In libreria un testo utilissimo per aiutarci a capire le due diverse visioni del mondo da parte della vecchia Europa e degli scalpitanti Stati Uniti.
Giovanni Vigo*
Dopo aver letto il nuovo libro di Robert Kagan, l’ex Segretario di Stato Henry Kissinger ha commentato: “Benché in passato io sia stato spesso in disaccordo con Kagan, considero questo suo saggio come uno di quei trattati fondamentali senza i quali qualunque analisi dei rapporti Europa-America sarebbe incompleta e che tracceranno le linee di quell’analisi per gli anni a venire”.
Potere e paradiso è giunto in libreria nel momento più opportuno perché se è vero che nel secondo dopoguerra i rapporti fra le due sponde dell’Atlantico hanno attraversato numerosi momenti difficili, è anche vero che le tensioni non avevano mai raggiunto il livello di questi mesi. La crisi irachena ha spaccato l’Europa in due facendo emergere un grave dissenso tra l’America e quella che Ronald Rumsfeld ha definito con una punta di disprezzo la vecchia Europa che però, comprendendo Francia e Germania, è anche l’Europa di cui non si può fare a meno.
La rapida conclusione della guerra ha rimosso il maggior motivo di attrito ma non ha fatto venir meno quelle che, secondo Kagan, sono due strategie opposte e difficilmente conciliabili finché non muteranno i rapporti di forza fra Europa e America. La prima si rifiuta di guardare in faccia la realtà e tende a sottovalutare i pericoli; è incline al negoziato ed è disposta ad esercitare tutta la pazienza necessaria per indurre l’avversario a mutare atteggiamento; è poco propensa ad agire rapidamente utilizzando mezzi risolutivi. La seconda non arretra di fronte ai pericoli per quanto gravi essi siano; è poco disposta al dialogo e alla ricerca di soluzioni provvisorie; non ha alcuna remora ad usare la forza se questa serve a togliere di mezzo uno Stato-canaglia o un signore del terrorismo.
Secondo Kagan la causa di questa differente visione del mondo non è difficile da rintracciare. Gli Stati Uniti sono una grande potenza e dispongono di una superiorità schiacciante sul terreno militare. E’ quindi naturale che percepiscano i problemi del mondo avendo in mente gli strumenti che hanno a disposizione per risolverli. L’Europa è invece un’entità debole che affronta i conflitti pensando alle pochi armi di cui dispone: la ragionevolezza, la convinzione, la speranza che il tempo attenui i contrasti o li risolva.
Che così stiano le cose è dimostrato dal fatto che quando gli Stati Uniti si trovavano in uno stato di soggezione rispetto alle potenze europee, il loro atteggiamento era esattamente l’opposto di quello odierno. Era l’America ad incitare gli europei alla prudenza e alla moderazione, mentre gli eserciti inglesi e francesi non esitavano a ricorrere alla forza per riportare la pace là dove era stata messa in pericolo.
Europei ed americani vivono in due mondi diversi e non dobbiamo far finta che non sia così. “L’Europa, scrive Kagan, sta voltando le spalle al potere, o, se si preferisce, sta andando oltre il potere verso un mondo autonomo di leggi e regole, di negoziati e cooperazione transnazionale. Sta entrando in un paradiso poststorico di pace e relativo benessere... Gli Stati Uniti invece restano impigliati nella storia a esercitare il potere in un mondo anarchico, hobbesiano, nel quale le leggi e le regole internazionali sono inaffidabili e la vera sicurezza, la difesa e l’affermazione dell’ordine liberale dipendono ancora dal possesso e dall’uso della forza”.
Gli Stati europei non hanno colto l’occasione propizia offerta dal Trattato di Maastricht, che ha creato l’unione politica, per accrescere le spese militari, per ammodernare i loro fatiscenti eserciti, per creare un’armata in grado di operare lontano da casa come fanno gli Stati Uniti. Hanno invece preferito crogiolarsi nel benessere continuando a delegare la loro difesa all’America.
Se il libro di Kagan mette spietatamente sul tappeto i problemi che gli europei si rifiutano di risolvere, non individua con altrettanto acume le cause della loro debolezza. Il rifiuto dei paesi europei di confrontarsi con il potere non dipende da una scelta culturale ma dal fatto che non esiste l’unione politica, che non c’è uno Stato europeo con una politica estera e una difesa autonome rispetto a quelle dei governi nazionali.
La crisi irachena ha strappato il velo su questa realtà ancor più impietosamente di quanto abbiano fatto le crisi precedenti. Solo se questa frammentazione verrà superata, sarà possibile per l’Europa ritornare al centro della politica mondiale e dialogare da pari a pari con gli Stati Uniti, con reciproco vantaggio. In caso contrario, la superpotenza americana rimarrà ancora sola per chissà quanto tempo, e allora non lamentiamoci se continuerà a guardare con malcelata insofferenza alla vecchia Europa.
*Giovanni Vigo
Dipartimento di Scienze Storiche
e Geografiche "Carlo M. Cipolla"
P.zza del Lino, 1
Universita' degli Studi di Pavia
Tel. 0382/303903 - FAX. 0382/303842
e-mail: gvigo@unipv.it
(17 MAGGIO 2003, ORE 105)
Da: http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...179229,00.html




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