LE GUERRE DI VITALIANO
"Quando mi dissero se volevo uccidere dei fascisti non ci pensai due volte e salii su un aereo per farmi addestrare nei campi in Afghanistan da comandanti cinesi o russi. Io ero lì per creare un socialismo nuovo, come lo avevo sognato io, come me lo avevano descritto molti amici. Dove prima davano da mangiare ai bambini, poi agli altri.Andai via dalla rabbia.Capivo che andavo a morire, ma la delusione del dopofascismo, del mondo cooperativo che non mi aiutava era troppo forte".
Giustamente Libero oggi in edicola dedica l'apertura ad una grave provocazione della sinistra e in particolare di Rifondazione comunista. Per battere l'odiato Moffa nella corsa per il rinnovo della Provincia di Roma il partito di Bertinotti ha affisso per la Capitale manifesti tutt'altro che pacifici (alla faccia degli inviti del Capo dello Stato a moderare i toni). I comunisti di rifondazione invitano a vedere il film "Le guerre di Vitaliano, il vietcong romagnolo" che racconta la storia di Vitaliano Ravagli che viene definito "un comunista italiano che ha combattuto in Indocina a fianco dei Vietcong".
Il manifesto, con una grossa stella rossa al centro, è firmato dai circoli di Prc "Fratelli Cervi", "Guido D'Angelo - Associazione culturale Jenin (dal campo profughi palestinese) e "Radio Città Aperta. Scrive Francesca Mambro su Libero:"Diventa difficile immaginare cosa potrebbero riesumare in occasione delle politiche dove la corsa è per le poltrone che contano parecchio, in quei palazzi del potere che dicono di non riconoscere e combattere ma che nel nome del comunismo sono disposti a conquistare con qualsiasi mezzo come hanno dimostrato nel resto del mondo.Nel Paese dove il partigiano rosso Vitaliano ha pensato bene di trasferirsi non potendo più farne fuori in Italia di nemici e fascisti,in quel Vietnam tuttora martoriato dalle dittature comuniste un piccolo popolo è l'ultimo baluardo di resistenza alla dittatura comunista.
Sono i Degar. La popolazione che viveva negli altopiani centrali del Vietnam detti montagnard dai francesi,yards dagli americani con cui hanno combattuto nella guerra in Indocina, chiamati Nguoi Dan toc, o popolo tribale dai vietnamiti sono stati proprio da questi massacrati e mutilati e ancor prima dai vietcong e dai kmer rossi per essersi convertiti al cristianesimo. Nel sudest asiatico ci sono ancora etnie dalle specifiche identità religiose e culturali che continuano a essere vittime delle persecuzioni dei regimi dittatoriali comunisti. Il governo centrale ancora oggi toglie le terre e ricorre alla tortura, compreso l'elettroscock per i cristiani più tenaci e promette ricompense alle autorità cambogiane per il rimpatrio dei rifugiati vietnamiti. E chissà se in questi giorni di amarcord tra un "morte al fascio" e una mangiata fra compagni hanno mai sentito parlare del popolo Uygur che vive in un posto chiamato East Turkestan occupato e perseguitato dal regime comunista cinese indifferente alle esigenze di un popolo ridotto alla diaspora per non perdere le proprie radici religiose e culturali. Contadini povera gente che non ha più terra e case.
Anche questi sono nemici da abbattere perché non sono comunisti? Neanche un mese dalla ricorrenza del 25 aprile e non solo i toni sono all'insegna dell'odio ma appare evidente come per certi vincitori la guerra non sia mai finita e che se non ci fossero stati quei benedetti americani oggi saremmo sotto una dittatura comunista, un altro martoriato Vietnam".
Per la cronaca: An ha organizzato un presidio di protesta e intende portare il caso a tutti i livelli istituzionali.
http://www.legnostorto.com/node.php?id=4425




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