Lucido articolo di Moreno Pasquinelli (Direzione 17) a proposito della rifondazione di un'autentica alternativa ai partiti capitalisti
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PER UN'ALTRA SINISTRA
fuori dalla sinistra
risposta a Barenghi
di Moreno Pasquinelli
Il manifesto del 13 maggio ha pubblicato un editoriale a firma del suo direttore, sul quale mi pare importante svolgere brevi riflessioni.
Dopo essersi chiesto che fine abbiano fatto i movimenti che dopo Genova hanno occupato la ribalta, Barenghi afferma:
"La sinistra attuale, lo abbiamo detto ridetto e ripetuto, se non è morta è moribonda quantomeno nella sua faccia pubblica, la faccia dei suoi dirigenti. La sinistra quell'altra, quella che esiste nel paese, si è come rintanata. Sarebbe il caso che uscisse fuori, ma non con una manifestazione, un girotondo, uno sciopero. Bensì con cento manifestazioni, duecento girotondi, e almeno uno sciopero generale che blocchi l'Italia. Non per le pensioni, l'art. 18, lo stato sociale, il lavoro. Anche ovviamente. Non per la giustizia, l'informazione, la democrazia, la pace. Anche ovviamente. Ma per la libertà, uno sciopero generale per la libertà."
E' dall'autunno scorso che noi diciamo che andava messa all'ordine del giorno la cacciata, "dal basso", per via "extra istituzionale", del governo Berlusconi. Mettevamo anche in guardia che solo a patto di dare questo sbocco ai vari movimenti, questi ultimi avrebbero superato la frammentazione, preso slancio e sarebbero sfuggiti all'inesorabile declino. Purtroppo l'egemonia, nei movimenti, l'hanno mantenuta, seppur per vie indirette, i ceti politici della sinistra di Stato, i quali hanno usato le proteste come una leva, non per accentuare le contraddizioni, solo per spostare a loro favore certi equilibri del sistema bipolare nell'ottica di una lunga campagna elettorale. Non v'e' dubbio che questi ceti hanno una responsabilità diretta per l'attuale sonno del conflitto.
Sarebbe tuttavia sbagliato non vedere anche i limiti costitutivi dei movimenti medesimi. Non siamo di quelli che amano piangere sui tradimenti dei capi a fronte di movimenti che sarebbero sempre immacolati. C'è invece una relazione di biunivocità e di simbiosi tra i movimenti della cosiddetta "società civile" e i ceti politici della sinistra. Dai no global ai girotondi, dai pacifisti agli scioperi per l'Art. 18 o contro i tagli alla FIAT, da nessuna parte si è manifestata una rottura in senso radicale, per non dire rivoluzionaria. Ogni ciclo ha i suoi movimenti, quello in cui siamo immersi pare dare i natali e accettare solo spinte che non travalicano le compatibilità del sistema.
La vittoria, politica prima che militare, degli Stati Uniti in Iraq, ha poi dato forza a Berlusconi e stabilizzato il suo traballante governo. Di converso, il movimento per la pace (che e' diventato il grande fiume in cui sono confluiti tutti i rivoli che l'avevano preceduto), essendosi appunto limitato a chiedere la fine della guerra, si è prosciugato, è estinto, lasciando una scia di disincanto e demoralizzazione. Berlusconi ha tirato un sospiro di sollievo, l'Ulivo pure, terrorizzato dalla minaccia di un precipitare extra istituzionale della crisi politica.
E' evidente che adesso Berlusconi tiri la corda, e tenti di portare all'incasso la sua cambiale. In questo contesto la proposta di Barenghi rassomiglia a quella di colui che voglia chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati. Infatti non pare che la sua "provocazione" abbia ricevuto un grande consenso. Sta passando tra l'indifferenza generale.
La ragione di ciò non sta solo nella incertezza e nella confusione che regna a sinistra -che sull'astuto referendum rifondarolo sull'Art. 18 ha raggiunto livelli inediti. Come si puo' pensare di andare ad uno sciopero generale metapolitico, quando i sindacati sono divisi, quando l'Ulivo dice no ad ogni spallata a Berlusconi, quando nei DS la lotta tra i cofferatiani e i dalemiani è all'apice, quando Cofferati dice che andrà in campagna pur di fermare Bertinotti?
Ma l'appello alla sinistra affinché si risvegli è destinato a fallire per una ragione più profonda e drammatica. La sinistra, semplicemente non c'è più. Quella politica, con il PRC che fa da forza di complemento è sprofondata a destra, ingessata nel sistema bipolare. Quella sociale che Barenghi vorrebbe risvegliare dal torpore è sparita, risucchiata nelle viscere della società. I movimenti di questo ultimo biennio hanno dato l'illusione ottica che la sinistra si fosse risollevata, che fosse rinata dalla sue ceneri. Mentre si è trattato solo del canto del cigno, di un colpo di coda inerziale.
Proprio su il manifesto del 16 maggio, un lettore che diceva di essere daccordo con Barenghi, scriveva:
"... nella mia provincia, Lecco, CGIL CISL e UIL hanno circa 100mila iscritti su una popolazione di poco più di 300mila abitanti, eppure il centro destra vince le elezioni con il 70 per cento dei voti. Se non ricominciamo in fretta a fare politica ho l'impressione che pagheremo prezzi altissimi....".
In questa frase stanno le cifre, sia del devastante terremoto che ha spazzato via la sinistra tradizionale, sia della totale incomprensione che questa ha della sua crisi e di quanto e' accaduto.
Quanto accade a Lecco mostra senza alcun dubbio che le categorie sinistra-destra non hanno più senso per la maggioranza dei cittadini, i quali possono ben stare nella CGIL (o protestare in piazza), e poi preferire Berlusconi al governo. Non è che i cittadini sono scemi, è che essi hanno introiettato nel modo più elementare il passaggio al sistema bipolare, essi hanno davvero capito che sinistra e destra sono ruote intercambiabili e complementari del medesimo sistema. Sinistra e destra non sono due mondi contrapposti, ma facce della stessa medaglia, mandatarie dello stesso padrone. I cittadini votano non in base ad idee (considerate solo cazzate idealistiche), ma a seconda di chi ritengono faccia meglio certi interessi, di chi meglio garantisce il galleggiamento su una linea di crisi sociale e di civiltà che tutti però tentano di rimuovere, di cancellare, di nascondere. In una situazione siffatta non c'è da stupirsi se un televenditore in odore di mafia strappa consensi plebiscitari.
Il lettore aderisce all'appello di Barenghi affermando che "occorre ricominciare in fretta a fare politica". Quest'approccio è tipico del sinistroide medio a cui Barenghi del resto si rivolge. Il sinistroide medio, dopo aver accettato la Bolognina, il maggioritario, il presidenzialismo, la concertazione, cinque anni di governo ulivista, l'aggressione alla Iugoslavia, l'appoggio a quella in Afganistan ecc., non vuole ammettere che un ciclo è finito, che la sinistra è morta (lui pure) e si culla nell'illusione che sia sufficiente "ricominciare a fare politica". Insomma: un po' di adrenalina e tutto come prima.
Nulla sarà invece come prima. Questa sinistra, che correnti come il manifesto tenta di rigenerare da circa 30 anni!, non è riformabile. Vogliamo essere più precisi: non deve essere rigenerata. Essa è una gabbia che va infranta se si vuole ricostruire una prospettiva politica anticapitalista. Questa sinistra è un tumore im metastasi che occorre avere il coraggio di recidere, di togliere di mezzo se vogliamo salvare, non essa, ma ciò che contiene come altro da sé, come germe di una nuova sinistra futura.
Il pericolo non è solo e Berlusconi e la deriva ancor più plebiscitaria di questa Repubblica, il pericolo è che a causa della debolezza del centro-destra, il sinistrume di Stato ritorni al governo sopravvivendo a se stesso. Tragiche sarebbero le conseguenze di un eventuale ritorno di questo sinistrume al governo. Dopo di loro non solo verrebbe un mostro molto peggio di Berlusconi, non potremo opporci ad esso perché la sinistra di Stato avrà definitivamente ammazzato la sinistra anticapitalista che è la sola piattaforma, per quanto esile, da cui ripartire. Prima di pensare a scioperi per la libertà da Berlusconi, chi non vuole adeguarsi alla miseria del presente, deve rompere radicalmente e per sempre con la sinistra di Stato. E se essa andrà alla malora sotto i colpi del centro destra che sia. Il tempo è prezioso, non possiamo dissiparlo per salvare un malato terminale.




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