1) apertura
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Scontro di culture sull'articolo 18
La posta in gioco il 15 giugno è tra chi privilegia un'idea liberista
del mercato selvaggio, dove tutti sono merce, e chi invece mette al centro
della proria azione politica le persone con i loro diritti, battendosi per
la partecipazione e la convivenza civile
* * *
Dall'esperienza della cooperazione sociale, vorremmo provare a
riflettere e spiegare perché riteniamo essenziale votare «Sì» al referendum
del 15 giugno sull'allargamento anche alle piccole imprese delle tutele
previste all'art.18 dello Statuto dei lavoratori. Al tempo stesso, vorremmo
segnalare il nostro disagio nel constatare il silenzio e l'assenza nel
dibattito e nella proposizione delle realtà del terzo settore (con le sole
eccezioni positive dell'Arci, dei Social Forum e di poche altre realtà).
Iniziamo dal primo punto.
Da tempo assistiamo, in Italia, ad un processo politico, articolato e
complesso, mirato a smantellare il sistema di garanzie e diritti di
cittadinanza. Un progetto che si basa su cinque assi:
la modifica, in senso conservatore e repressivo, di tutte le normative
sociali attualmente vigenti nel paese (bisogna ancora ricordare la legge
Bossi-Fini e le proposte legislative in materia di salute mentale,
tossicodipendenze, prostituzione);
la privatizzazione e la conseguente mercificazione dei servizi e delle
prestazioni sociali e socio-sanitarie, ossessivamente ricercata insieme alla
scelta di relegare il pubblico ad un ruolo sempre più marginale;
la criminalizzazione e l'istituzionalizzazione, fisica e/o sociale, di
ogni forma di devianza, esclusione o alterità al modello dominante;
l'affermazione di forme di organizzazione sociale basate da un lato
sul privilegio dei pochi e delle corporazioni di interesse, dall'altro sulla
sub-cultura del rifiuto, della discriminazione e dell'intolleranza verso
ogni genere di differenza;
l'impoverimento del concetto di persona, in quanto non più
riconosciuta quale soggetto portatore e depositaria di diritti.
Si tratta di obiettivi perfettamente coerenti tra loro, che si
intrecciano e si completano con il parallelo attacco che governo e
confindustria stanno più complessivamente portando ai diritti e alle tutele.
In questo quadro, il referendum assume (fuori da ogni discussione
circa la validità dello strumento referendario quale mezzo più adatto a
modificare le regole e le tutele del lavoro) un significato ed un valore più
alto. Nei fatti, quello di uno scontro tra due culture completamente diverse
e contrapposte.
La prima, del centro destra e degli industriali, che assume e fa
propria l'idea liberista del mercato selvaggio, dove le persone sono merce,
i beni primari terreni su cui speculare e gli ultimi e i diversi sono, a
seconda delle necessità, o soggetti da escludere e ingabbiare o capri
espiatori su cui scaricare le contraddizioni prodotte dallo stesso modello
liberista.
Il tentativo di questa impostazione è di cancellare, pezzo dopo pezzo,
l'intero sistema dei diritti, al fine di riscriverlo in modo più omogeneo e
coerente alle dinamiche ed all'organizzazione del modello liberista, fondato
su un presupposto di inconciliabilità tra giustizia sociale e competitività,
sviluppo economico e sviluppo sociale.
La seconda, invece, che mette al centro le persone, con i loro
diritti, bisogni e necessità di relazioni, affetti e socialità; che assume
il paradigma della cittadinanza civile e sociale come elemento per garantire
e costruire democrazia, partecipazione e convivenza civile.
Chi come noi fa e costruisce cooperazione sociale, per l'esperienza di
lavoro che ha scelto di fare, per le motivazioni e gli obiettivi impliciti
dell'agire quotidiano, non può che ritrovarsi e schierarsi, senza
esitazioni.
In relazione al secondo aspetto, se non erriamo e se non ci è sfuggito
qualcosa, la cooperazione sociale, ed insieme il mondo della cooperazione, è
(o dovrebbe essere) fondata sulla democrazia e trasparenza delle scelte;
sulla partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici; sulla centralità
della persona e dei suoi diritti; su un'idea di società solidale e sulla
presa in carico della marginalità e dell'esclusione fuori da ogni logica
assistenzialistica ma centrata sulla finalità della costruzione di
emancipazione e autonomia.
Se ciò è vero, se appunto non continuiamo a sbagliare, non riusciamo a
comprendere e ad accettare il silenzio del mondo cooperativo, che per
tradizione, appartenenza ed identità era da attendersi tra i primi ad
attivarsi.
In ogni caso, ed in attesa di risposte e di reazioni positive, da
parte di altri cooperatori e cooperative, ci stiamo attivando per
partecipare alla campagna referendaria, in primo luogo provando a spiegare a
cittadini e persone, che normalmente ed ogni giorno raggiungiamo con i
nostri servizi, perché è giusto andare a votare e votare Sì.
Invitiamo tutti quelli che lavorano nell'ambito cooperativo a fare
altrettanto, a prendere posizione netta e chiara, in tutte le sedi possibili
e con tutti gli strumenti utilizzabili, a favore del Sì.
Infine, un invito a che non prevalgano tatticismi e opportunità, o
prospettive politiciste che poco interessano ai più. Su temi come quello dei
diritti, della cittadinanza e della democrazia non riteniamo vi siano
possibili mediazioni. Se anche noi cooperatori sociali scivolassimo su tale
piano, se anche nel nostro mondo, dovessero prevalere le preoccupazioni
tattiche alla chiarezza delle posizioni, si aprirebbe una deriva negativa
che in poco tempo, almeno così crediamo, ci porterebbe ad una crisi di
identità e ad una caduta della mission sociale su cui siamo, come
cooperazione, cresciuti.
*** Antonio Coppola,Sergio D'Angelo, Andrea Morniroli,Giacomo
Smarrazzo
2) REFERENDUM
Un voto per i diritti
Appello dal mondo dell'associazionismo per il Sì al referendum del 15
giugno
Siamo persone, operatori, volontari, attivisti del mondo del terzo
settore, della solidarietà, della tutela dei diritti, della pace e
dell'associazionismo. Il prossimo 15 giugno andremo a votare Sì al
referendum sull'estensione dello Statuto dei lavoratori alle imprese con
meno di 15 dipendenti. Crediamo importante che il mondo del terzo settore e
dell'associazionismo - impegnato in larga parte nella difesa dei diritti
delle persone - lanci un appello e si impegni concretamente affinché il 15
giugno vincano i Sì. E' un voto per affermare ed estendere i diritti: per
questo ci impegniamo con questo appello. Sappiamo che con la vittoria del Sì
i benefici dell'estensione del diritto a non essere licenziati senza giusta
causa riguarderebbero solo una parte del mondo del lavoro ed escluderebbero
tutti quei lavoratori che vedono regolato il loro rapporto attraverso forme
atipiche e precarie come è il caso di tante nuove forme di collaborazione e
prestazione professionale che interessano, tra l'altro, anche le nostre
realtà. Ci rendiamo conto che non sarebbero risolti ancora i tanti problemi
della regolamentazione, delle tutele e dei diritti delle nuove forme di
lavoro che abbisognano di nuovi interventi legislativi, come anche la
raccolta di 5 milioni di firme della Cgil ha concretamente proposto. Ma
proprio grazie alla vittoria del Sì, avrebbe maggiore forza la battaglia per
introdurre nuove regole e diritti per tutte le forme di lavoro atipico e per
bloccare i processi selvaggi di flessibilità e di deregolamentazione dei
rapporti di lavoro che il governo e le imprese stanno portando avanti.
La vittoria del Sì darebbe più forza e speranza al nostro impegno
quotidiano per i diritti di tutti. L'impegno contro il disagio e
l'esclusione sociale, per la solidarietà e i diritti non può che coniugarsi
con chi si batte per i diritti del lavoro e per salvaguardare le persone
dalla mancanza di tutele. Chi è impegnato nel terzo settore e
nell'associazionismo non può far finta che tutto ciò non lo riguardi; ed è
per questo che ci impegneremo per l'affermazione del Sì il prossimo 15
giugno.
Primi firmatari:Vittorio Agnoletto (Lila Cedius), Fabio Alberti (Un
Ponte per...), Daniele Borghi (Uisp, Peace Games) Sirio Conte (Associazione
per la pace) Don Tonio Dell'Olio (Pax Christi) Patrizio Gonnella (Antigone)
Carlo Gubitosa (Peacelink) Chiara Lesmo (Lilia Cedius) Erika Lombardi
(Lunaria) Giulio Marcon (ICS-Consorzio Italiano di Solidarietà), Alessandro
Messina (Associazione per la Finanza Etica), Filippo Miraglia (ARCI) Grazia
Naletto (Lunaria), Massimo Paolicelli (Associazione Obiettori Nonviolenti)
Gianni Rocco (Associazione per la pace), Martino Mazzonis (Sbilanciamoci)
Raffaele Salinari (Terres des Hommes) Gianfranco Schiavone (Ics Trieste)
Massimo Serafini (Legambiente) Alberto Zoratti (Robe dell'Altro Mondo/Rete
Lilliput)Per adesioni: 06 8841880 email lunaria@lunaria.org




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