L'Europa alla prova del welfare, mentre a Bruxelles i ministri della Difesa chiedono soldi
Meno pensioni più cannoni
L'Europa all'assalto delle pensioni. Questo ha promesso ai suoi fans imprenditori Silvio Berlusconi al convegno del Lingotto, e questo si appresta a fare, "il padrone di Arcore", come "strategia qualificante" del "suo" semestre di presidenza.
Proposta, quella di una Maastricht del Welfare, fatta propria dal "Sole 24 Ore" e dal "Corriere della Sera", immemori di quante sofferenze, restrizioni ed errori ha portato con sé la Maastricht del Patto di Stabilità e Crescita (che finora non ha sortito né l'una né l'altra). Lustrato trombe e ottoni i due quotidiani vanno suonando la loro marcetta in sostegno a una riforma che il Cavaliere e il ministro Maroni vogliono a tutti i costi, senza però farsi carico del conto politico ed elettorale che gli verrebbe presentato, come già avvenne in quell'autunno del 1994, quando due milioni di pensionati e di lavoratori italiani mandarono a casa il primo governo di centrodestra. Quella maniifestazione Berlusconi deve avercela ancora davanti agli occhi, se tenta di spostare a livello comunitario quello che non ha né la forza né il coraggio di fare in casa.
Gli vanno dietro in ordine sparso anche tutti gli altri paesi dell'Unione, dalla Francia al Belgio alla Germania - dove ieri il cancelliere Schroeder ha minacciato le dimissioni se il suo partito non lo seguirà sulla strada delle riforme sociali - cercando di nascondere errori gravissimi nelle politiche del lavoro e dei redditi, e scelte colpevoli che hanno puntato ad agevolare le imprese al ribasso o sul terreno finanziario, invece che per i risultati effettivi in investimenti produttivi e in nuovi posti di lavoro "regolari" e a lungo termine, con altrettanti versamenti previdenziali e fiscali puntualmente fatti rientrare nel circuito dello stato solidale.
Invece il capitalismo europeo, anche quello tedesco, più di altri caratterizzato da un welfare forte, ha cominciato a mettere mano alla "flessibilizzazione" e alla precarizzazione dei rapporti di lavoro, a politiche dell'immigrazione costruite sulla dura repressione da un lato e sullo sfruttamento occulto dall'altro, e alla sostanziale impunità delle aziende che utilizzano lavoro nero, sommerso, occulto e irregolare, che produce beni a loro volta immessi in nero sul mercato, senza fatturazione, senza contabilità, evadendo il fisco e la previdenza. Di fatto provocando un buco nel welfare di cui è difficile trovare traccia sugli autorevoli giornali che ne scrivono, o nelle articolesse di economisti ed esperti, tutti tesi ad affermare che è ora di finirla con sistemi previdenziali insostenibili, per cui bisogna riportare tutto al minimo comun denominatore (come avvertono le tabelle qui sotto riportate, pubblicate ieri dal "CorrierEconomia"), invece di costruire percorsi solidali e forme di risparmio e di previdenza in grado di garantire anche quelli che verranno.
I governi europei, sostiene "Il Sole 24 Ore", sono stretti tra l'obbligo di risanare e contenere i conti pubblici e il rischio di scatenare offensive durissime sul terreno sociale e sindacale, come dimostrano le manifestazioni che da Parigi a Bruxelles a Berlino stanno allertando le parti sociali. E come evidenzia l'unità di intenti che i tre sindacati confederali italiani hanno ritrovato proprio sulla riforma che Maroni brandisce. In ogni caso, sostengono, si devono trovare i soldi non solo e non tanto per le pensioni ma soprattutto per fare fronte a quegli impegni che il Patto di Stabilità richiede e pretende.
Anche se intanto, non si sa con quale coerenza, ieri a Bruxelles si sono riuniti i quindici ministri della Difesa per discutere tra l'altro, sembra su proposta del nostro ministro Martino, di escludere le spese militari dal calcolo dei parametri fissati a Maastricht, in modo da «incoraggiare l'aumento delle spese militari in Europa».
Gemma Contin
g. contin@liberazione. it




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