I morti in Palestina (non sempre) ''fanno notizia''
di Mr. Hyde

http://www.clorofilla.it/articolo.asp?articolo=3095


Roma - L’idea che da sempre tg e giornali «autorevoli» mirano a far passare sulla cosiddetta «questione palestinese» è che mentre mediatori di buona volontà studiano «piani di pace» sempre più affinati e cavillosi, e operosi e pacifici «coloni» dissodano «terre abbandonate dall’ignavia locale», i «selvaggi» palestinesi, riottosi e refrattari ad ogni vivere civile, ordiscono trame terrifiche a non finire.

Lo schema pinocchiesco è il seguente: se non ci fossero i palestinesi (o si ritirassero in qualche recondito anfratto per far posto a gente «più civile»), la martoriata terra di Palestina (pardon, «d’Israele») troverebbe finalmente requie; il che, in fondo, è il punto di vista sionista, sin dall’inizio, al di là di ogni camuffamento tattico. Quindi, se la contesa non ha termine la colpa sarebbe solo dei palestinesi, inospitali, ingenerosi verso dei «poverini» errabondi, costantemente a rischio di pogrom, dagli Stati Uniti all’Antartide.

A presentarle così le cose sembrerebbe che tra il Giordano e il mare tutto fili di norma in maniera accettabile, con l’unico intoppo dell’uomo-bomba palestinese che periodicamente rovina tutto. Ma se uno ci fa caso, fagocitati come sono nelle brevi «dagli esteri», riesce a captare che ogni giorno ci sono dei palestinesi ammazzati a iosa e nei modi più impensabili. Ed è diventato talmente normale ammazzare un palestinese che nemmeno ci si fa più caso. Alle coscienze pelose dei benpensanti stringe più lo stomaco la tal nigeriana che da anni «sarà lapidata tra un mese» che i cinque, sei, sette palestinesi lapidati quotidianamente con pietre all’uranio impoverito. Tra questi ve ne sono di due o tre anni, miracolosamente «morti» per i telegiornali, in realtà immolati sull’altare del più odioso razzismo: non quello contro cui tuona il buonismo radical-chic, ma quello vero, pratico, sviluppato fino alla logica dell’eliminazione fisica, contro il quale figuriamoci se qualche intellettuale cortigiano trova qualcosa da eccepire.

I metodi da propaganda battente in uso nei tg sono d’altra parte gli unici cui può ricorrere chi sa di avere torto marcio. I sionisti si sono appropriati unilateralmente di una terra abitata da altri e altrettanto unilateralmente ne hanno fatto la loro base di potere, ne hanno cacciato gran parte degli abitanti e ve ne hanno precluso ogni possibilità di ritorno, hanno reso la vita un calvario di umiliazioni a quelli che si sono ridotti a cittadini di serie B a casa propria, gli hanno demolito le case, sradicato gli olivi e appiccicato la toppa gialla sulla macchina. Non contenti, gli usurpatori hanno messo le mani sulle «fabbriche del consenso», facendo e disfacendo le reputazioni.

Naturalmente i sionisti non si sentono - né mai si sono sentiti - «usurpatori», anzi si chiedono perché mai questi cocciuti filistei non si danno una calmata dopo 55 anni. Non trovate che sia davvero un ragionamento strano per chi accampa pretese perché, dice, dopo 2.000 anni di giro del mondo la mongolfiera con la stella di David si è afflosciata sul capo dei palestinesi? Ma se 55 anni legalizzano un esproprio, perché 2.000 non bastano a sancire un’usucapione? E non è tutto, poiché la storia non è neppure andata così, come piace far credere ai sionisti. La semplice verità è che la mongolfiera di 2.000 anni fa nessuno l’ha più avvistata e che i fautori dell’esproprio si son cuciti di recente la propria mongolfiera raccontando, al loro arrivo, di aver girato il mondo un paio di millenni.

Detto questo, è lecito o no indignarsi perché ogni volta che un palestinese si fa saltare in una operazione militare contro gli occupanti i mezzibusti di ‘Raiset’ si stracciano le vesti come se tutto il resto non accadesse?
(lunedì 19 maggio 2003)