Il Pentagono punta gli occhi sull'Africa
by giacomo Thursday May 22, 2003 at 01:20 AM
Pare che l'Africa stia ottenendo maggiori attenzioni da parte del
Pentagono da che l'esercito degli Stati Uniti effettua importanti
spostamenti strategici nei suoi schieramenti globali. Mentre il Dipartimento
della Difesa non ha reso alcun annuncio formale riguardo ai piani
statunitensi di acquisire diritti di (stanziare) basi sul continente
africano, altre mosse suggeriscono che stanno crescendo gli interessi verso
tale scopo.
di Jim Lobe | 12 maggio 2003
Editor: John Gershman, Interhemispheric Resource Center (IRC)
Pare che l'Africa stia ottenendo maggiori attenzioni da parte del Pentagono
da che l'esercito degli Stati Uniti effettua importanti spostamenti
strategici nei suoi schieramenti globali. Mentre il Dipartimento della
Difesa non ha reso alcun annuncio formale riguardo ai piani statunitensi di
acquisire diritti di (stanziare) basi sul continente africano, altre mosse
suggeriscono che stanno crescendo gli interessi verso tale scopo.
L'8 maggio, il Pentagono ha annunciato che una nave da guerra statunitense,
la Mt. Whitney, sta tornando a casa dal suo viaggio al largo delle coste del
Corno d'Africa, ma non prima di aver lasciato il suo personale di comando e
l'equipaggiamento a Camp Lemonier in Djibouti, che ha funzionato come
principale base degli Stati Uniti per attività anti-terrorismo sulla costa e
nella regione a partire dagli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001.
La partenza della Mt. Whitney vuol dire che Camp Lemonier sarà ora sede per
1800 truppe statunitensi, marinai aviatori e personale civile in un punto di
grande importanza strategica, incastrato tra l'Etiopia e la Somalia e
proprio dall'altro lato del Mar Rosso rispetto allo Yemen.
L'annuncio faceva seguito a commenti, poco notati nella scorsa settimana da
parte del Comandante Supremo della NATO, il Generale statunitense James
Jones, che Washington ha in programma di incrementare la presenza delle sue
truppe in Africa Occidentale, una regione problematica che ora fornisce più
del 15% dell'importazione totale di petrolio degli Stati Uniti, una
percentuale destinata a crescere al 25% in 12 anni. "I gruppi di
combattimento trasportati del futuro e i gruppi d'attacco di spedizione del
futuro probabilmente non trascorreranno sei mesi nel Mediterraneo, ma
scommetto che impiegheranno metà del tempo a scendere lungo le coste
occidentali dell'Africa." ha affermato Jones ad una colazione del Defense
Writers Group lo scorso aprile. Mentre non portò il discorso sulle vaste
riserve di petrolio dell'Africa Occidentale al largo delle coste, Jones
disse che la regione includeva "vaste aree ingovernate??che sono chiaramente
le nuove vie del narco-traffico, dell'addestramento terroristico, e focolai
di instabilità", verso i quali Washington e i suoi partner della NATO
dovranno indirizzarsi.
Terrorismo e petrolio
Entrambe le mosse "colgono esattamente quali siano al momento i principali
interessi dell'amministrazione in Africa," secondo Daniel Volman, direttore
dell'African Security Research Project. "Riguardano in gran parte il
terrorismo e il fondamentalismo Islamico nell'Africa Orientale e chiaramente
c'è un grosso interesse ad accedere allo sfruttamento del petrolio
africano." I nuovi sviluppi giungono anche attraverso i resoconti di piani
per importanti cambiamenti degli spiegamenti degli stati Uniti intorno
all'Eurasia a seguito delle guerre in Afghanistan e in Iraq, e l'adozione da
parte dell'amministrazione del presidente George W. Bush di un'assai più
ambiziosa strategia militare globale centrata sulla prevenzione
dell'insorgenza di possibili avversari locali in segmenti strategici del
blocco eurasiatico.
L'obiettivo dei nuovi schieramenti è insieme quello di ridurre l'"impronta"
dell'esercito degli Stati Uniti in paesi dove la loro presenza militare è
divenuta un peso politico per i governi di casa, e di riposizionare
globalmente le forze statunitensi per un più rapido schieramento in
probabili punti critici, specialmente in Asia centrale, nel Golfo e in Asia
Orientale. Il Pentagono è particolarmente interessato a ottenere l'accesso
per le strutture attraverso la regione in cui possa posizionare in anticipo
armi e rifornimenti anziché dover ricorrere al loro trasporto da basi più
distanti.
L'amministrazione ha già annunciato che intende in pratica ritirare tutti i
suoi 8000 uomini in uniforme dall'Arabia Saudita dopo aver avuto lì per 12
anni la base per le operazioni aeree nel Golfo, e che ne trasferirà molti
alla Base Aerea Al-Udeid in Qatar. Il Pentagono ha pure in programma di
ridurre le forze in Kuwait, il tappeto di lancio per la sua invasione
dell'Iraq, anche se manterrà il suo utilizzo di strutture navali nel vicino
Bahrain. In altri paesi dove la presenza dell'esercito statunitense è
divenuta politicamente problematica - in Turchia - Washington ha già
ritirato praticamente tutte le sue forze dalla base aerea di Incirlik nel
sud-ovest, che fu utilizzata come base per il pattugliamento della "no-fly
zone" a nord dell'Iraq dal 1991 fino al mese scorso.
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