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    Giorgiana Masi, 12 maggio 1977

    Soltanto la verità potrà fermare il tremore delle mie mani, restituirmi una quiete capace di tenere lontano i ricordi.
    Voglio conoscere la verità.
    Non mi interessa la punizione dei colpevoli.
    Non mi piacciono le prigioni, non è in prigione che i colpevoli comprendono la natura dei propri errori, per me giustizia è la consapevolezza degli uomini di che cosa è accaduto.
    Licia Pinelli




    Gorgiana Masi, 25 anni.

    Roma 12 maggio 1977
    Manifestazione per gli 8 referendum radicali: a piazza Navona il palco per la manifestazione è pronto (ore 13), poco dopo su di esso si abbatte la furia delle forze dell'ordine e alle 13,30 si ha la protesta in Parlamento di Pannella: alle 13,40 la protesta di Balzamo e alle 13,45 quella della triplice sindacale. Alle 13,55 Cossiga si rifiuta di incontrarsi con una delegazione di parlamentari PSI, DP e PR in merito al divieto della manifestazione.

    Alle 14 Polizia e Carabinieri intensificano il blocco alle strade di accesso a Piazza Navona; alle 14,15 Cossiga afferma che piazza Navona non gode di alcuna forma di extraterritorialità che impedisca la presenza di forze dell'ordine. Il blocco è totale alle 14,15.

    Alle 15 davanti palazzo Madama un primo pestaggio ha come vittime un gruppo di giovani radicali che portavano un tavolo per la raccolta delle firme; fra i picchiati il deputato Mimmo Pinto di LC. Poi la prima carica condotta da una trentina di carabinieri armati di fucile. Tre giovani sono duramente picchiati, ammanettati, caricati su un cellulare e condotti via. Vengono spintonati e picchiati anche giornalisti e fotografi: a questi ultimi si impone di consegnare i rullini impressionati.

    Alle 15,30 Pannella giunge davanti a Palazzo Madama, poi telefona a Ingrao (presidente della Camera).

    Alle 15,45 un funzionario di P.S. avvicina un gruppo di dimostranti (in corso Vittorio), dopo uno scambio di improperi ordina il primo lancio di candelotti. La gente fugge. Il cronista del Messaggero scrive: "Contro giovani che sostano sotto un arco avanza un altro reparto di P.S. partono slogans e il solito grido di "scemi, scemi,". La polizia risponde con sette-otto candelotti sparati ad altezza d'uomo. I manifestanti si ritirano, poi torneranno indietro e la scena si ripeterà. Fino a questo momento nella zona dei disordini non si sono visti "sampietrini" ne molotov".

    Ore 16: vengono notati (piazza della Cancelleria) per la prima volta uomini in borghese armati di pistola o pistola mitragliatrice, apparentemente in buoni rapporti con i poliziotti. Vengono sparati lacrimogeni a decine. La polizia ora carica di nuovo, violentemente: una quindicina di persone, tra cui molte ragazze e una donna anziana vengono travolte, cadono. Gli agenti circondano i caduti e colpiscono indiscriminatamente tutti con calci e manganellate. Viene colpita anche una donna anziana. Alcuni candelotti vengono sparati ad altezza d'uomo, altri contro le finestre e la gente che vi si affaccia: due centrano due finestre, in via dei Baulari e in vicolo dell'Aquila. Un candelotto sparato ad altezza d'uomo ha colpito (ore 18,30) la vetrina di un bar in Corso Vittorio, 248, ho chiesto al proprietario: "chi ha sparato? " "La polizia" mi è stato risposto. All'angolo di via dei Baulari c'è un giovane che sta camminando: dall'ultima camionetta parte un candelotto che lo colpisce in pieno, alle spalle, e lo fa finire tramortito a terra. Cinque agenti scendono, infuriano a calci sul giovane, poi risalgono sulla camionetta. In piazza della Cancelleria la polizia lancia una serie di cariche: è in questa occasione che si sentono i primi colpi di pistola (vedi film sul 12 maggio). Un agente sferra una manganellata alla nuca al fotografo Rino Barillari, de "II Tempo". Barillari cade, viene portato in ospedale: guarirà in dieci giorni. Un altro fotografo, Sandro Mannelli, del "Messaggero", viene colpito da un sasso alla nuca; sei giorni di prognosi.

    Ore 16,20: in via Sant'Agostino un reparto di carabinieri risponde al grido di "scemi, scemi" con un lancio di candelotti ad altezza d'uomo. Un giovane viene colpito e rimane atterra.

    Ore 16,30: Largo Argentina viene coinvolta nella "guerriglia"; l'aria è irrespirabile per il fumo dei candelotti: dieci persone a bordo di un autobus della linea 87 vengono colte da malore; vengono trasportate all'ospedale, gli si diagnostica un'intossicazione.

    Ore 17: dimostranti cominciano ad affluire in Viale Trastevere (caricati a Piazza Navona e Campo dei Fiori).

    Ore 17-17,30: nella zona di Piazza Navona e adiacenze ancora lancio di candelotti e blocco degli accessi in dette zone.

    Ore 17,45: in Piazza della Cancelleria "ci sono agenti in borghese, sparano ad altezza d'uomo". In quattro o cinque portano via un ragazzo ferito a una mano. Un giovane riceve un candelotto in pieno viso, sull'occhio sinistro. Un altro ancora è ferito a una gamba. Fra gli agenti di Ps che aprono il fuoco viene ritratto in una foto Giovanni Santone, in forza alla squadra mobile.

    Ore 18,15: compaiono le prime molotov (zona di Piazza Navona): due o tre al massimo. Ma sono in molti che urlano: "fermi siete pazzi". La situazione si fa sempre più tesa.

    Ore 18,50: divergenze fra i dimostranti sui metodi con cui proseguire la "manifestazione". in realtà mai iniziata.

    Ore 19,00: la violenza degli .scontri sembra diminuire. Poi verso le 19 l'allievo sottufficiale carabiniere Francesco Ruggieri, di 25 anni, viene ferito (ponte Garibaldi, lato via Arenula) a un polso: la natura della ferita non è affatto chiara. Il fotografo di "Panorama". Rudy Frei, viene malmenato dalla polizia, che lo costringe a consegnare il rullino impressionato.

    Ore 19,10: primi interventi in Parlamento: Pannella (PR), Corvisieri (DP), Ligheri (DC) Pinto (DP), Costa, Giovanardi, Magnani Noya Maria. In questa occasione Pinto denuncia l'aggressione subita e Pannella sferra un violento attacco al governo (latitante) .

    Ore 19,45: due grosse motociclette dei vigili urbani arrivano sul lungotevere degli Anguillara, all'angolo con piazza Belli. Le montano tre vigili in divisa e un uomo in borghese, un vigile scende, impugna la pistola e spara ad altezza d'uomo, in direzione dei dimostranti in piazza Belli.

    Ore 19,55: Parte, improvviso e preceduta da un fitto lancio di lacrimogeni, una carica da parte dei carabinieri e poliziotti attestati su via Arenula. Giorgiana Masi ed Elena Ascione vengono colpite quasi contemporaneamente, la Masi (accanto a cui era il suo ragazzo, Gianfranco Rapini) al centro di piazza Belli, la Ascione mentre fuggiva verso piazza Sonnino. Le testimonianze sono concordi: i colpi sono stati sparati da ponte Garibaldi, dove in quel momento, al centro, si trovavano carabinieri e poliziotti appoggiati ad una o due autoblindo. Le vittime vengono accompagnate all'ospedale: Giorgiana arriva già morta. Il bilancio finale della giornata: da parte civile si hanno un morto (Giorgiana Masi), 10 feriti da arma da fuoco e varie decine da corpi contundenti vari; da parte militare si ha un carabiniere (Francesco Ruggieri) ferito (non si sa da che cosa) ad un polso. Nei giorni seguenti viene arrestato Raul Tavani, condannato poi a circa 2 anni e 4 mesi per detenzione di materiale esplosivo.

    Il giorno dopo, nel quartiere dove abitava Giorgiana Masi a MonteMario, la polizia assalta e spara all'Istituto Tecnico "Fermi".

    A Ponte Garibaldi il sit-in femminista sarà caricato ancora dalla Polizia.

    L'inchiesta per l'omicidio si concluse nel 1981 con una sentenza di archiviazione del giudice istruttore Claudio D'Angelo "per essere rimasti ignoti i responsabili del reato".

    Successive indagini hanno tentato, senza risultati significativi, di individuare gli autori dello sparo mortale in un "autonomo" deceduto da tempo, oppure nel lattante Andrea Ghira, uno dei tre fascisti condannati per il massacro del Circeo.

    http://www.lestintorecheamleto.net/masi.htm
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

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    Predefinito Maggio di sangue...

    Quasi ogni giorno e' l'anniversario dell'assassinio impunito di una persona scesa in piazza per esprimere il suo dissenso. Ecco la triste cronologia per il mese di Maggio. Materiale preso dallo splendido sito della Fondazione Carlo Cipriani - http://www.fondazionecipriani.it

    27 maggio 1944
    A Regalbuto (Enna), nel corso di un raduno separatista al quale partecipano Andrea Finocchiaro Aprile, Luigi La Rosa, Santi Rindone, Bruno di Belmonte, Guglielmo Carcaci, Concetto Gallo, Concetto Battiato e Isidoro Piazza, si verificano gravi incidenti nel corso dei quali perde la vita, sotto il fuoco dei carabinieri, il segretario della locale federazione del Pci Santi Milisenna. Altre 2 persone rimangono gravemente ferite.

    28 maggio 1944
    A Licata (Agrigento), polizia e carabinieri sparano sulla folla che protesta per il ritorno all'ufficio di collocamento del dirigente fascista, provocando 3 morti, 18 feriti e procedendo all’arresto di altri 120 dimostranti.

    2 maggio 1945
    A Gravina di Puglia (Bari), si arriva a scontri fra la popolazione e la polizia. Appartenenti alle forze di polizia uccidono Vincenzo Lobaccaro, bracciante, omonimo di un ex confinato antifascista e scambiato per quest’ultimo.

    20 maggio 1948
    A Trecenta (Ro), nel corso dello sciopero indetto dai braccianti nell’azienda dei conti Spoletti, i carabinieri intervengono arrestando il contadino Bruno Barberini, per poi aprire il fuoco contro la massa di braccianti in attesa nella piazza del paese, uccidendo Evelino Tosarello, comunista, e ferendo gravemente Vanilio Pagaini e Silvio Berterelli.

    17 maggio 1949
    A Molinella (Bologna), nel corso di uno sciopero generale dei braccianti in Val Padana, è ferita da un colpo di fucile al braccio la socialista Adele Toschi e la mondina Maria Margotti viene falciata da una raffica di mitra, mentre altre 30 persone sono ferite.

    1 maggio 1950
    A Celano (Aquila), nel corso di una manifestazione, la polizia apre il fuoco uccidendo Antonio Berardicuti e Agostino Paris, mentre altri 12 dimostranti vengono feriti. Il comunista Antonio d'Alessandro viene ucciso, nelle medesime circostanze, da fiancheggiatori delle forze di polizia al servizio degli agrari.

    7 maggio 1952
    A Villamarzana (Rovigo), una riunione indetta all’interno di una palestra per discutere la richiesta di lavori di sistemazione nelle zone disastrate e protestare contro la decisione prefettizia di ridurre l’assistenza, viene dispersa dalla polizia che fa irruzione nel locale malmenando i presenti e fermando 11 persone, fra le quali il vice sindaco comunista Paiola e il dirigente della locale Coldiretti, Munari. Per lo spavento, muore in seguito a un attacco cardiaco Giovanni Sicchieri.

    11 maggio 1961
    A Sarnico (Bs), una manifestazione di protesta da parte degli operai contro i licenziamenti, viene stroncata dai carabinieri che aprono, senza alcuna motivazione plausibile, il fuoco uccidendo il disoccupato Mario Savoldi.

    28 maggio 1962
    A Ceccano (Frosinone), i carabinieri aprono il fuoco sugli operai del saponificio Scala, in sciopero da 34 giorni, che protestano contro i crumiri assunti dalla direzione. Viene ucciso l’operaio Luigi Mastrogiacomo e altri 7 rimangono feriti.

    5 maggio 1972
    A Pisa, le forze di polizia caricano i militanti della sinistra extraparlamentare che contestano il comizio del missino Niccolai, provocando decine di feriti e procedendo a 20 arresti. Fra questi, l’anarchico Franco Serantini di vent’anni, che al momento del fermo viene selvaggiamente percosso con i calci dei fucili, pugni e calci. Morirà due giorni dopo nel carcere di Pisa, privo di cure, per frattura della scatola cranica. Il pretore condannerà il capitano di Ps Amerigo Albini e l’agente Giovanni Colantoni a 6 mesi e 10 giorni di reclusione per ‘falsa testimonianza’. Anche a Bergamo, le forze di polizia caricano violentemente i militanti di sinistra che contestano il comizio del missino Tremaglia, provocando il ferimento di 15 giovani.

    10 maggio 1974
    Ad Alessandria, una rivolta dei detenuti che avevano preso degli ostaggi, viene stroncata dal procuratore generale di Torino, Carlo Reviglio Della Veneria e dal generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa che ordinano un attacco militare che si conclude con l’uccisione di 2 detenuti, di 2 secondini, del medico del carcere e di una assistente sociale.

    16 maggio 1975
    A Napoli, la polizia carica i disoccupati che hanno occupato la sala consiliare del Comune, provocando 34 feriti e travolgendo con un automezzo Gennaro Costantino, determinandone la morte. Numerosi sono gli arrestati fra i dimostranti, che si sono difesi con sassaiole, impegnando la polizia in scontri.

    12 maggio 1977
    A Roma, la polizia carica una dimostrazione pacifica, organizzata dai radicali per ricordare la vittoria del referendum sul divorzio, facendo largo uso di armi da fuoco ed uccidendo Giorgiana Masi, diciannovenne, e ferendo altri 7 giovani, tra i quali Elena Ascione. Fra gli agenti di Ps che aprono il fuoco viene ritratto in una foto Giovanni Santone, in forza alla squadra mobile.

    Che gli incubi divorino i colpevoli, assolti dalla Giustizia Italiana.

    www.indymedia.it
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    grazie per questi documenti straordinari

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    Predefinito "Verità per Giorgiana Masi", c'è chi non dimentica

    Commemorazioni di Giovani comunisti e radicali, mentre l'ultima interrogazione Prc-Ds attende risposte

    Corone di fiori a Ponte Garibaldi, sul Tevere. Come ogni anno il 12 maggio, per ricordare una ragazza di vent'anni uccisa in piazza senza perché. Le hanno deposte ieri a Roma i Giovani comunisti e i radicali, per non dimenticare Giorgiana Masi, uccisa il 12 maggio 1977, durante una manifestazione per gli otto referendum indetti dal partito radicale. La giovane manifestante viene colpita a Ponte Garibaldi da un proiettile calibro 22 nel mezzo di una carica di lacrimogeni lanciata dai carabinieri e poliziotti. Nessun responsabile è mai stato condannato per questa uccisione, nella notte in cui vennero fotografati molti poliziotti in borghese con armi in pugno. Il 15 gennaio 1979 Giorgio Santacroce, pm incaricato di seguire il caso, chiede di archiviare il caso per mancata identificazione dei responsabili della sparatoria. Il partito radicale presentò una denuncia per tentativo di strage. L'allora ministro degli interni Cossiga negò l'uso di armi da fuoco da parte della polizia, mentre nei giorni scorsi ha dichiarato in un'intervista di avere, in merito alla morte della giovane manifestante, un segreto che non confesserebbe «neppure se chiamato dalla magistratura». Nel giorno della morte di Giorgiana «è necessario che il ricordo si sostenga con la verità», ha dichiarato Giovanni Russo Spena, firmatario con Valter Bielli, dei Ds, di una interrogazione alla presidenza del Consiglio. «Le dichiarazioni di Cossiga», hanno commentato i due parlamentari delle opposizioni, adombrano l'ipotesi che la morte della ragazza non sia stata una fatalità occorsa a causa di incidenti di piazza, bensì una scelta strategica che aveva come obiettivo un vero e proprio sovvertimento delle istituzioni in senso reazionario».

    www.liberazione.it
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    Non solo da parte della sinistra ci sono state vittime innocenti, ma la polizia di stato ha anche impunemente ucciso militanti di destra (giaquinto e de angelis ad esempio).
    Sarebbe utile che tutte le voci antagoniste al Sistema si unissero per una volta a ricordare insieme le vittime dello Stato senza barriere ideologiche.
    Un saluto

 

 

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