di Massimo Del Papa



Gente seria, gli svizzeri, nel bene e nel male. Non puoi esportargli le tue beghe da cortile, non puoi andar là a schizzare il tuo fango, insomma non puoi fare come c… ti pare, secondo lo slogan della Casa delle Libertà riletto da Guzzanti (Corrado). Così, una minidelegazione bipartisan va a Lugano, insieme alla gola profonda Igor Marini, alla golosa ricerca di riscontri alle deflagranti rivelazioni di quest’ultimo: risultato: i parlamentari Enrico Nan (Fi) e Giovanni Kessler (Ds) fermati, privati dei passaporti e indagati per "atti compiuti senza autorizzazione per uno Stato estero e spionaggio economico". Ovvero per aver fatto come c… gli pareva (anche se Kessler era lì come controllore dei controllori). La gola profonda, poi, addirittura arrestata per riciclaggio, ovvero per essersi infangato da solo: con le sue dichiarazioni su ranocchi, cicogne e mortadelle aveva incautamente ammesso d’aver fatto girare soldi sporchi, e le manette sono scattate come fulmini. Forse calcolava che l’andazzo fosse come in Italia, dove un ex ministro che confessa evasioni miliardarie (per negare tangenti miliardarie) lo dipingono come un perseguitato dalla Giustizia golpista. Ma là sono svizzeri, certi capolavori di fantasia non li sanno apprezzare.

Non potete, dicono in pratica gli aridi elvetici, venir qui a ficcare il naso: noi garantiamo la vostra segretezza bancaria, se volete anche quella sporca; però garantiamo pure la nostra, e non sarete certo voi a ficcare il naso come foste a casa vostra. In Italia, ribattono le autorità nostrane, non sarebbe successo niente del genere.

Ci crediamo: in Italia le parole, i veleni, le bufale, gli schizzi di fango e le puttanate, le mezze verità e le intere bugie volano in libertà in una ridda infernale che ammorba il Paese e ottunde le coscienze. In Svizzera (come ovunque altrove), no.

In Italia, tanto per fare un esempio, il presidente del Consiglio "smentisce" chi lo accosta a Ceausescu lasciando perquisire gli studi della tv pubblica e interrogare i giornalisti come fossero tenutari d’armi chimiche. In Svizzera no. In Italia il medesimo presidente del Consiglio può presentarsi al processo in cui è imputato e manifestare la ferma decisione di partecipare a tutte le udienze d’ora in avanti, "compatibilmente coi miei impegni", per poi chiedere tre giorni dopo un nuovo rinvio invocando il legittimo impedimento. In Svizzera no. In Italia il solito presidente del Consiglio sposta il processo dall’aula di giustizia, dova da imputato non si presenta, al salotto di casa sua, vale a dire lo studio di Excalibur dove "mette la merda nel ventilatore" sotto gli occhi estasiati del suo pluridipendente Socci (perché ‘sti due non inaugurano una striscia quotidiana, "Conflitti d’interesse allo specchio"?), che lo ascolta in pieno trip mistico. In Svizzera no. In Italia per insinuare che qualcuno ha perso tangenti basta che il primo che passa si presenti e racconti che queste cose le sa "per sentito dire" da un altro, che nel frattempo l’ha querelato. In Svizzera, come ovunque altrove, ci vogliono indizi, se non prove solide. In Italia accade che l’ineffabile presidente del Consiglio, imputato di corruzione di giudici, si presenti in udienza a dire che i corrotti sono altri: anche qui "per sentito dire", senza portare riscontri. In Svizzera roba del genere non se le sognano neanche in una fiction. In Italia il fatidico presidente del Consiglio che scatena epurazioni e ispezioni romene ai giornalisti sgraditi, può dipingersi come la vittima di un regime. In Svizzera uno così non potrebbe, nel senso che non lo farebbero mai diventare presidente nemmeno di una bocciofila.

Comunisti anche gli svizzeri? Difficile, non foss’altro perché proprio da quel Paese si coagulò, in modo mai compiutamente chiarito, la genesi dell’impero berlusconiano ai tempi della Edilnord alimentata da impronunciabili finanziarie, guarda un po’, proprio di Lugano, prima dell’incesto fra due finanziarie gemelle del parabancario BNL, istituto di credito all’epoca infestato di piduisti, che figlieranno la Immobiliare San Martino spa, poi Finanziaria d’investimento srl, poi finalmente Fininvest srl. E sempre in Svizzera partono e approdano, dopo un travolgente giro dei quattro cantoni, da Chiasso a Bellinzona, i soldi ai giudici romani corrotti da Previti, eventualmente per conto terzi. La Svizzera, Paese serio, di bipartisan ha il segreto: vale per le scatole oscure, per i conti neri, ma pure per le chiacchiere azzurre. E senza sconti. Saranno pure la Confederazione dei cantoni, ma laggiù, giocare ai 4 cantoni è proibito. Specie ai pallonari tricolori.