Anche se su questo forum i sardi che vi bazzicano non sono tanti, vorrei ricordare loro alcune cose, in fondo utili anche agli altri.
Nei primi anni 60 venne varato in Sardegna il primo "piano di rinascita", un operazione "sociale" che, negli intenti dei proponenti, aveva i seguenti scopi:
1)risollevare la Sardegna dalle centenarie condizioni di povertà estrema in cui si trovava, grazie alla dipendenza spagnola e a quella italiana dei Savoia e dopo le guerre mondiali. Ma in realtà:
2) per "proletizzare" i contadini e i pastori sardi, cioé per continuare quella modificazione della loro cultura già iniziata dalla monarchia sabauda, a favore dei social-comunisti e dei sindacati;
3) per esorcizzare e fugare ogni pericolo "separatista" affacciatosi prepotentemente con i consensi che la popolazione sarda tributava allora al Partito Sardo d'Azione.
4) per eliminare il banditismo dalle campagne, sulla cui natura non ci si era ancora fermati a investigare.
Il "piano" (che fu seguito da un secondo negli anni 70) prevedeva l'attribuzione di molte migliaia di miliardi di allora. Su tutti i muri dell'isola apparvero manifesti che esaltavano il futuro benessere e, rivolgendosi alle migliaia di persone che erano dovute emigrare, promettevano: "in Sardegna ci sarà posto anche per te".
Stranamente, in una terra che già allora mostrava tutte le sue potenzialità turistiche, Roma scelse di impiegare tutti quei miliardi non solo nella grande industria, ma nell'industria petrolchimica. Tutti i partiti sardi (per modo di dire) abboccarono.
In Sardegna calarono i magnati petroliferi dell'epoca, Rovelli e Moratti e più tardi anche l'ENI, e sorsero così i grandi complessi della SIR a Porto Torres, della SARAS a Sarroch e, buon ultimo, dell'ENICHEM a Ottana (oggi ridotti quasi a cattedrali nel deserto).
Tutti sanno come è andata a finire. Finché son durati i soldi molta gente ha cambiato e "migliorato" lavoro, ha abbandonato l'agricoltura (l'allevamento un po' meno, la necessità di sintetizzare mi costringe a non approfondire), ha migliorato le sue condizioni economiche. Poi tutto si è fermato, la disoccupazione ha ricominciato a crescere fino ai livelli disastrosi di oggi. Gli emigranti non sono tornati, ma. .. pazienza...non si può mantenere tutto ciò che si dice....
Quanto sarà durata la pacchia? dieci, quindici anni, forse anche venti? Poi la SIR di Rovelli ha cominciato ad avere le prime difficoltà, le imprese che erano nate come indotto hanno cominciato a chiudere, ha cominciato a chiudere vari reparti anche la SIR, fino a quando è fallita e gli stabilimenti sono stati rilevati da un Ente statale.
Per la cronaca, tali stabilimenti oggi vanno avanti a regime ridottissimo, così come quelli dell'Enichem di Ottana sono sempre sull'orlo del fallimento. (chi non rischia di fallire è la SARAS di Moratti, che però è una raffineria, i cui posti di lavoro paghiamo cari in termini di inquinamento ambientale e senza alcun ritorno economico). Ma questa non è che storia di ordinaria malversazione, in Sardegna.
Ciò che invece volevo sottolineare, soffermandomi proprio su Rovelli e la sua SIR è che, a quanto pare, egli non aveva affatto sofferto del fallimento. Al contrario, si era portato via pure tutti i macchinari nuovi acquistati con i fondi dello Stato Italiano DESTINATI ALLA "RINASCITA" DELLA SARDEGNA, oltre a tutti i profitti che aveva potuto (non faccio ipotesi sulle tangenti pagate, anche ad altissimi livelli).
L'IMI, che era la vittima della truffa, aveva ottenuto che il Rovelli fosse condannato a restituire il maltolto. Finalmente un po' di giustizia per la povera Sardegna, direte voi!
Senonché gli eredi e la moglie del pescecane nel frattempo deceduto, impugnarono la precedente determinazione giurisdizionale e, grazie all'avvocato Previti e ai giudici Squillante e Verde ottennero la restituzione di tutto il grisbi.
La giustizia italiana aveva trionfato sulla nostra cronica sottomissione.
Il resto è cronaca di oggi. Previti e il suo amico Berlusconi siedono addirittura sui banchi del Governo, buona parte dei Sardi li hanno votati, gli altri pensano a contrapporvisi solo in termini di posizioni geografiche (sinistra contro destra), tutti insieme costituiscono la "maggioranza" tanto rivendicata dai benpensanti rinnegati che oltre a prenderla nel didietro ci godono pure.
E chi pensa con la propria testa o è preso per visionario o è deriso. Certo che ben poco è rimasto in costoro dell'antico popolo Shardana che costruiva i nuraghes e percorreva i mari commerciando in metalli e aveva combattuto contro gli egizi e resistito all'invasione dei romani. Poco rimane anche di coloro che versarono il loro sangue contro gli spagnoli o che furono impiccati dai Savoia. Poco perfino di coloro che vennero assassinati sul Carso combattendo per una causa non loro. L'opera omologatrice e levigatrice di questi ultimi, proseguita dalla Repubblica Italiana, sta dando i suoi risultati.
Cosa dobbiamo concluderne? Che in Sardegna abita circa un milione e mezzo di pecore vaganti disorientate e senza più alcunl futuro?
Che dobbiamo soltanto sperare nell'avvento di un libertador, un Fidel, per ritornare quelli che eravamo?
O che siamo destinati a scomparire nel mare magnum del consumismo, dell'indifferenza e della globalizzazione, senza più patria né dignotà, magari dispersi per il mondo, lasciando che altri occupino "pacificamente" la nostra terra e se la godano alla nostra faccia?
E' QUESTO, O SARDI, CHE VOGLIAMO?




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