Passigli: lodo Maccanico, ora è giusto insistere
MILANO - Sì, oggi più che mai, al lodo Maccanico: «E’ il momento giusto. Lo stralcio della posizione di Berlusconi dal processo Sme ne rende più facile l’adozione». Non è così frequente nel centrosinistra trovare voci favorevoli al «Maccanico», soprattutto a questo punto del dibattito sulla giustizia, sempre più permeato di polemiche e accuse tra i poli. Ma il senatore ds Stefano Passigli, un passato repubblicano proprio come Maccanico, docente di scienza della politica e membro della commissione Affari costituzionali, è convinto sia giusto adottarlo. A precise condizioni. Perchè, professore, lo stralcio deciso dal Tribunale di Milano aprirebbe le porte a questa soluzione?
«La decisione dello stralcio non lega più il lodo Maccanico al processo in corso. E ciò non può che favorire il dialogo, perchè ci sono tutte le condizioni per dire che non è una misura per salvare Berlusconi. Mi spiego: il processo Sme deve chiudersi entro gennaio poichè il giudice Brambilla ha l’obbligo di lasciare entro la fine di quel mese. E’ assai probabile che da qui a gennaio un processo parallelo a Berlusconi non vada a sentenza e quindi si ricominci da capo. Ci sarà dunque un nuovo processo che può essere fatto ora o più tardi, a seconda che il lodo venga adottato o meno. Ecco che è quindi largamente superata la questione dell’incidere sul processo in corso contro il presidente del Consiglio».
Resta il fatto che una eventuale condanna dei cosiddetti coimputati del premier, Previti per intendersi, avrebbe comunque ripercussioni su Berlusconi...
«Certo. Ma questo sarebbe avvenuto anche con il lodo Maccanico. Se noi esentavamo dal giudizio per il termine del mandato il premier ma i coimputati con cariche non di vertice andavano a sentenza, l’effetto sarebbe stato il medesimo. D’altra parte è abbastanza inevitabile che se uno si associa strettamente, fino a farlo ministro del proprio primo governo, a un personaggio come Previti poi ne riceve direttamente il danno delle possibili condanne. Tutto ciò però non rileva ai fini dell’adozione del lodo».
A meno che non si estenda il raggio d’azione della norma anche ai ministri e ai parlamentari...
«Questa è una delle quattro condizioni che vanno poste per l’adozione. Deve riguardare solo le cariche istituzionali di vertice cui ha pensato Maccanico. Con l’estensione a ministri o parlamentari diventerebbe la famosa immunità su cui non c’è assolutamente consenso politico, nemmeno nella maggioranza».
E le altre tre condizioni?
«Innanzitutto, visto che ci sono i tempi per adottare il lodo con un certo respiro, senza le sedute notturne e le forzature regolamentari che caratterizzarono la Cirami, si può ipotizzare di farlo passare con legge costituzionale anzichè con legge ordinaria. Poi la scelta della sospensione non dovrebbe essere obbligatoria per gli interessati».
In che modo sarebbe possibile rifiutare?
«Ci può essere un premier che dice "No, io voglio una rapida definizione della mia posizione perchè sono convinto di essere innocente". Allora bisogna che la norma preveda procedure facilitate e più rapide nel caso l’interessato voglia essere giudicato e non chieda la sospensione».
L’ultima «clausola»?
«E’ la più importante: si deve poter applicare anche ai processi in corso. Altrimenti faremmo l’ipocrisia di produrre una norma a futura memoria mentre una norma come questa è giustificata solo dalla ragion di Stato, che riguarda il futuro ma anche il presente. E’ chiaro però che se l’interessato sceglie la sospensione il giudizio deve avvenire a fine mandato. Non ci si può fare rieleggere. In una democrazia liberale non è concepibile l’ordalìa democratica, ovvero il voto, come sostituto dell’attività giurisdizionale».
Enrico Caiano
Ma Passigli è un diessino , ma tra loro si parlano?
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