Berlusconi al Nyt: una vita sacrificata per la democrazia

Nella prima intervista concessa dopo diversi mesi ad un giornalista anglosassone, Silvio Berlusconi ha detto al New York Times che la sua è una vita sacrificata al causa della democrazia in un Paese che, diversamente finirebbe nelle mani dei comunisti. Così il presidente del Consiglio ha descritto il suo impegno in politica, in un'intervista al New York Times. "E' un grande sacrificio fare quello che sto facendo", ha confidato il premier a Frank Bruni del Nyt, ospite giovedì sera a cena a Palazzo Chigi. "Non mi diverto proprio", ha proseguito, "ho una barca a vela, ma in due anni ci sono andato soltanto un giorno. Sono due o tre anni che manco dalla mia casa nelle Bermude. Lo stesso per la mia casa a Portofino, dove negli ultimi nove mesi ci ho messo piede soltanto una volta. Si rende conto? La mia vita è cambiata. La qualità della mia vita è diventata pessima. Che lavoro brutale... sempre solo, sempre qui da solo".
Quando il giornalista ha chiesto il perché debba sottoporsi a questi sacrifici, il presidente del Consiglio ha risposto che la ragione per cui entrò in politica nel 1993 e che lo induce a restarci anche oggi è impedire che i comunisti e altre forze di sinistra minino la democrazia. "Altrimenti non ci sarebbe libertà in Italia", ha affermato Berlusconi. "Se in questo momento lasciassi la politica, l'Italia cadrebbe nelle mani dei comunisti", ha aggiunto il premier dicendosi l'unico ad avere la capacità di assolvere questo compito. "Non vedo nessun altro oggi in Italia. Chi altri? Chi altri? E' una domanda che mi pongo spesso, quando mi chiedo per quanto tempo ancora dovrò fare questa vita sacrificata".

Pochi giorni fa il settimanale britannico The Economist ha dedicato un altro articolo a Silvio Berlusconi, in cui ha detto che il presidente del Consiglio italiano non è in grado di guidare l'Europa (leggi qui) . (red)