Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
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    Predefinito l'ulivo nell'internazionale socialistanche

    penso anch'io che sia un sogno anche se per esempio la margherita dovrebbe domandarsi dove stare e non può certo stare nel ppe che ormai è diventato un altra cosa da quella che era in orgine.

  2. #2
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    Predefinito Re: l'ulivo nell'internazionale socialistanche

    Originally posted by benfy
    penso anch'io che sia un sogno anche se per esempio la margherita dovrebbe domandarsi dove stare e non può certo stare nel ppe che ormai è diventato un altra cosa da quella che era in orgine.

    ma ritiriamo fuori anche la falce ed il martello

  3. #3
    Obama for president
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    non diciamo stupidagini


  4. #4
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    a benfy, ma ke gli hai fatto a ti34 ??????

  5. #5
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    Predefinito Re: l'ulivo nell'internazionale socialistanche

    Sono anni che se ne dai tempi dell'ulivo mondiale e die meeting Prodi-Blair-Clinton........ ecc.

    Se è impensebile che ulivo intero entri nell'Internazionale Socialista è altrettanto vero che si potrebbe fare di meglio..



    Internazionale democratica per il centrosinistra unito"

    Veltroni: lo proposi a Tony Blair nel '97,

    ora è il momento di rilanciare il progetto

    di MASSIMO GIANNINI



    ROMA - Sindaco Veltroni, l'Ulivo ha vinto le amministrative 2002. Non le sembra di percepire qualche eccesso di trionfalismo?

    "Il voto dimostra tre cose. La prima: il centrodestra non è imbattibile. Perde, invece, con un risultato uniforme e con una forte caratterizzazione del voto al Nord. Sono andato a rivedere i risultati delle amministrative del '97. Un anno dopo il trionfo del '96, e dopo aver fatto una manovra severa che ci ha portato in Europa, il centrosinistra vinse alla grande le amministrative: a Roma Rutelli prese il 60,5%, Cacciari conquistò il 64,6% a Venezia, Bassolino il 73% a Napoli, Pericu il 51,5% a Genova, Castellani il 50,4% a Torino".



    E questo che vuol dire?

    "Un anno dopo la vittoria del 13 maggio, senza aver affrontato impegni gravosi e dopo aver varato una legge sull'immigrazione che voleva strizzare l'occhio all'elettorato del Nord, la Cdl incappa in una netta sconfitta. E' il segno che il consenso di cui gode il centrodestra si poggia su una base d'argilla. Spesso siamo noi che diamo a questa maggioranza un'immagine di forza e invincibilità che non corrisponde alla realtà".



    Che altro dimostra, questo voto?

    "Il centrosinistra vince quando è unito e rinuncia ai personalismi e alle divisioni che tanta parte hanno avuto nel calvario di questi anni. Il meccanismo elettorale del ballottaggio costringe la coalizione alla compattezza. E qui riemerge il grande rammarico per quel referendum elettorale che non passò per una manciata di voti. Se ci avessimo creduto tutti, allora, oggi avremmo un sistema elettorale che ci avrebbe fatto rivincere le elezioni di un anno fa. Terza e ultima considerazione: a Parigi il centrosinistra perde le presidenziali ma vince le locali, a Vienna vince le amministrative e perde le politiche, in Italia perde le politiche ma vince le comunali".



    Magra consolazione.

    "Ma dimostra una realtà importante: l'elettorato europeo "investe" sulle capacità degli amministratori locali, che sanno ispirarsi ai valori della solidarietà, alla difesa dei più deboli, dell'ambiente e della cultura. Premia il buongoverno locale, che punta alla Welfare community coniugando giustizia sociale e senso della comunità. Questa, per tutto il centrosinistra, è una grande base di ripartenza".



    A questo punto si ripropone il dilemma: per vincere è più utile il radicalismo sociale di Cofferati o il riformismo moderato di Blair?

    "Ecco la grande tragedia della sinistra: considerare questa coppia in termini oppositivi. Mi spacco la testa da anni, a ripetere che la vera grandezza di un centrosinistra moderno sta nell'unire riformismo e radicalità, non nel farli competere l'uno contro l'altro. La storia ce lo insegna: perdiamo ogni volta che ci proponiamo come i riformisti del calcolo e della ragioneria, o al contrario come i radicali dell'utopia e della demagogia. Perdiamo ogni volta che ci logoriamo in assurde dispute sull'asse della coalizione, spostandolo una volta a sinistra, una volta al centro, e ogni volta restando sguarniti da una parte o dall'altra. Non è questo che dobbiamo fare".



    E che cosa, allora?

    "Dobbiamo far convivere queste due culture, con un programma concreto che non rinuncia ad evocare il sogno di una società diversa. L'Ulivo nel '96 ha avuto questa forza. E in quella stessa stagione ce l'hanno avuta anche Clinton in America e Blair in Gran Bretagna".



    In realtà Clinton e Blair hanno intuito per primi che bisognava ripensare le categorie di destra e sinistra.

    "Sì, ma vediamo in concreto cosa hanno fatto, fuori dagli stereotipi. Blair ha aumentato la spesa sanitaria e quella scolastica, introducendo incentivi agli insegnanti disposti a trasferirsi in zone disagiate. Ha introdotto nuove forme di flessibilità, ma estendendo i sussidi alla disoccupazione, che oggi coprono il 70% dei senza lavoro, e introducendo per le categorie di reddito meno agiate i buoni casa e i buoni riscaldamento. Clinton ha aumentato i fondi della sanità per i bambini e per le scuole, ha introdotto i corsi di lingua per gli immigrati, ha varato un piano di recupero infrastrutturale nelle aree urbane, ha tentato la riforma del 'Medicare' e il divieto della vendita delle armi. Questo dimostra il qualunquismo delle semplificazioni del dibattito italiano, che ruota intorno alla domanda: dobbiamo essere più di qua o più di là?".



    Ma a questa domanda bisognerà pur dare una risposta.

    "La risposta è sempre la stessa: serve la sintesi tra un sano bisogno di radicale mutamento della società con il sano realismo che serve a far percepire ogni giorno quel mutamento nella vita della gente".



    Parole, sindaco, parole.

    "Non è vero. La sinistra ha finito per aver paura della sua identità e per rinunciare all'orgoglio dei suoi ideali. Dobbiamo recuperare l'una e l'altro. Dobbiamo farci trovare pronti dall'elettorato, perché io sono convinto che il ciclo di questa destra sarà molto breve".



    Sarà, ma dall'Olanda alla Francia la destra vince, la sinistra perde.

    "A mio parere è mancata in Europa una riflessione profonda sul senso del ciclo di vittorie che hanno seguito quella di Clinton. Oggi dobbiamo fermarci a ragionare sul profilo dei riformisti: è chiaro che la risposta che abbiamo provato a dare in questi anni, cioè diventiamo tutti socialisti, non si è dimostrata giusta. Il voto in Francia sta lì a confermarlo. Per tanti giovani, in Italia e in Europa, ma anche in Africa o in America Latina, la parola 'socialismo' non evoca molto. Corrisponde a quello che, quand'ero ragazzo, evocava in me la parola 'risorgimento', qualcosa di nobile e appassionante, ma lontano".



    Anche lei è convinto che con il crollo del Muro sia caduto, con il comunismo, anche lo spirito della socialdemocrazia?

    "Io mi chiedo da anni: è il socialismo l'unica dimensione del riformismo? E da anni mi dò la stessa risposta: no. Abbiamo provato a crederlo, ma non ha funzionato. Ci sono tanti riformismi, fuori dal socialismo: il riformismo cattolico, quello liberale, quello ambientalista, quello che vive nelle esperienze sindacali e in quelle del volontariato. Ma sia chiaro, questo vyuol dire che tutte le culture riformiste, non solo la nostra, devono mettersi in movimento".



    Quindi a lei piace l'idea che Blair ha lanciato al vertice di Hartwell House? E' il momento di pensionare la gloriosa "Internazionale socialista", per far nascere l'Internazionale dei democratici?

    "Per me può essere la nascita della nuova sinistra del 2000. Le leggo una lettera che scrissi proprio a Blair, il 17 gennaio del '97: "Io mi domando: non è il tempo giusto per riconoscere, anche in maniera formale, che orizzonti più larghi stanno di fronte all'Internazionale socialista? Non è arrivato il momento di riunire sotto un'unica bandiera sia i partiti socialisti che i movimenti democratici e riformisti di ogni latitudine? All'interno di questa prospettiva il nome dell'organizzazione dovrebbe anch'esso cambiare: si potrebbe chiamare Internazionale dei democratici e socialisti...". Come vede, con me Blair sfonda una porta aperta. Queste cose le penso da 5 anni, e non ho mai cambiato opinione".



    Sindaco Veltroni, scendiamo sulla terra. L'Ulivo ha litigato di brutto fino al giorno prima dei ballottaggi.

    "L'Ulivo deve ritrovare il gusto e lo spirito della coalizione, mettendo da parte tutte le beghe intestine che, in un contesto così complesso, oscillano ormai tra l'inutile e l'agghiacciante". Scocca l'ora fatidica del partito unico dei riformisti? "I cicli politici richiedono tempo. E oggi è ancora una stagione nella quale le identità dei partiti hanno un senso. Ma la prospettiva storica è quella di unire i riformisti".



    Nel frattempo che si fa?

    "Mi accontenterei di tre cose, semplici ma essenziali. La prima: smettere di discutere su chi sarà il leader. Mancano 4 anni alle elezioni, non affrontiamo il problema partendo dalla coda. La seconda: in ogni collegio strutturiamo l'Ulivo e attiviamo il coordinamento tra Ulivo e centrosinistra, per fare in modo che i candidati rispondano alla coalizione, prima che al proprio partito. La terza: creiamo gruppi di lavoro programmatici, anche con Italia dei valori e Rifondazione, che stendano insieme una grande piattaforma programmatica per la prossima legislatura. Partiamo dal basso: così facemmo nel '96, così vinse l'Ulivo".



    E la federazione? E le primarie per la leadership?

    "Siamo al solito errore. Partiamo sempre dalle sigle, dalle strutture. Io stesso ci sono rimasto imbrigliato, in questi anni. Proprio ieri mi sono ritrovato nella borsa uno dei 12 mila comunicati in cui annunciavamo in pompa magna il rilancio dell'Ulivo. La gente non ci crede più. Facciamo un passo alla volta, e facciamolo partendo dalla società, lasciando perdere gli apparati e le nomenklature. Pensiamo ad essere, da ora, opposizione e alternativa di governo insieme".



    Prodi sarà davvero il salvatore della patria?

    "Basta col tritacarne dei nomi. Riparliamone un anno prima delle elezioni. Rutelli e Fassino stanno facendo davvero un ottimo lavoro. Lasciamoli in pace. Facciamo un'opposizione compatta, dura e responsabile. Sono sicuro che nel Paese maturerà un forte bisogno di alternativa. Il centrosinistra deve farsi trovare pronto all'appuntamento. Ora è davvero, per tutti noi, il tempo per l'unità".



    Cioè la soluzione non è far entrare tutti nell'Internazionale Socialista, ma creare un barlume di: INTERNAZIONALE DEMOCRATICA

  6. #6
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    Chi il primo soviet?

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Re: l'ulivo nell'internazionale socialistanche

    Originally posted by Montalbano
    Stai attento a non sbattere troppo forte la capoccia, altrimenti continui a postare minchiate spaventose come queste. Ma se non hai nulla di intelligente da dire, perchè non ti astieni? O devi per forza aumentare il numero dei tuoi interventi? Guarda che non ti danno la medaglia...


  8. #8
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    Originally posted by Montalbano
    E la transumanza in Abruzzo?

  9. #9
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    Originally posted by Montalbano
    Beh, c'entrava quanto la storiella del soviet...
    non direi proprio

 

 

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