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Per combattere l’epidemia il Partito comunista vara misure sempre più severe

Cina, la Sars rafforza il regime
Arresti e controlli nelle città “ribelli” del Paese

Pechino La polizia cinese ha arrestato oggi almeno nove persone per aver organizzato le violente proteste anti-Sars dei giorni scorsi a Tianjin, nel nord della Cina. Gli arrestati, secondo l’agenzia ufficiale Xinhua (Nuova Cina), sono accusati di aver attaccato la polizia, di atti di vandalismo e saccheggi durante «una serie di sommosse» che si sono svolte nei giorni scorsi. Le proteste erano dirette contro le autorità, gli ospedali o i centri di quarantena per i malati di Sars. Poliziotti, medici e infermieri sarebbero stati aggrediti e picchiati durante le «sommosse», secondo la Xinhua.
Gli arresti sembrano indicare che la crisi della Sars si sta traducendo in un rafforzamento del controllo del governo e del Partito Comunista sulla società cinese, che si era allentato dopo il massacro di studenti a piazza Tiananmen del 1989. Nella capitale, che con oltre duemila casi di infezione e 120 morti è la città più colpita del mondo dall’epidemia, le strutture territoriali del Partito sono state riattivate dopo anni di «sonno» e costituiscono ora l’asse portante di un meccanismo di controllo nel quale sono impiegati decine di migliaia di militanti. La notizia della Xinhua rivela, per la prima volta, che a Tianjin non c’è stato un episodio isolato di rivolta violenta, come si era creduto fino ad oggi. Gli arrestati sono stati accusati anche di aver costretto gli autisti di alcuni camion carichi di detriti a rovesciarli sulle strade, nel tentativo di bloccare gli accessi alla città. Tianjin ha avuto sette morti e 149 casi di Sars. Le altre rivolte di cui si è avuta notizia si sono verificate nelle province dell’Hebei, dell’Henan e del Zhejiang. Manifestazioni di protesta pacifiche si sono svolte a Pechino.
Secondo alcuni osservatori, la crisi della Sars potrebbe risolversi, secondo tempi e modalità dettati dall’andamento dell’epidemia, in una resa dei conti tra le due principali fazioni del Partito, quella guidata dal presidente e segretario del Partito Hu Jintao e quella legata a Jiang Zemin, il leader che ha ceduto le sue cariche al «giovane» Hu (che ha 60 anni, contro i 76 di Jiang) ma ha mantenuto il controllo dell’esercito e di vasti settori del Partito. Fino ad oggi solo Hu ed il primo ministro Wen Jiabao si sono esposti in prima persona nella lotta alla Sars, legando il loro destino politico al contenimento dell’epidemia. Se le cose andranno bene, cioè se si riuscirà a contenere la Sars nei prossimi due-tre mesi, Hu e Wen potrebbero trarne la conclusione che è arrivato il momento opportuno per liberarsi della scomoda «tutela» di Jiang e dei suoi uomini.
La Cina ha registrato ieri cinque nuovi morti per Sars, che portano a 240 il totale delle vittime nel Paese, mentre i malati sono saliti a 4.948.
A Pechino ci sono stati ieri ore «solo» 42 nuovi casi, il numero più basso per un singolo giorno dal 20 aprile. Ad Hong Kong sempre ieri ci sono stati quattro nuovi casi, che confermano che l’epidemia ha rallentato nell’ex colonia britannica. I morti ad Hong Kong sono stati tre nelle scorse 24 ore. Taiwan ha avuto 12 nuovi casi, che portano il totale a 184 casi d’infezione. A Singapore, un’infermiera malata di Sars dall’inizio di aprile è morta, ma non si sono registrati nuovi casi.
David Ho, un esperto di Aids che sta lavorando con i ricercatori dell’Università di Hong Kong per trovare una cura, ha detto ieri che gli scienziati stanno ora studiando una proteina sintetica, un «inibitore», che potrebbe impedire l’ingresso del «coronavirus» che provoca la Severe Acute Respiratory Syndrome (Sars), nell’organismo umano. «Non dico che abbiamo trovato la cura ma abbiamo fatto un passo in avanti», ha voluto precisare il medico cinese.
Ho è tra i medici che hanno inventato il cosidetto «cocktail» di medicine col quale vengono curati, con risultati relativamente positivi, i malati di Aids.


Beniamino Natale