adamo:
    30. 62 io ebbi vivo assai di quel ch'i' volli,
    30. 63 e ora, lasso!, un gocciol d'acqua bramo.

    30. 64 Li ruscelletti che d'i verdi colli
    30. 65 del Casentin discendon giuso in Arno,
    30. 66 faccendo i lor canali freddi e molli,

    30. 67 sempre mi stanno innanzi, e non indarno,
    30. 68 ché l'imagine lor vie più m'asciuga
    30. 69 che 'l male ond'io nel volto mi discarno.

    30. 70 La rigida giustizia che mi fruga
    30. 71 tragge cagion del loco ov'io peccai
    30. 72 a metter più li miei sospiri in fuga.

    30. 73 Ivi è Romena, là dov'io falsai
    30. 74 la lega suggellata del Batista;
    30. 75 per ch'io il corpo sù arso lasciai.

    30. 76 Ma s'io vedessi qui l'anima trista
    30. 77 di Guido o d'Alessandro o di lor frate,
    30. 78 per Fonte Branda non darei la vista.

    Il poeta, in questo cantico, parla col maestro Adamo, che proprio a Romena falsificò i fiorini d'oro che portavano stampati sopra l'immagine di Giovanni Battista, patrono di Firenze. Per questo fu condannato al rogo (e per questo ricorda con nostalgia le acque dei ruscelli casentinesi), e gli stessi conti Guidi, che gli avevano affidato l'incarico di falsificare la moneta ebbero i beni confiscati dalla signoria fiorentina e finirono in disgrazia.

    Da ricordare infine che nella pianura tra Pratovecchio e Poppi, Piana di Campaldino, ebbe luogo una famosa battaglia tra fiorentini ed aretini:

    "L'11 giugno 1289 nella battaglia di Campaldino, alla quale partecipò anche Dante, i guelfi fiorentini ed i loro alleati, agli ordini di Amerigo di Narbona, misero in rotta i ghibellini di Arezzo, guidati dal podestà Guido Novello.
    Nella battaglia si distinse Corso Donati, mentre caddero molti comandanti ghibellini, tra i quali il vescovo Guglielmo degli Ubertini e Buonconte da Montefeltro, protagonista del V canto del Purgatorio.
    Con la vittoria di Campaldino ebbe inizio l'egemonia guelfa di Firenze sulla Toscana. "

    saluti
    marce

  4. #4
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  5. #5
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    Predefinito Re: A proposito di Casentino...

    ULTRAS MODUS VIVENDI

  6. #6
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    Mimportasèga.


  7. #7
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    Originally posted by ARI6
    Mimportasèga.


    Potevi mettere questo, allora:




  8. #8
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    No, figurati. Io citavo solo l'immortale conte Mascetti...

  9. #9
    Makeru ga, katta
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    Originally posted by ARI6
    No, figurati. Io citavo solo l'immortale conte Mascetti...

    Ah, volevi supercazzolare?

  10. #10
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    Come se foss'antani.

 

 

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