Trama-
Espandi non ha marito, non ha fratelli, è sola e deve badare all'anziana madre ed a sua figlia Maria, di appena dodici anni. Siamo in pieno regime talebano e la sharia - la legge islamica applicata rigidamente dal regime talebano - proibisce alle donne di uscire di casa senza essere accompagnate da un uomo. Non avere un uomo in famiglia equivale a morire.
Non c'è che una possibilità di sopravvivenza: travestire Maria da uomo e mandarla in giro a procurarsi un lavoretto ed un po' di pane. Da ora in poi Maria è Osama...Un cast di attori non professionisti per il primo film afghano del dopo-talebani. Camera d'oro al 56mo Festival di Cannes.
Recensione-Silvia Quadraccia
Quando l'identità viene offuscata dalla ferocia di omologazione, possono nascere mostri. "Osama". Un nome che puzza d'odio, di crudeltà, di morte. Presentato al Festival di Cannes e candidato all'Oscar come miglior film per l'Afganistan, "Osama" ripercorre i primi mesi della presa di Kabul da parte dei Talebani e lo fa attraverso la storia di una ragazzina di 12 anni. "Osama" è un crescendo emozionale, ogni sequenza ti coinvolge e ti sconvolge più della precedente, fino ad un finale carico, triste e bellissimo dove una sola immagine riesce a raccontare secoli di oppressione e sofferenza. In un periodo in cui i blockbuster e il disimpegno sbancano i botteghini è piacevole inciampare in un film che, come un castello di sabbia, è fatto di poche cose, ma, come un castello di pietra, reca su di se le tracce della sua storia e si erge a documentare qualcosa che ci auguriamo sia morto per sempre.
Osama- Un film che denuncia la mancata libertà delle donne musulmane, siamo ormai in un' epoca innovativa eppure i Talebani (e non solo loro) hanno un pensiero da età della pietra.
Cambierà qualcosa questa pellicola?
Tullio




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