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    Predefinito Massimo Fini: "Ma Putin ha il terrorismo che si merita"

    Dal sito http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/

    Ma Putin ha il terrorismo che si merita
    di Massimo Fini

    Il presidente russo Vladimir Putin ha cercato di legare gli attentati di Zamenskoye, in Cecenia, con quelli, avvenuti quasi in contemporanea, di Riad, addebitandoli entrambi al ‘terrorismo internazionale’. Ma in Cecenia il terrorismo internazionale c’entra poco o nulla. L’attentato di Zamenskoye è un episodio della lotta di liberazione che il popolo ceceno conduce contro l’occupazione militare russa, appena mascherata dall’esistenza di un governo fantoccio insediato da Mosca nel quale, pur nell’orrore, perché vi sono state coinvolte anche vittime civili, si deve riconoscere, a differenza dell’attentato di Riad, una certa legittimità come noi italiani l’abbiamo sempre riconosciuta agli atti di terrorismo partigiano durante l’occupazione tedesca (gli attentatori di via Rasella sono a tutt’oggi considerati degli eroi). Sono ormai dodici anni che la Russia schiaccia nel sangue le legittime aspirazioni separatiste cecene, da quando nel 1991 la Cecenia, come altre Repubbliche ex sovietiche come in Jugoslavia, la Slovenia, e la Croazia, proclamò la propria indipendenza in base al diritto all’autodeterminazione dei popoli sancite solenemente col trattato di Helsinki del 1775 firmato anche da Mosca. Diritto indiscutibile, molto di più per esempio, di quello del Kosovo, perché la Cecenia è un territorio coeso, geograficamente, culturalmente, etnicamente, abitato da sempre, a stragrande maggioranza, da ceceni, ma da sempre dominato dalla Russia, prima zarista, poi sovietica e adesso ‘democratica’. In Cecenia i russi hanno compiuto violenze inaudite e stragi feroci, di massa, che se fossero state commesse dagli americani avrebbero sollevato l’indignazione dei pacifisti internazionali e che invece sono passate quasi sotto silenzio, perché è vero che gli americani sono sempre nel mirino, mentre per altri si chiude volentieri un occhio, soprattutto se si tratta di ex comunisti.
    La Russia degli Eltsin e dei Putin (ex capo del Kgb, costui) ha invaso la Cecenia una prima volta nel 1991 e una seconda nel 1999, radendo praticamente al suolo la capitale Grozny, facendo decine di migliaia di vittime e distruggendo, anche economicamente, il Paese. Se l’antico e fiero separatismo ceceno si colora oggi di fondamentalismo islamico lo si deve proprio alla spietatezza di questa repressione e Putin non può farsene ipocritamente scudo per fingere che la guerra alla Cecenia sia una guerra al ‘terrorismo globale’. Se vuole ‘stabilizzare’ la Cecenia, come dichiara, ha un solo modo onesto per farlo: restituirle la libertà.

  2. #2
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    Va altresì evidenziato come la componente rivoluzionaria islamica in Cecenia sia di recente formazione, causa di ulteriori e profondi attriti, lontana dalle autentiche radici indipendentistiche cecene e vicinissima al radicalismo coranico sul modello-saudita (nazione da cui ricevono infatti armamenti, uomini ed aiuti). Praticamente grazie alle violenze russe si è venuta a creare una situazione simile a quella della Palestina, dove l'elemento islamico si è accresciuto a dismisura per poter contrastare efficacemente la superiorità militare delle forze nemiche.

    A farne le spese sono, come solito, le popolazioni civili, strette fra un settario ed illegittimo gruppo di combattenti intenzionati più a creare uno stato che segua la sha'ria piuttosto che ad incontrare le giuste istanze autonomiste cecene, e la violenza di Mosca, cui i media mondiali non dedicano le giuste attenzioni.

    Le vere mire delle milizie islamiche di Shamil Bassaev sono state ben evidenziate nel 1999 dal tentativo di conquista della confinante repubblica del Daghestan, dove cercarono di instaurare uno "stato islamico" attraverso un raid militare.



    Riporto da http://www.peacelink.it/cecenia/dossier.html


    LA "GUERRA SANTA" DELL'ISLAM IN CECENIA

    Oltre alla violenza delle bande armate e delle fazioni estremiste dell'esercito, un'altra causa della guerra e' legata al fondamentalismo islamico, una potente benzina che in Cecenia alimenta costantemente il fuoco della violenza. In Cecenia e nel vicino Daghestan sono molte le organizzazioni politiche e i gruppi armati che fanno riferimento all'Islam; il gruppo fondamentalista che negli ultimi anni ha acquisito la piu' grande potenza economica e militare nella zona del Caucaso e' quello degli "wahhabiti", che devono il loro nome alla setta islamica puritana della penisola arabica fondata nel XVIII secolo dal predicatore Mohamad Ibn Abdelwahhab. I wahhabiti del 2000 sono dei gruppi armati che hanno tra i loro leader Shamil Bassaev e Amir Khattab, due capi militari che dietro il loro fondamentalismo religioso nascondono interessi inconfessabili legati ad attivita' illecite. Khattab, dopo un periodo trascorso in Afghanistan, approda in Cecenia negli ultimi mesi della prima guerra, e inizia a reclutare il suo esercito personale di milizie islamiche, che al termine della guerra diventera' una delle fazioni piu' potenti delle forze armate.
    Bassaev inizia la sua carriera militare nel 1992, quando l'Abkhazia da' il via ad una guerra di indipendenza contro la Georgia. Dopo la guerra diventa addirittura vice-ministro della difesa di Abkhazia, presumibilmente grazie ad una collaborazione con il GRU (Glavnoe Rasvedivatelnoe Upravlenie), il servizio segreto militare russo. I rapporti tra Bassaev e il Gru sono stati ampiamente documentati nella ricostruzione della guerra in Abkhazia fatta nel febbraio 2000 da Piotr Prianishinikov, sul settimanale "Versija".

    Le "relazioni pericolose" di Bassaev includono anche esponenti di spicco del mondo dell'alta finanza di Mosca, come ad esempio Boris Berezovski, finanziere vicino alla famiglia Eltsin, che ha pubblicamente ammesso di aver elargito dei finanziamenti a Bassaev per le sue attivita'. Bassaev, Khattab e le loro milizie islamiche ricevono fondi dall'Afghanistan, dal Pakistan e da organizzazioni clandestine del medio oriente, ma altri finanziamenti ai gruppi armati wahhabiti arrivano anche da Mosca.

    Bassaev ha piu' volte invocato la "jihad", la guerra santa islamica, come soluzione definitiva ai problemi della Cecenia e del Caucaso in generale, facendo leva sugli strati piu' deboli della popolazione. Molti giovani ceceni sono stati attratti dalle seduzioni del fondamentalismo islamico e hanno cercato nell'Islam, oltre al loro stipendio di soldati, quell'ordine, quella stabilita' e quella sicurezza che non riuscivano a trovare altrove, senza sapere che i loro stessi comandanti avrebbero contribuito all'esplosione di una nuova guerra, strumentalizzando la loro aspirazione a migliori condizioni di vita e distruggendo il loro sogno di una societa' piu' giusta e pacifica retta dalla "sharia", la legge islamica.

    Nell'estate del 1999 Bassaev e Khattab danno il via ad una campagna militare in grande stile, un raid sul Daghestan fallimentare, insensato e provocatorio, compiuto all'insaputa e senza il consenso del Presidente Maskhadov. Per incoscienza o per calcolo, le milizie islamiche regalano a Vladimir Putin un ottimo pretesto per stringere ancora una volta il pugno di ferro della Federazione Russa attorno alla Cecenia.

    E' importante chiarire che le truppe islamiche di Bassaev e Khattab non sono affatto dei gruppi di partigiani che lottano per la liberta' e l'indipendenza dei ceceni. Si tratta invece di una ristretta minoranza all'interno del paese, una minoranza purtroppo molto potente e ben armata, che non rappresenta assolutamente ne' la popolazione della Cecenia ne' l'esercito regolare, che si e' trovato a dover combattere suo malgrado una guerra provocata da altri.

    L'8 agosto 1999 Bassaev e Khattab, alla testa del loro esercito, invadono la repubblica del Daghestan, cercando di instaurare uno "stato islamico" nei territori di frontiera tra Cecenia e Daghestan, un obiettivo che non ha nulla a che vedere con la tutela della popolazione cecena o con l'affermazione della sua indipendenza, ma che riguarda unicamente le mire espansionistiche e la sete di potere dei fondamentalisti islamici.

    Dopo un primo tentativo, fallito per l'opposizione della popolazione locale all'invasione islamica, la "guerra santa" riparte a settembre, e anche il secondo tentativo fallisce miseramente.

    Il primo ottobre le truppe russe entrano in Cecenia per dare il via, con il pretesto della "lotta al terrorismo", ad un folle massacro di civili inermi.

  3. #3
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    Originally posted by Re Travicello
    Va altresì evidenziato come la componente rivoluzionaria islamica in Cecenia sia di recente formazione, causa di ulteriori e profondi attriti, lontana dalle autentiche radici indipendentistiche cecene e vicinissima al radicalismo coranico sul modello-saudita (nazione da cui ricevono infatti armamenti, uomini ed aiuti.
    Giustissimo... Infatti, a dispetto di ciò che la mia cultura - improntata ai dettami dell'etnonazionalismo... - in linea di massima vorrebbe, mi ritrovo da anni, dovendo proprio scegliere, a simpatizzare per Mosca... Va bene l'indipendentismo, ma QUESTO indipendentismo è meglio perderlo che trovarlo...

    Ciao.

 

 

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